Roma, ristorante La Campana per rileggere Moravia

Letture: 265
La Campana, tonnarelli ai carciofi

Questa è una recensione di archeo-gastronomia. Prima di cominciare, però, mi sentirei di dividere gli archeo-ristoranti che sopravvivono agli anni se non ai secoli, sempre uguali a se stessi, in due grandi gruppi. Quelli che restano legati ad un’epoca e ai suoi piatti simbolo, come ad esempio i locali anni Settanta con cocktail di gamberi al buffet o quelli anni Ottanta con il risotto allo champagne, per capirci. Nel secondo gruppo metterei invece quelli che, più che restare legati ad una moda sopravvivono a tutte le epoche storiche, grazie alla perpetuazione dei piatti tradizionali e alla trasmissione senza soluzione di continuità degli stessi codici e dei medesimi messaggi.

La Campana, il buffet con gli antipasti e le verdure

La Campana, locale storico ubicato da sempre tra il Pantheon e Pizza Navona, appartiene a questa seconda categoria. E persino sul proprio sito internet (sì: ne possiede uno e funziona anche) fa grande vanto della sua vetustà.

Il locale è classico che più classico non si può, all’ingresso un grande banco frigo con le verdure e il pesce fresco in esposizione e, di fronte, il buffet con gli antipasti. Le sale sono ampie, in tutto siamo sui 120 coperti, legno e tovagliato come usava una volta. Anche il servizio ricorda quello di quando ero bambina: divisa d’ordinanza, di quelle che sembravano sempre di una taglia sbagliata, ma cortese e con la battuta pronta.
Perché poi è proprio l’atmosfera – prima ancora che la cucina – a raccontare un ristorante d’antan. Come la geopolitica dei tavoli, quasi equamente suddivisa tra habituè come la vecchia signora elegante e solitaria nell’angolo; il gruppetto prolisso di colleghi di lavoro; il politico vecchia repubblica con accompagnatrice ventenne, più inossidabile del banco frigo all’ingresso; i giapponesi che immortalano tutto, anche i grissini in busta, vera icona pop della ristorazione italiana del boom economico.

La Campana, una delle sale

Pane e acqua arrivano subito, un piccolissima carta dei vini sicuramente non ricercata, con qualche buona etichetta; ma questo è davvero il posto giusto per il vino della casa.
Un menu con decine di portate (esposto fuori, completo di prezzi), sempre le stesse, da sempre. Con una parte che varia a seconda del giorno della settimana. E quindi gnocchi il giovedi, belli ricchi di sugo saporito quelli con l’agnello; formaggiosi ma buoni i tonnarelli con i carciofi.

La Campana, gnocchi al sugo di agnello
La Campana, tonnarelli ai carciofi

Un po’ salato il carpaccio di baccalà mentre è eseguito a regola d’arte il petto di vitella alla “fornara” con le patate, uno dei secondi piatti della tradizione che ancora resiste in molte osterie romane.

La Campana, carpaccio di baccalà

Al manuale, poi, non manca nessun capitolo: dal carciofo alla romana o alla giudia, alle puntarelle, amatriciana, carbonara, cacio e pepe, abbacchio, tutto il quinto quarto, e la mitica cicoria ripassata.

La Campana, la torta di mele
La Campana, le pere cotte nel vino
La Campana, il tiramisu

Così come la chiusura con il tiramisu’, con le pere cotte nel vino rosso, con le prugne o, infine, una spettacolare e gigantesca torta di mele.
Un luogo della memoria, imperdibile per gli appassionati del genere. Conto sui 35 euro.

Vicolo della Campana, 18
Tel. 06.6875273 – 347.1098632-335.5746026
Aperto a pranzo e a cena
Chiuso il lunedi
www.ristorantelacampana.com

11 commenti

  • Antonio Scuteri

    (22 aprile 2013 - 11:15)

    E brava Virginia, la nostra archeologa gastronomica di fiducia :-D

    PS: il petto di vitello ha davvero un bell’aspetto

  • Virginia

    (22 aprile 2013 - 12:40)

    e grazie.

    PS: anche per il PS ;-)

  • Sonia

    (22 aprile 2013 - 14:13)

    Virginia,spiritosa nella descrizione; ma efficace, come sempre, nella presentazione dei piatti. Non particolare ricercatezza delle pietanze ma menù “rassicurante”. Allettanti le pere cotte nel vino e poi……..quando c’è la torta di mele fatta in casa……non si può non apprezzare….

  • eve

    (22 aprile 2013 - 14:28)

    aggiungerei che in questi tempi di crisi economica e morale non sperimentare può essere un vantaggio, non solo per il gusto ma anche per il portafogli….
    grazie per la bella recensione, curata e corretta come facevano i giornalisti di una volta: quelli di oggi spesso si lasciano prendere la mano dal blasone di uno chef e parlano poco di ambiente, clientela e servizio, elementi invece essenziali quando si sceglie un ristorante. (almeno secondo mio umilissimo parere :))

  • Enzo

    (22 aprile 2013 - 14:43)

    Complimenti Virginia per le tue bellissime e invitanti recensioni. Questa è da provare sicuramente.

  • Maria Rosaria

    (22 aprile 2013 - 16:53)

    Ristorante da quanto si vede molto alla buona, direi pero’ caro per quello che offre, per 35 euro mi aspetterei di più.

  • Rita

    (22 aprile 2013 - 17:58)

    Moravia è stato il mio scrittore preferito durante l’adolescenza…. è da un po’ che non leggo qualche suo libro, dovrò farlo al più presto e magari passare anche alla Campana!

  • antonella

    (22 aprile 2013 - 18:18)

    Quel carpaccio di baccalà ha attirato la mia attenzione sopra ogni cosa, anche se devo dire che la mia incapacità di cucinare i carciofi (aiuto!!), mi dovrebbe spontaneamente portare verso quei fantastici tonnarelli…allora li proverò entrambi e chiuderò senz’altro con le pere, non riesco mai a fare a meno della frutta. Grazie Virginia!

  • monica

    (22 aprile 2013 - 21:08)

    Ecco…quello che ci vuole. Dopo una gionata intensa e una cena magra magra mi sono commossa davanti a que primo piano di tonnarelli ai carciofi! E poi quanto mi piacciono i locali d’altri tempi (secondo gruppo)!

  • Ilaria

    (22 aprile 2013 - 21:59)

    Il petto di vitella alla fornara con patate la dice tutta sulla tradizione imperitura, buonooooo

  • marella

    (23 aprile 2013 - 07:35)

    ok….ci metteremo in campana! BRAVA COME SEMPRE!

I commenti sono chiusi.