Piedirosso 2009 Campi Flegrei doc Contrada Salandra |Voto 91/100

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Viticoltore Fortunato

Uva: piedirosso
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Vista 5/5. Naso 26/30. Palato 26/30. Non Omologazione 34/35

Se cercate finezza nel vino rosso questa è la bottiglia che fa per voi. Non è solo bevibilità, ma qualcosa di molto più bello che un bicchiere può regalare, ossia la facilità di approccio coniugata ad una complessità di sensazioni giàcché quasi nai la semplicità si declina nella banalità.

Artigiani del vino come Peppino Fortunato hanno avuto il merito di rovesciare i luoghi comuni su questo vino trasformando in qualcosa di prezioso, talmente prezioso che viene venduto a buona mercato perché non c’è la percezione nel consumatore di bere qualcosa di unico: un rosso da uve biologiche coltivato su suolo vulcanico, dove ogni vite è una rosa da coltivare con passione.

Lo becchiamo da Sud a Quarto, una carta sempre più colta e meno scontata perché Pino Esposito ama girare nelle aziende, saggiare, studiare aprendo la strada all’acquisto consapevole, quello temuto dagli uffici marketing, grazie al quale, per dirla in francese, si sparagna e si comparisce. ossia si spende poco e si fa grande figura.
I radical geek parlano di Borgona, ma quanto mi piacerebbe infilare questo rosso in una batteria, anche importante, di Pinot Nero. Sicuramente in Italia non ricordo in nessun bicchiere questa finezza, questa capacità di esprimere il frutto fino in fonso, in modo deciso e saporito, conservando una freschezza estrema, ristoratrice e dissetante.
Il Piedirosso non ha l’impatto dell’Aglianico, non si impone, è come una donna la cui bellezza va cercata, non subita. Ecco perché se siete seduti a tavola e volete un grande vino da meditazione, il 2009 di peppino è quello che fa per voi. Ma se lo volete bere in un bicchiere tozzo da osteria dei tempi andati su una zuppa di pesce, anche in questo caso andate a nozze.
Un rosso poliedrico, affascinante, dove il centro fruttato e aiutato da note leggermente fumé, anche terrose, nel quale rimbalzano incredibili scorze di arancio candite e, di nuovo, favoloso succo di ciliegia. In bocca ha l’iter classico dei rossi campani: attacco secco, senza mediazioni dolci, freschezza laterale, rimbalzo dal centro lingua dove si percepisce la nota leggermente amara che accompagna la chiusura finale, quella che ripiluscie e fa venire di nuovo la voglia del sorso successivo. Un grande vino, gentile e discreto come Peppino. Ma anche deciso e tenace.

Sede a Pozzuoli. Via Tre Piccioni, 40 – Tel. 081.8541651 e 081.5265259 (anche fax)  www.dolciqualita.com, Enologo: Antonio Pesce. Bottiglie prodotte: 15.000 Ettari: 2,5 di proprietà e 2 in conduzione. Vitigni: falanghina e piedirosso.