Piedirosso 2008 Sannio doc

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Piedirosso 2008

Un vino per Napoli. Anche se non siete esperti di vino non è difficile riuscire a riconoscere il Piedirosso perché è un vitigno, poi un vino, dal carattere olfattivo molto marcato, quasi come un Moscato o una Barbera del Sannio: chiudete gli occhi e mettendo il naso nel bicchiere vi sembrerà di essere appoggiati sopra un vaso di gerani.
Quanto più il tono floreale prevarrà sul terroso e il verde, tonto più il Piedirosso ha la possibilità di esprimersi bene in bocca. Questo vitigno è la dannazione dei produttori in vigna, poco prolifico, il frutto solo dopo alcuni anni, e per gli enologi in cantina, spesso è un fermo immagine che bisogna cogliere al fotofinish per capire quando è il momento di vendemmiare, quando fermentare, quando svinare. Eppure il Piedirosso resta una varietà molto diffusa in Campania, soprattutto nell’areale Flegreo, sul Vesuvio dove costituisce la maggior parte del blend del Lacryma Christi e sul Taburno dove Mimmo Ocone è stato il primo a vinificarlo, seguito da altri produttori che però hanno spesso teso a dargli una impostazione aglianichista, ci si passi il neologismo, ossia da vino importante.
Se volete conoscere la mia idea di Piedirosso dovete provare il 2008 della famiglia Mustilli, già passato a Sannio doc in previsione della prossima rivoluzione della normativa nel Beneventano. Ma sbaglio a dire mia idea: questo rosso partecipa l’ultima settimana di luglio alla finale di Vini Buoni d’Italia del Touring Club perchè è stato selezionato dopo ben due degustazioni coperte, la prima è emerso tra oltre 800 vini, nella seconda ha vinto lo spareggio nel quale sono stati scelti 25 finalisti dai 54 selezionati.
Quali sono i suoi pregi? Anzitutto ha naso pulito, geranio appunto, intenso e persistente. In bocca è equilibrato, non alcolico, molto fresco, appagante. La caratteristica del Piedirosso è quello di essere un vino di pronta beva, ossia non bisogna aspettare molto tempo per stappare la bottiglia,già possiamo farlo con la 2008, che si conferma buona annata da molti punti di vista.
Il fatto poi che questo vitigno ha dei tannini sottili, per non dire inesistenti, quasi da bianco insomma, consente di poterlo bere anche un po’ più fresco, come era uso prima fare con tutti i rossi nelle bettole: diciamo anche 14, 15 gradi con questo caldo. Vola sulle zuppe di pesce del Tarantino di Pozzuoli, si adatta bene anche a preparazioni bianche, come la zucchina in tre preparazioni, ricetta del giovane Carmine Mazza del Poeta Vesuviano di Torre del Greco. Un vino per Napoli.