Quando l’abbinamento col vino è sbagliato: il caso del Fiano. Un punto di vista americano

Letture: 488

 

Fiano Guido Marsella 2006 (foto Altissimo Ceto)

L’amico e collega Franco Ziliani ci ha segnalato questo pezzo che vi offriamo in traduzione.

di “Brooklynguy”

Un paio di anni fa ebbi un pranzo speciale al Convivio, un ristorante a Tudor City che ora è chiuso. L’inimitabile Levi Dalton era, naturalmente, lo chef sommelier. Quando si mangia o beve da un maestro, penso che sia una buona idea mettersi semplicemente nelle sue mani – basti pensare a “omasake” nei grandi sushi bar (espressione usata per lasciare la scelta allo chef, ndt). Lo chef sushi sa molto meglio di me qual è il pesce più fresco e saporito e come servirlo al meglio. Perché dovrei scegliere io il mio pasto piuttosto che chiedere di selezionarlo per me? Perché dovrei chiedere a Levi Dalton cosa bere nel suo ristorante?

Decidemmo di prendere sardine grigliate tra le prime portate. Erano perfette, fresche, affumicate e magnificamente sode. Levi ci servì del vino che non avevo mai sentito abbinare alle sardine, un Fiano di Avellino. Mangiammo e bevemmo molte cose ottime quella sera ma uno degli abbinamenti più memorabili per me fu questo Fiano con le sardine. E non ricordo nemmeno il produttore o l’annata. Quello che ricordo è come fu presentato il vino e poi come valorizzò i sapori del vino, pulito e nitido, affumicato, saporito complesso, completamente soddisfacente. Fiano! Avevo bisogno di qualche bottiglia per me.

 

Sabino Loffredo di Pietracupa (Foto Tipicamente)

 

Mandai una e-mail a Levi e chiesi dove comprarlo. Mi rispose “Puoi cercare Guido Marsella, Pietracupa, Terredora (abbastanza facile da trovare), La Molara”. Non ho trovato nessuno di questi, infatti non ho trovato proprio nessun Fiano ad eccezione di quelli da cui ero stato messo in guardia. Okay, una sera di un anno fa cenai alla Vinegar Hill House e offrirono un Fiano che non era né segnalato né sconsigliato e lo bevemmo. Era buono, non memorabile, ma buono.

In ogni caso decisi di smettere di cercare i Fiano fin quando recentemente ho visto uno o due produttori consigliati da Levi su degli scaffali a New York City. Perché ora? Forse è stato l’articolo di Asimov, ma chi lo sa. Sono stato contento di vederli e ho comprato alcune bottiglie. Ne ho aperta una l’altra sera con amici e l’ho abbinato male. Levi sarebbe rimasto scioccato, per non dir di più.

Ci sono Fiano da bere giovani ma penso che lo stile più emozionante sia quello di quei vini che esprimono il meglio alcuni anni dopo l’imbottigliamento. C’è  una complessità di affumicatura e noce sotto la deliziosa superficie di agrume vivace, complessità che impiega alcuni anni per esprimersi. Ho poca esperienza di questi vini così quando ho visto il Fiano di Avellino 2006 di Guido Marsella a 21 dollari, USA Wine Imports, mi sono sentito abbastanza emozionato. Un produttore fortemente consigliato, alcuni anni di imbottigliamento, un prezzo molto ragionevole, bello!

E poi ho sbagliato l’abbinamento. Una sera avevo a casa alcuni amici e una delle cose che servii fu un semplice e classico pesce en papillote, cotto al forno in cartoccio con erbe e verdure. Sprigiona vapore mentre cuoce e i succhi si raccolgono nel cartoccio. E’ meraviglioso tagliare la carta e sentire gli aromi. Ho usato un pesce locale dalla carne dolce che mangia molluschi. In ogni pacchetto c’era un letto di asparagi, aglio, finocchio, prezzemolo e un po’ di burro.

Il pesce era squisito. Il vino era squisito. Tuttavia non andavano bene insieme. Il vino era troppo profondo e ricco con aromi intensi e sapori di affumicatura, miele, legumi tipo lenticchie (mi hanno ricordato l’Assyrtiko, a dire il vero) e sale marino. Un amico mi disse che sentiva pancetta al naso! Questo vino aveva bisogno di quelle sardine del Convivio o qualcosa di ugualmente potente e sostanzioso che poteva star su e parlare chiaramente nella “conversazione”. Il pesce era preparato in modo semplice e delicato. Sarebbe stato abbinato meglio a qualcosa come un giovane Chablis o Muscadet, forse un Loire Chenin Blanc secco. O un giovane rosé di Provenza. O qualcosa di meno intenso di questo Fiano.

Questo solo per mettere in evidenza il fatto che il cibo può essere squisito e il vino meraviglioso e le cose comunque possono andare male a tavola. In ogni caso non vi preoccupate, nessuno è stato offeso o insultato. Tutti noi abbiamo imparato qualcosa.

Traduzione di Novella Talamo

2 commenti

  • Carmelo Corona

    (22 giugno 2011 - 14:19)

    Oppure possiamo metterla così: il delicato pesce al cartoccio ha fatto da semplice “comparsa” ad un grande bianco, il Fiano di Avellino 2006 di Marsella, appunto, assoluto protagonista della tavola in una piacevole serataconviviale tra buoni amici…

  • Riccardo Morelli

    (22 giugno 2011 - 19:49)

    Mi fa piacere che qualcuno, e di alto profilo professionale, abbia parlato bene ( tra gli altri ) del Fiano di Avellno DOCG IOVIS della
    Azienda Agricola ” La Molara ” . Mi dispiace che l’ autore di questo racconto non lo abbia trovato in giro per N. Y. .
    Insieme ad Amelia Di Marco, collaboratrice tanto brava quanto bella di Domenico Valentino Selections, il nostro importatore,
    nell’ autunno del 2009 abbiamo ” battuto ” a tappeto, per quanto possibile in soli quattro giorni, enoteche e ristoranti, wine bar e trattorie italiane della Grande Mela, per promuovere ( assieme agli altri ) questo vino .
    Ecco,le soddisfazioni talvolta arrvano dopo tempo, però arrivano !!!
    Riccardo Morelli

I commenti sono chiusi.