Caiazzo, la Pizzeria Pepe dal 1931

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i fratelli Pepe: Antonio, Franco e Massimiliano – foto di Monica Piscitelli

di Monica Piscitelli

E’ bella e virtuosa Caiazzo, cittadina di circa 6000 anime nell’alto casertano. E’ Città dell’Olio grazie a una base varietale e una tradizione, nell’olio extravergine di oliva, importante. E’ in prima linea in Campania tra le Città Slow. Registra livelli record nella raccolta differenziata.
Ad aprile Stefano Giaquinto, il suo primo cittadino, bruciando sul tempo altri comuni, ha vietato l’utilizzo dei sacchetti in polietilene su tutto il territorio della sua amministrazione. La cittadina vanta una serie di bellezze architettoniche (il castello, svariati edifici di culto e palazzi nobiliari riccamente decorati), che ne fanno un posto da visitare, unitamente alla sua splendida campagna che, dirigendosi verso Castel Campagnano offre un paesaggio che molti, me inclusa, paragonano ingenerosamente, alla Toscana.
Nonostante questi rimarchevoli primati, non è facile portare avanti un’attività di fronte alla valanga di preconcetti che accompagnano il brand casertano. Occorre allora grattare sotto la superficie, andare più a fondo e tirare fuori quei testimoni illustri di certo fare pulito e professionale, oltre che traboccante di passione e storia, che hanno come obiettivo fare il proprio lavoro al top.
Due chiacchiere con i fratelli Pepe servono a questo. Franco, Antonio e Massimiliano, hanno una laurea in tasca eppure ammettono che loro padre gli ha fatto il più grande dono: indicargli “un mestiere, quello della pizza”. Nel ricordo del loro genitore ne hanno un rispetto sacro.

d(da sx in basso) Massimiliano, Antonio e Franco Pepe con il papà Stefano fotom.p.

Nella graziosa piazzetta “Porta Venere” di Caiazzo, dove d’estate si può anche star seduti fuori, dal 1961, sorge quella che oggi è la loro “Antica Osteria Pizzeria Stefano Pepe”.

ingresso della pizzeria Pepe in versione natalizia

“Era un vero piazzaiolo papà – racconta Franco Pepe – faceva tutto da solo. Incluso incassare e dare il resto”. Il banchetto che Stefano adattò al mestiere e l’antico sgabello da barbiere di legno che usava per appoggiare le pizze sfornate sono conservate come cimeli all’intero del locale che oggi conta poco meno di 60 posti (in programma l’ampliamento di altri 70 posti).

Franco Pepe al banco nella sua piccola cucina, lì dove era il padre

E’ maniacale e straordinaria l’attenzione che i Pepe, con Franco in prima linea ad esercitare l’amore di famiglia per il far pizze, dedicano ai dettagli, nel ricordo del lavoro del padre.

Nonno Ciccio Pepe al forno col figlio Stefano Pepe nel locale del 1931

“Ricordo che non dosava mai la farina nello stesso modo (è impossibile farlo: temperatura e umidità sono sempre diverse!) e che si arrabbiava se qualcuno gli chiedeva una pizza diversa da quelle tradizionali. Così, a scanso di equivoci, le aveva elencate e affisse al muro” racconta Franco.
Il locale attuale, appena fuori dal gomitolo di strade del centro, ha le sue radici storiche nel panificio che il nonno “Ciccio” (Francesco), nel 1931, aprì nel centro del paese affiancandoci poi una cantina con cucina nella quale lavoravano la moglie Stefanina Santacroce e le sorelle Maria, Antonietta e Carolina.

zuppa di soffritto: sempre tra i piatti di casa Pepe

Pochi piatti erano proposti in questo locale, chiuso negli anni Sessanta: baccalà, pane con le sarde e zuppa di soffritto, piatto che ancora oggi il locale di Caiazzo propone tra le pochissime portate dell’osteria.
La passione per la pizza in Ciccio Pepe era cresciuta naturalmente, con il pane. Il sabato nel cortile davanti al suo panificio, iniziò a fare le pizze per il paese con pochi ingredienti: aglio, pomodoro, origano e acciughe. E’ così che Stefano imparà il lavoro, prima di aprire il suo locale con la moglie Maria Ferraiolo, locale nel quale sarebbe cresciuti, tra i compiti per la scuola, la consegna delle pizze durante il mercato settimanale del mercoledi’, la sala e il banco, i Pepe di oggi.

l’impasto fatto a mano fa la sua seconda lievitazione in cassette di faggio

La pizza, a dispetto dei pregiudizi che molti napoletani nutrono per quella fatta fuori dalla loro città, è napoletana al 100%. Anzi di più: ne è una interpretazione originaria. Impastata a mano e lievitata per 12 ore in casette di faggio. “Una volta mi trovai a dire a un professore dell’alberghiero che mi aveva, con grande scrupolo, allestito un laboratorio per un corso: mi dispiace non la so usare l’impastatrice!” racconta Franco.
Fino a che le braccia glie lo consentiranno lui la impasterà a mano la sua pizza, in una madia di faggio. Come faceva suo padre. E userà il forno che era suo e che, racconta, gli consente, per via della bocca più ampia e alta, di “giocare” con le temperature e di cuocere a tutto forno anche le pizze che richiedono cotture soft.
Quando nel 1996 Stefano venne a mancare, i figli decisero che dovevano trovare conferme al percorso intrapreso in chi ne sapeva più di loro. Fu allora che conobbero l’Associazione Verace Pizza Napoletana della quale sono stimati membri.
La proposta del locale è in tutto e per tutto aderente alla tradizione partenopea a meno dei nomi scelti per le pizze che, ammette Franco “abbiamo lasciato come quelli di mio padre, per una sorta di continuità con il suo lavoro”.

la Margherita di Pepe

Chiare le idee, dunque, non rappresenta un problema che la Marinara sia chiamata “Semplice” e che quella che è chiamata “Marinara” abbia su anche acciughe e capperi.

il ripieno con la scarola di Pepe: verdura cruda e croccante

Ci sono poi alcuni Calzoni, tra i quali quello “con la Scarola riccia” dove la verdura, messa a crudo, cuoce all’interno dell’impasto secondo un effetto “forno nel forno” rimanendo croccante. E’ questo uno dei cavalli dei battaglia del locale anche se, visto che nel menù di Stefano questa non era indicata, i figli la fanno solo per chi se la ricorda. Sono molti per via della sua freschezza, delle olive caiazzane sode e dell’olio a crudo intenso al punto giusto (della stessa cultivar).

Franco Pepe al lavoro al forno del padre

Non interessa gran che ai Pepe indugiare nell’elenco degli stuzzichini pre – pizza (ci sono bruschette e crocchè fatti a mano) e neanche di proporre una pizza dolce (ma se potete provate i biscotti con pallagrello bianco, nocciole e olio extravergine), loro, Antonio, Franco e Massimiliano, ripetono “che la pizza è quella che conta. Che essere una pizzeria è una scelta che vogliamo portare avanti ai massimi livelli qualitativi e non un ripiego più redditizio a fronte della crisi della ristorazione”. Pizza e birra (servizio e coperto inclusi) 10 euro circa. E’ aperta solo a cena.

Antica Osteria Pizzeria Pepe
Piazza Porta Vetere, 4
Tel.: 0823 868401
Chiusura: lunedì
www.anticapizzeriapepe.it

17 commenti

  • Stefania

    (14 dicembre 2010 - 12:28)

    Ci sono stata a fine ottobre.
    Due ricordi ugualmente indelebili:
    l’ottima pizza ed il pessimo servizio… peccato.

    • Monica Piscitelli

      (14 dicembre 2010 - 12:46)

      Peccato davvero, si. Vale la pena ritentare, forse. Grazie, Stefania.

      • Stefania

        (14 dicembre 2010 - 13:20)

        OVVIO!!!
        Per la pizza vale veramente la pena!
        Poi una serata ‘storta’ può capitare. Ciao Monica :)

        • Monica Piscitelli

          (14 dicembre 2010 - 14:31)

          : )) certo capita a tutti. Speriamo che non si ripeta!

  • giulia

    (14 dicembre 2010 - 13:03)

    ci sono stata, ottima pizza, tanta cordialità, bel riferimento per il casertano:) ottime birre anche

  • Cosimo Piccirillo

    (14 dicembre 2010 - 13:42)

    Ci sono stato la scorsa estate: è probabilmente la migliore del sannio casertano……..

    • vincenzo

      (15 dicembre 2010 - 09:35)

      sannio casertano? e cos’e’?

  • Mario Stingone

    (14 dicembre 2010 - 15:57)

    E’ bello poter affermare: “ Grande pizza Napoletana “ in quel di Caiazzo !

  • carlo

    (14 dicembre 2010 - 16:10)

    Sorbole! molto meglio di qualche nome blasonato di via dei tribunali

  • vincenzo

    (15 dicembre 2010 - 09:37)

    la migliore in assoluto nel casertano e forse scavalca qualche confine del gusto.
    riguardo il servizio un po’ di pazienza,il locale e’ piccolo e i miracoli non si fanno,ma vi assicuro che ho trovato di peggio,con la differenza negativa di aver mangiato anche malissimo.

    • Monica Piscitelli

      (15 dicembre 2010 - 09:50)

      Il locale però si amplierà': Il fatto piuttosto è che la cucina è molto piccola. Franco farcisce le pizze sulla pala proprio per lo scarso spazio che ha disposizione. Se il cattivo servizio di cui si parla riguardasse l’attesa della pizza, dunque, bisognerebbe tenere conto di questo imbuto tecnico. Ma come dicono i Pepe chi viene qua deve pensare slow. Una pizza fatta interamente a mano esigerebbe, insomma, un pò di pazienza in più.

      • vincenzo

        (16 dicembre 2010 - 19:21)

        PIU’ CHE LA CUCINA O IL LOCALE DEVE MIGLIORARE I SERVIZI.
        PURTROPPO OGGI SONO IMPORTANTI

  • vincenzo

    (15 dicembre 2010 - 09:56)

    volevo precisare all’autrice che questa zona la conosco palmo palmo (corro in bici e queste strade le utilizziamo per allenarci) e avendo percorso tutta la strada del chianti affermo come ho detto ad alcuni toscani che la zona che va da piana di monteverna fino a lambire pontelatone,formicola,e tutti i comuni che lambiscono la zona pedemontana salendo caiazzo da dragoni e continuando per castelcampagnano e’ di una bellezza unica

    • Monica Piscitelli

      (15 dicembre 2010 - 21:34)

      Uno sportivo, insomma, oltre che un acuto degustatore. Posto fantastico: concordo. Ne sono quasi gelosa, stupidamente.

  • FOX

    (15 dicembre 2010 - 11:23)

    Ho avuto la fortuna di leggere un giorno un servizio sulla pizza dei fratelli Pepe e ne sono rimasto colpito ed incuriosito.
    Pochi giorni fa, con 2 altri amici, siamo partiti da Roma per deliziarci del loro favoloso calzone alla scarola riccia e svariate pizze….beh.. la pazzia (400 km in una serata) ne è valsa ampiamente la pena.
    La genuinità,la passione, l’accoglienza e l’eccellente bontà della loro pizza è da primato.E che dire dell’impasto fatto a mano…
    Grazie Franco & brothers di mantenere vive queste tradizioni che , almeno dalle nostre parti, sono pura utopia.

  • Bob

    (16 dicembre 2010 - 17:58)

    Sono uno dei due amici che ha accompagnato FOX nella Roma-Caiazzo (16 pizze) e ritorno….
    Impasto ed ingredienti eccezionali, strepitoso il calzone con la scarola riccia, e cosa dire del classico ripieno napoletano, senza dimenticare la semplice margherita….tutto veramente ottimo.
    Detto che non siamo giornalisti, critici, gourmet, chef o quant’altro ma solo dei semplici avventori, la cosa sorprendente è stata l’umiltà e la disponibilità di Franco nell’accompagnarci in questa avventura mangereccia con le sue spiegazioni sull’impasto, sulla mozzarella, sul forno e su mille altre cose…

  • sandro

    (30 dicembre 2010 - 15:58)

    Sono l’altro amico che ha accompagnato FOX nella Roma-Caiazzo (16 pizze) e ritorno….
    Che dire…..semplicemente straordinario, partendo dai calzoni (sia scarola che classico) veramente buoni, per arrivare alle pizze di una fragranza e leggerezza mai assaporate.
    Tengo a sottolineare, oltre alla bontà dell’impasto e degli ingredienti, veramente eccezionali, che sono rimasto colpito dalla gentilezza e della disponibiltà di Franco, che ci ha spiegato i vari modi per fare l’impasto in base alle condizioni del tempo(miscela di farine di vario tipo), tipo di legna da utilizzare, ore di lievitazione, ecc…il tutto con una semplicità “unica”.
    Considerando che ci siamo fatti 400 km (Roma-Caiazzo-Roma) e che sarei pronto a rifarli in qualsiasi momento,…..penso di non dover aggiungere altro!!!

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