Napoli, Enoteca Partenopea 1951

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Viale Augusto, 2/4 – Fuorigrotta
Tel.081.5935336, fax 081.5937982
info@enotecapartenopea.it
www.enotecapartenopea.it

chiuso: giovedì pomeriggio e domenica
ferie: agosto

Rosario Russo, terza generazione

Una vita per il buon cibo e il buon bere. Antonio Russo eredita negli anni ’70 un’attività di gastronomia ed alimentari avviata dal nonno Raffaele Mangia. La passione per il vino prende il sopravvento e dà vita nel 1972 alla trasformazione del punto vendita in quella che oggi, dopo diversi ammodernamenti ed ampliamenti, è divenuta l’Enoteca Partenopea. Sicuro punto di riferimento in tutta la regione e non solo. Ad Antonio e sua moglie Carmen, si è affiancato da qualche tempo il figlio Rosario, appassionato enotecario con il prezioso dono dell’understatement. L’enoteca è in posizione strategica nel quartiere di Fuorigrotta, perfettamente collegata con il centro città e con la provincia da dove arrivano numerosi clienti.

Il look dell’ingresso con raddoppio di vetrina e sala esposizione al primo piano è stato rifatto qualche anno fa. Al primo piano si ferma la clientela del quotidiano, quella da accontentare con prodotti dall’ottimo rapporto prezzo – qualità, il bicchiere di vino buono per la tavola senza spendere una fortuna. Il tesoro si trova al piano di sotto: cinque ambienti dedicati al vino in tutte le sue declinazioni e provenienze, ai liquori, alla gastronomia, alle selezioni di formaggi, salumi, prodotti della pesca, dolci e cioccolato. Completano l’offerta gli strumenti per il servizio del vino, dei salumi e dei formaggi. La clientela del piano di sotto appartiene alle categorie degli acculturati del vino, liberi professionisti, ristoratori e sommelier. Qui si puo’ organizzare una carta dei vini con la consulenza di Antonio e Rosario senza immobilizzare una fortuna. Anche la seconda Stella Michelin Gennarino Esposito viene qui a fare shopping. Va molto forte il segmento della regalistica aziendale: i clienti si affidano con fiducia, il personale è attento e cortese, lo stesso da anni. Antonio e Rosario sempre presenti e pronti con un consiglio per tutti. I primi due ambienti sono dedicati alle proposte di liquori, dal commerciale alle esigenze piu’raffinate. Notevole la proposta di whisky, cognac, rhum e grappe.
Veniamo al vino: circa 4.000 referenze da tutto il mondo. La prima saletta è dedicata alle bollicine, oltre duecento etichette, italiane da una parte ( ottima selezione di bollicine nazionali, con una strizzatine d’occhio alle autoctone con Dubl dei Feudi e Asprinio Spumante), e champagne dall’altra con una bella proposta di millesimi anche in versione magnum e l’esclusiva per Henriot. Dopo una prima piccola parentesi dedicata ai vini dal mondo di fascia media, ( Francia, Germania Spagna, Grecia, Portogallo) comincia il viaggio nell’Italia del vino: un’attenta e completa selezione suddivisa per regioni, nomi sicuri, affidabili e, non per questo, scontati. Grande attenzione ai vini del Trentino Alto Adige che, mi dice Rosario, a Napoli tirano ancora molto. Il motivo? Serietà delle aziende e straordinario rapporto prezzo-qualità. I Russo, tra le varie esclusive (circa il 50% delle etichette), annoverano i vini di Terlano. Tutte le regioni sono fotografate in tempo reale con proposte abbastanza aggiornate. Il fil rouge di questo viaggio – lettura è la qualità abbordabile.

La Campania è ben rappresentata e vanta come fiore all’occhiello l’esclusiva del fiano di Messieur Guido Marsella da Summonte (Av), del quale troneggiano diverse magnum in bella vista. Anche in questo caso nomi certi e poche novità modaiole, la ragione è condivisibile: la clientela richiede qualità costante, ad un prezzo accettabile. Requisiti che le aziende campane non sempre soddisfano. Al centro del lungo corridoio dedicato alle regioni si snoda un lungo bancone utilizzato sia, per il servizio clienti, sia, per le abituali degustazioni del fine settimana. Prima di giungere al caveau, la stanza delle grandi bottiglie, s’incontra la saletta dedicata ai prodotti gourmet: ecco allora un finissimo speck artigianale di Terlano, il caciocavallo silano di Piano della Spina, i salumi del frosinate di Scarchilli con il cacio di Moròlo, quelli della Norcineria Umbra. Ancora, ragusano dop, canestrato di Moliterno (Pz) e parmigiano reggiano di Cantarelli stagionato 30 mesi. Grande attenzione anche per l’olio d’oliva e l’aceto e poi le olive itrane, il tonno di Favignana, le lenticchie di Castelluccio, le confetture francesi e il miele d’Abruzzo. Cioccolato italiano di qualità: Venchi. Bella selezione di birre italiane artigianali tra cui Baladin (anche con la gelatina per i formaggi) e Menabrea.
Una piccola digressione nella storia del vino in Italia: ricordate gli anni del metanolo? Ebbene in quegli anni, precisamente nel 1985, la famiglia Russo raddoppia, non con Enoteca Partenopea 2, bensì con l’Enoteca del Buon Bere in Via Santa Lucia, nata per trasferire il messaggio che il vino italiano non era tutto veleno. Entriamo nel caveau: meraviglia. Grandi bottiglie d’annata dall’Italia e dal mondo, un viaggio lungo, meditato e accorto nel mondo del vino. Per l’Italia si parte dal Piemonte con grandi annate di Gaja e del Barolo di Elio Grasso. La Toscana classica di Antinori e Sassicaia. Per la Campania, Montevetrano, Terra di Lavoro, Camarato e tanti ottimi Taurasi, (anche Di Prisco da Fontanarosa è entrato nel gotha), e ancora Ambruco Pallagrello e Centomoggia Casavecchia. Per l’estero un’esclusiva importante, quella del Riesling biodinamico dell’austriaco Nikolaihof ed etichette come il Pinot Nero di Simcic. Buona panoramica sul nuovo mondo con Australia, Sud Africa, Cile e California. La selezione dei vini francesi è mozzafiato per annate ed assortimento, uno scaffale solo per Sauternes e poi tanto Bordeaux e Borgogna. L’Enoteca distribuisce in esclusiva Bouchard Pére & Fils, Maestri in Borgogna dal 1731. Domando curiosa a Rosario “ma il vino francese a Napoli si vende?” “e come!”, mi risponde il giovane Russo, a parità di prezzo, una certa fascia di clientela prestigiosa, quella delle barche ad esempio, privilegia ancora i cugini d’Oltralpe, con poco piu’ di 30€ comprano un gran Pinot nero. Non si tratta di una presa di posizione di principio dell’enotecario, la clientela va rieducata a bere sud e a bere autoctono e un po’ di nostre aziende del sud dovrebbe fare un po’ di sana autocritica sulle politiche di prezzo. Antonio e Rosario ci provano ogni settimana con le degustazioni del week end. Qui la clientela si fida percio’ basta soltanto insistere…

Giulia Cannada Bartoli