Opere trevigiane rosé brut

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Coraggio, almeno una Grande Opera in Italia si completa ogni anno. Succede a un tiro di schioppo da Valdobbiadene in una cantina di visitare: parliamo di un metodo classico rosé da podio. Lo produce Giancarlo Moretti Polegato, l’imprenditore della scarpa «che respira», a Villa Sandi, un marchio non meno conosciuto della sua Geox nell’ambiente degli appassionati di bollicine. Nelle trincee scavate dagli italiani per resistere agli austro-ungarici adesso per alcuni chilometri ci sono le bottiglie al posto dei moschetti: 2 milioni e mezzo tanto per dare una cifra, tra Prosecco, spumante, Marinali rosso da cabernet sauvignon e cabernet franc, Marinali bianco da chardonnay e pinot bianco. Un percorso sotterraneo che sbuca ora nel punto vendita, ora nella sala degustazione, ora negli uffici. Lo spettacolo vale da solo la visita, accompagnati da una gentile signora capace di spiegarvi tutto. A Villa Sandi nasce Opere Trevigiane, la linea che comprende la riserva Amalia Moretti, il Millesimato, il Brut, l’Extra brut e questo Rosé da pinot nero capace di risolvere non pochi problemi esistenziali, come ad esempio l’abbinamento con lo speck o con un salmone affumicato. Dopo la fermentazione il vino riposa sino in primavera quando si procede all’imbottigliamento con la rifermentazione: dopo tre anni lo spumante viene sboccato e messo in commercio dopo una pausa di altri due mesi. Il pinot nero, non è un mistero, è capace di regalare grandi spumanti, adesso in Franciacorta si sta diffondendo l’usanza di spumantizzarlo anche in purezza con ottimi risultati, come del resto sempre accade quando si lavora con le uve a bacca rossa. Il perlage è fine e persistente, le note fruttate intense, al palato è ben sostenuto dalla freschezza, la chiusura è secca, pulita, elegante. Uno spumante capace di sposarsi bene anche con gran parte della tradizione napoletana, l’unica grande cucina di città in Italia, le altre hanno tutte le radici in campagna. Lo ha dimostrato qualche mesetto fa, proprio a Villa Sandi, Carlo Matarese della Conca di Meta di Sorrento con una bella perfomance. Il segnale di un ritorno agli spumanti rosati, su cui si sta lavorando anche nel Mezzogiorno dove spiccano i prodotti di d’Araprì da uve montepulciano e pinot nero, di Dragone da primitivo e, attenzione, un rosato della Cantina Babbo nei Campi Flegrei da piedirosso. Bollicine, bollicine, dunque, per scacciare la crisi e rinnovare una tradizione che nelle sale di Palazzo Reale fu portata dai Borbone e immediatamente fatta propria dall’aristocrazia partenopea. Come dire, in questo caso capiamo e ci adeguiamo alle abitudini del vincitore.