Pietracupa, Villa Diamante, Vadiaperti: bravi ragazzi a Montefredane

Letture: 32

Nel Mezzogiorno è quasi impossibile vedere i produttori di vino fare squadra, al massimo cessano le ostilità quando si rendono conto di quanto il mercato globale sia più grande delle loro più rosee aspettative. Ci sono due zone, però, dove questa regola deprimente fa eccezione: il Cilento e Montefredane. In entrambi le cantine riescono in qualche modo a fare gruppo, imporsi come tendenza e, dunque, ad avere una ricaduta positiva di immagine. Nel Cilento, l’avrete capito, parlo di De Conciliis, Maffini e Rotolo che hanno inventato quest’area imponendole all’attenzione delle guide specializzate. A Montefredane, invece, il processo è stato un po’ più lungo ma è altrettanto solido: Raffaele Troisi di Vadiaperti, figlio del rimpianto professore del Fiano Antonio, Sabino Loffredo di Pietracupa e Antoine Gaita di Villa Diamante lavorano praticamente uno di fronte agli altri, sui crinali di due colline argillose a 500 metri, battute dal freddo intenso che fa sempre molto bene ai bianchi. Si guardano. E si parlano. Insieme agli organizzatori di Anteprima Taurasi, in programma dal 30 novembre al 2 dicembre (www.anteprimataurasi.com) hanno messo in piedi un fuori programma per chi, trovandosi in Irpinia, in un momento morto della manifestazione ufficiale, avrà voglia di fare qualche chilometro in più per andare a provare le loro fantastiche verticali di Greco e di Fiano. Un piccolo episodio senza precedenti, foriero, speriamo, del fatto che le nuove generazioni vivono senza portarsi il pesante fardello di paura e di sospetto del passato. Viene difficile dire cosa venga meglio e cosa di più in quei boschi spezzati dai vigneti ordinati e sapienti, se il Greco o il Fiano, ma siccome ci sono già Taurasi e Tufo ad identificare due docg, la terza, se questi matti vanno avanti in questo modo, tra solidarietà e riconoscimenti nazionali, potrà diventare proprio Montefredane. Vi vorrei allora parlare di tutti i Fiano delle tre cantine, o dei Greco, o anche della Coda di Volpe di Raffaele, ma stavolta vi segnalo il Fiano di Avellino 2006 di Sabino Loffredo di Pietracupa, meno sorprendente del Greco, ma proprio per questo espressione di una annata capace di dire la sua solo sui tempi molto lunghi. Profumi intensi, complessi, persistenti, buona struttura, freschezza da capogiro: un bianco di grande stoffa da comprare e bere con calma fra tre o quattro anni. Oppure, se siete impazienti, sul totanetto ripieno e la magnifica orata al limone preparati al Lido Azzurro di Amalfi, la tappa obbligata per gli amanti del pesce fresco e, deinde, consumare in santa pace i grandissimi bianchi della gang di Montefredane.