Caro Simone Rugiati ora puoi fare una sola cosa: chiedere scusa per il video di Sushi Su

29/8/2017 9.6 MILA
simone rugiati
Simone Rugiati nello spot Coca Cola, una bibita sana consigliata da tutti i nutrizionisti, altro che acqua di conservazione del granchio

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Breve riassunto degli ultimi giorni
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1-Simone Rugiati va a mangiare da Sushi Su a Padova, pensa che in un panino ci sia un granchio invece dell’astice e siccome, come dichiara, è abbastanza (?) intollerante al liquido di conservazione del granchio, protesta.

2-Il personale chiede scusa delll’errore e non mette nel conto l’oggetto della protesta

3-Simone Rugiati esce e fa una diretta-video che diventa virale nel quale consiglia di non andare a mangiare più in questo posto in un evidente stato di alterazione nervosa (“sto incazzato”) e conclude: pensassero a fare solo la pizza (?) come se una buona pizza fosse più facile del sushi.

4-Massimiliano Alajmo interviene a difesa di Massimiliano Liggeri che prima sul Mattino di Padova poi in una intervista al nostro blog dichiara di volersi tutelare in sede giudiziaria.

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Cosa pensiamo?
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1-Che chi ha potere mediatico non può usarlo mai per questioni strettamente personali e che la reazione di Simone Rugiati è evidentemente sproporzionata a quanto accaduto: invitare a non andare in un posto per un presunto (dovrà essere dimostrato in tribunale e non su Facebook) errore della cucinaa è una evidente esagerazione.

2-Che chi si sfoga di impulso su Facebook in questo modo si comporta come quelli che fanno pipì in autostrada senza arrivare manco nel più vicino autogrill.

3-Che se è una mossa pubblicitaria è sicuramente ben riuscita ma molto triste.

4-Che l’unica cosa sensata che possa fare Simone Rugiati è chiedere scusa per il comportamento incontinente e andare a mangiare di nuovo al Sushi Su.

5-Infine che fummo facili profeti a dire che le trovate di Striscia La Notizia di Fornelli Polemici nel 2009 segnano purtroppo un punto di non ritorno, l’inizio di un processo comportamentale degenerativo di un modo in cui le persone, spesso con poca base culturale, poca esperienza associativa, si sono trovate improvvisamente ricche e potenti. Tanti piccoli Kim Jong che lanciano missili a prescindere.

Simone Rugiati e Sushi Su, che pena vedere chi deve essere un modello comportarsi come un bambino in preda ad una crisi di nervi.

26 commenti

    luca

    (29 agosto 2017 - 11:58)

    A volte, bisogna trattenersi dall’intervenire sapendo che, probalmente, il commento sarebbe censurato.
    E, attenzione, sono favorevole alla CENSURA ma soltanto quando i commenti contengono INSULTI.
    Il problema è che anche un'”opinione contraria”, sia pure espressa in modo educato, può(non sempre ma in certi casi si) assumere la forma dell’insulto agli occhi di chi non è d’accordo.
    Anzi è peggio di un insulto vero.
    PS
    Approfitto per chiedere alla redazione perché fù censurato un mio commento alla ricetta degli spaghetti all’assassina(che non conteneva insulti)
    Devo dire che sul blog sono passati miei commenti molto più duri e ho pubblicamente elogiato il blog per la libertà di espressione.
    E, quindi, potrebbe anche esserci stato un problema tecnico.

    Giuseppe Capece

    (29 agosto 2017 - 16:04)

    Scusate, ma chi è Simone Rugiati?????????????????

    luca

    (29 agosto 2017 - 16:20)

    IN GINOCCHIO

    Rugiati deve chiedere scusa.
    Dopo essere stato lapidato dalla “coraggiosa” blogosfera.

    Rugiati deve chiedere scusa.
    Dopo esser stato querelato.

    Rugiati deve chiedere scusa.
    Mentre i food blog si inginocchiano davanti a Alajmo
    quando dice che NON si deve MAI criticare negativamente:
    basta non parlarne.
    Non una parola(dei food blog) su questa gravissima affermazione di Alajmo:
    sono in ginocchio e in adorazione davanti al VERBO del tristellato.

    Rugiati deve chiedere scusa.
    Mentre Alajmo chiede alla Critica Gastronomica di inginocchiarsi
    quando siede ai tavoli dei ristoranti (perché non deve criticare negativamente:
    lo dice chiaramente, Alajmo, nell’intervista, nella quale non fa cenno ai FOOD BLOG, sapendo che sono—quasi sempre— inginocchiati).

    Rugiati, inginocchiati, chiedi scusa.
    Se non vuoi che la GOGNA MEDIATICA continui.
    Sei solo.
    Non c’è stato un solo critico o un solo food blogger che abbia speso due parole su quello che ha detto Alajmo: su come DEVE ESSERE la CRITICA GASTRONOMICA al TEMPO del WEB 2.0.
    (cioè inginocchiata)

    Luciano Pignataro

    (29 agosto 2017 - 17:50)

    IN GINOCCHIO

    Rugiati non deve chiedere scusa.
    Dopo essere stato esaltato dai like di quel popolo bue di facebook che vive di insulti e sangue

    Rugiati non deve chiedere scusa.
    Sopratutto dopo esser stato querelato.

    Rugiati non deve chiedere scusa.
    Mentre i il popolo della tivù si inginocchia davanti a lui
    che sputtana un posto dove la gente lavora sodo sulla qualità
    solo perchè gli hanno sbagliato un panino, a lui famoso e intoccabile
    che mette lingue in bocca davanti al fotografo paparazzo

    Non una parola (del popolo tv) su questa bellissima affermazione di Rugiati
    sono in ginocchio e in adorazione davanti al VERBO del potente personaggio televisivo

    Rugiati non deve chiedere scusa.
    Non deve ascoltare le parole di Alajmo, uno dei migliori cuochi del mondo che chiede giudizio nelle critiche
    Non deve ascoltare la parole di un non collega visto che non ha ristorante e vive di immagini e comparsate televisive
    e ha la potenza del popolo televisivo, quello che ha votato il Berlusca e compra due fustini al prezzo di due

    Proprietario del Sushi su, inginocchiati, chiedi scusa.
    Se non vuoi che la GOGNA MEDIATICA del popolo tivvù continui.
    Sei solo.
    Non c’è stato un solo critico o un solo spettatore e like che abbia speso due parole su quello che ha dett oRugiati: su come DEVE ESSERE la CRITICA GASTRONOMICA al TEMPO del WEB 2.0: insulti a chi tratta un personaggio famoso e potente come un qualsiasi cliente

    luca

    (29 agosto 2017 - 19:37)

    Ringrazio Luciano Pignataro per la replica e per il fatto che il mio commento è passato(perché poteva anche essere censurato in altri blog).

    Il mio commento è quasi tutto centrato sulla tesi di Alajmo espressa nell’intervista al quotidiano di Padova(che vi invito a rileggere).
    La tesi, lo ripeto ancora, di Alajmo è questa: la CRITICA deve limitarsi a quella POSITIVA: non deve criticare negativamente ma basta non parlarne.
    Penso che questo sia l’aspetto più importante della vicenda.
    Se volete posso entrare anche negli altri temi molto dibattuti ma a me premeva accendere i fari su quella che considero l’aspetto più rilevante sul quale i FOOD BLOG HANNO TACIUTO o sono stati implicitamente d’accordo con Alajmo.

    La questione non è nuova: ogni tanto affiora nei dibattiti sul web: già adesso ci sono CRITICI GASTRONOMICI che non fanno critiche negative. E inutile fare nomi, li conoscete.
    Ma ci sono anche altri critici che vogliono svolgere l’attività esprimendo anche critiche negative fino alla stroncatura.

    Su questo ho voluto attrarre l’attenzione dei lettori.

    Concludo dicendo che nella sua replica Luciano Pignataro non ha detto nulla sul punto principale del mio commento.
    Con questo chiudo gli interventi in questo dibattito.

      Dario

      (29 agosto 2017 - 21:37)

      👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

    Cristina

    (29 agosto 2017 - 23:04)

    Ho visto il video sia di Rugiati che di Alajmo. In effetti Rugiati mi pareva alquanto alterato, forse non era la sua serata, e questa cosa fatta d’impulso e con niente in mano (solo il suo “sentore” l’ha messo in brutte acque, perché l’impressione che ho è che una denuncia per calunnia gli farà passare un brutto quarto d’ora. Non l’approvo, troppo impulsiva. Avrebbe dovuto prendere il cibo incriminato, farlo eventualmente analizzare (ci sono laboratori che lo fanno per i privati) e POI, con dati in mano fare il video, anche se io questa “socialità a tutti i costi” non la digerisco più.

    Tendenzialmente approvo il discorso di Alajmo tranne che per la parte finale: se è buono lo si dice altrimente è meglio tacere come faceva Veronelli. Il che tradotto in parole povere, tutti sono bravi! Nessuno viene criticato e nessuno potrà e dovrà mai sapere niente. Eh no non ci siamo. Se io vado a mangiare in un ristorante stellato, con prezzi che vanno dalle 100 euro in su a persona, pretendo quanto meno che tutto sia ineccepibile, altrimenti vado a mangiare dalla trattoria o pizzeria, con 30-50 euro e se qualcosa non va me la tengo, adottando la “vendetta del consumatore”: se non mi piace non torno più. Anche ammettendo che qualsiasi essere umano può avere i suoi momenti non buoni, se un ristorante di livello fa qualcosa che non va devo essere libera di criticare. Intelligentemente, educatamente, civilmente, ma è giusto farlo. Tanto se uno è bravo avrà 100 critiche buone e 3 negative, relative alle sue serate no e che hanno poco peso, ma se qualcuno non è bravo, non è meglio farlo sapere?

    In un intervista alla televisione di qualche anno fa a Edoardo Raspelli, il critico gastronomico, sentii che diceva che a causa di alcune sue critiche negative a ristoratori era pieno zeppo di denunce, che lui avrebbe tranquillamente vinto come le tante avute prime. Perché la critica è giusta se è libera, intelligente, consapevole e fatta da chi se ne intende, non da chi dice in maniera capricciosa “non mi è piaciuto”, ma se è pilotata non è più critica, è complicità.

    Francesco Sansone

    (29 agosto 2017 - 23:31)

    “Grandi menti parlano di idee, menti mediocri parlano di fatti, menti piccole parlano di persone”. E pure questo è diventato un blog di pettegolezzi… PS: posso far notare che articoli come questo parlano proprio a quel popolo “bue” che sarà pure da discriminare ma fa anche totalizzare tante visualizzazioni? PPS, un pò fuori tema: la tesi che i clienti siano una massa indistinta e ignorante senza titolo per giudicare non mi piace. Ultimamente è rimbalzata più volte tra i vostri articoli. Il cuoco è troppo spesso visto come un’entità venerabile e intoccabile. E invece no. Il cuoco è un… cuoco. Figura che rispetto ma che non ha nulla di più di un cliente, che magari è un medico che fa trapianti o un ingegnere che fa ponti. L’elite dei “noi siamo gli unici che ne capiscono” è una favola che si raccontano da soli certi personaggi. Poiché tutti mangiamo, tutti sappiamo giudicare. La differenza che ci può essere tra le persone è solo sul grado di consapevolezza su come è stato fatto un piatto. Ma per apprezzare i colori di un tramonto sul mare non mi serve essere un esperto di ottica.

    Luciano Pignataro

    (30 agosto 2017 - 07:52)

    @Francesco
    Non capisco perché sposta la discussione sul blog, ma ci sta. Oltre le recensioni ci occupiamo di quello che accade e scrivere sul tema del giorno in Italia nel settore gastronomico non è pettegolezzo, ma fare informazione. Non a caso siamo stati i primi a sentire il proprietario di Sushi Su senza fermarci al demenziale video di Rugiati.
    Lei approva cosa a fatto Rugiati? Io, mi consenta, rabbrividisco, forse è l’età. Non è possibile che un personaggio mediatico faccia una cosa del genere come un ragazzino, magari perché non è stato riconosciuto. Ne risponderà il tribunale e io, per quel poco che ne capisco avendo fatto giudiziaria per sei anni, non se la vedrà troppo bene perché la denuncia è per calunnia, ossia di aver commesso un reato e non diffamazione. Quindi non basterà un accordo a bocce ferme per toglierla ma dovrà decidere un giudice. E accusare un locale di avvelenare la gente non è male come affermazione se non ci sono provo.
    Per quanto riguarda Alajmo è un suo pensiero. Certo le stroncature fanno più effetto ed è l’arma usata da tutti coloro i quali vogliono entrare nell’ambiente, fare i cattivi per poi accreditarsi. Noi dal 2004 raccontiamo senza pretesa di giudicare e continueremo a farlo. La nostra soddisfazione più grande è sempre quando i lettori trovano quello che scriviamo. Ed è qui che nasce la buona reputazione del blog: noi parliamo di ciò che vediamo.
    Siao tranquilli perché non prendiamo soldi dalle persone di cui parliamo, ed è per questo che siamo seguiti.
    Quanto alle considerazioni sul popolo bue, mi spiace che non abbia colto la risposta ironica a Luca che si era scatenato come al solito contro la critica. Lui accusa i critici di essere in ginocchio davanti Alajmo io ho detto che lui faceva la parte degli spettatori in adorazione davanti a un personaggio televisivo.
    Stupisce, infine come possa essere caduto in basso il livello etico di questo paese al punto da giustificare qualcosa che sicuramente sarà sanzionato a livello legale. Ormai i fatti, l’etica, la legalità sono un optional, vengono dopo la maleducazione e le proprie convinzioni. Avrei voluto vedere lei al posto del proprietario di Sushi Su, forse il suo commento sarebbe stato ben diverso. Ma tant’è, viva i prepotenti famosi.

      marco contursi

      (30 agosto 2017 - 08:55)

      “Poiché tutti mangiamo, tutti sappiamo giudicare”…….”magari è un medico che fa trapianti o un ingegnere che fa ponti.”…….perfetto, saprà pure fare ponti o trapianti ma non sa mangiare, o vale l’equivalenza che chi è esperto di un campo come la medicina o la’ingegneristica, sa fare tutto per grazia ricevuta? Chi ha studiato medicina ne capirà di medicina, chi ha studiato il cibo ne capirà di cibo. E’ elementare. E non basta mangiare per capirne, come non basta guardare una squadra di operai all’opera per diventare architetto, sennò i circoli anziani sarebbero pieni di Renzi Piano e Fuksas….

    Luciano Pignataro

    (30 agosto 2017 - 10:36)

    Non solo ma l’aspetto sconvolgente di questa mentalità è che tutti possono intervenire e dire la propria, ma se interviene uno come Alajmo che al top della cucina mondiale qualunque cosa dica va contestata altrimenti si è subaterni. Ossia la rottura del principio di autorevolezza, non di autorità, in base alla democrazia dell’ignoranza. Tutti mangiamo, tutti possono giudicare. No, tutti possono raccontare la propria sensazione, ma solo dopo che hai provato le migliori cucine del mondo e conosciuto i prodotti puoi dire la tua che non sia solo una esperienza diretta. Bah, e la cosa incredibile è che non si vergognano di dire queste amenità. Viva Rugiati, viva ‘Italia! Vuoi mettere il suo contributo alla cucina italianarispetto ad alajmo dove né Luca ne Sansone sono mai stati ma si sentono autorizzati a parlare?

    luca

    (30 agosto 2017 - 12:26)

    Scusate se mi contraddico e intervengo.
    Il commento di Cristina esprime in maniera efficace il mio pensiero sulla parte relativa al discorso di Alajmo.
    Lei conclude poi così(ma leggetelo tutto):
    “In un intervista alla televisione di qualche anno fa a Edoardo Raspelli, il critico gastronomico, sentii che diceva che a causa di alcune sue critiche negative a ristoratori era pieno zeppo di denunce, che lui avrebbe tranquillamente vinto come le tante avute prime. Perché la critica è giusta se è libera, intelligente, consapevole e fatta da chi se ne intende, non da chi dice in maniera capricciosa “non mi è piaciuto”, ma se è pilotata non è più critica, è complicità”(Cristina)

    Anch’io ho pensato a Raspelli mentre scrivevo il mio commento.
    Avrei voluto sentire anche la voce di Daniele Cernilli, che stimo, attaccato per certe sue posizioni coraggiose che riguardavano anche gli stellati.

    Cristina, poi, esprime, sempre in maniera puntuale, anche il suo parere su Rugiati, mentre io non l’ho fatto e Luciano Pignataro ha strumentalizzato il mio silenzio, pensando che stessi “tutto schierato” con Rugiati(e poteva essere così interpretato il mio commento tutto spostato su Alajmo)

    Sinteticamente:
    1
    non frequesto facebook e ne penso male come Stefano Bonilli quando raccontò perché ne era uscito.
    2
    non ho mai scritto su Tripadvisor per raccontare le delusioni di certi locali: preferisco alzarmi e non tornare e raccontarlo agli amici. Ma, attenzione, considero Tripadvisor uno strumento utile da integrare con altri(e leggendolo “criticamente”) e penso che il semplice degustatore debba avere la libertà di esprimere le sue opinioni su un ristorante ecc… MA SENZA INSULTARE nessuno. Anche perché ormai i “food blog” “non criticano” nessuno e ci sono critici che preferiscono il silenzio: e allora come fa un cliente a sapere se in uno delle migliaia di locali italiani non si mangia bene? Se si astengono dal criticarli negativamente?
    E trovo assurdo che…uno STELLATO…non sia criticabile…per definizione.
    3
    Rugiati ha sbagliato nelle “modalità di espressione” della sua critica anche perché è un personaggio pubblico.
    4
    Ma Rugiati doveva tacere se la sua ipotesi fosse vera?
    Cioè se veramente gli hanno dato “anche” granchio invece dalla sola astice come si doveva comportare?
    E questo il punto centrale.
    Penso che ci sia più di una risposta legittima.

    Ma prima di rispondere vanno precisati alcuni punti:
    a)
    Vi sono locali in Italia in cui si fanno queste tipo di frode(anche simili):
    ti spacciano cipolle rosse per quelle di Tropea, capperi turchi per quelli di Pantelleria ecc…
    b)
    Rugiati ha le capacità degustative per capire se in un piatto c’è qualcosa che non va?
    O non capisce un c…. di cucina e il suo livello di degustazione è basso?
    Cioè è soltanto un conduttore magari pure antipatico?
    5
    Ritornando alle risposte alla domanda: “doveva tacere se fosse stata vera la sua percezione che c’era del liquido di granchio?”
    si capisce che ci sono più scelte:
    1 tacere
    2 non tacere ma esprire la critica in una diversa modalità
    3 far analizzare il cibo e poi criticare
    4 ecc…

    A voi la scelta.

    fabrizio scarpato

    (30 agosto 2017 - 13:01)

    Mah… si discorre di critica gastronomica, si invocano, come al solito i patentini, dimenticando, sempre al solito, che esiste libertà di scelta, che esiste la capacità di raccontare, che esiste una autorevolezza fatta di scelte e idee condivise, che appare limitativo interpretare ancora la critica come un esercizio di potere, in mano a maestrini con la matita rossoblu, che anzi certe affermazioni sono sintomo piuttosto di una cultura prevaricatrice e irrispettosa che ormai ci attraversa tutti, dalla politica al vivere sociale fino alla tavola. Grillismi. Ma soprattutto si discorre di critica sulla scia di affermazioni esilaranti e inconsistenti… poiché non esiste una intolleranza “leggera”, perché forse nemmeno esiste scientificamente l’intolleranza (a meno che che non si parli di glutine o lattosio), perché l’intolleranza non è allergia e nessuno va all’ospedale per un’intolleranza che si manifesta per definizione in modo subdolo e protratto nel tempo, perché, cazzate per cazzate, chi anche fosse intollerante, leggermente o meno, al granchio lo sarebbe anche all’astice, essendo la tropomiosina, la molecola scatenante l’eventuale reazione, comune a tutti i crostacei, perché quindi Rugiati non avrebbe potuto mangiare nemmeno il roll all’astice, perché alla fine i discorsi stanno a zero. Come sempre.

    marco contursi

    (30 agosto 2017 - 18:43)

    Fabrizio, ogni volta che si ribadisce un concetto semplice anche se desueto e cioè che debba scrivere di cibo chi ha studiato il cibo, che cioè l’operato di chi scrive di cibo debba essere professionalizzato tu ti risenti e sostieni cose accessorie a quello che dico io e che non tolgono certo validità al mio assunto, e cioè che conti anche la capacità di raccontare ecc……Tieni presente che chi scrive bene di una cosa che non conosce è un buon scrittore ma non certo un esperto di quella materia.Come non basta solo andare in giro a mangiare per capirne di cibo. Perchè per parlare di medicina si deve essere medico, per parlare di leggi avvocato mentre per parlare di cibo o di calcio basta essere appassionato?Tu parli di cultura prevaricatrice, io invece sono stanco della cultura della mediocrità che fa si che ognuno si senta in diritto di parlare di tutto e di capirne di tutto, semmai solo perchè un bel giorno inizia a scriverne. Mi spiace ma non è così.E non dovrebbe essere difficile capirlo.Poi è normale che ognuno nel privato può fare quello che vuole e consigliare quello che vuole ma chi ne scrive pubblicamente dovrebbe capirne e per capirne deve esserci qualcuno che ti ha spiegato certe cose, perchè da solo un olio difettato non lo riconosci come pure un salume che odora di cantina o un olio che sa di tappo. L’autorevolezza non deriva dai like che hai ma dal percorso professionale e formativo che hai fatto. “«Spesso ci si attacca ai numeri come gli ubriachi si attaccano ai lampioni, non per farsi illuminare ma per farsi sostenere»”.

    Francesco Sansone

    (30 agosto 2017 - 18:55)

    @Luciano Pignataro: il mio intervento non entrava nel merito di questa specifica diatriba fra due persone che per me rimane gossip e che non vorrei commentare, anche perchè non ho visto e non vedrò il filmato incriminato. Del suo contenuto, che da quanto leggo risulta non condivisibile nei modi e nella sostanza, ne risponderà l’autore e sono fatti suoi. Ho invece voluto cogliere lo spunto di quanto accaduto per dire come la penso in merito alla possibilità di esprimersi da parte di ciascuno in merito alla bontà di quello che mangia. Vede Pignataro, non penso sia una amenità affermare che ciascuno ha titolo per giudicare il cibo che mangia. Mangiamo quotidianamente. Siamo stati educati al cibo dalle nostre madri, dalle nostre mogli, dai nostri amici. A volte basta restare in casa propria per imparare a mangiare bene e non è strettamente necessario assaggiare, come dice lei, tutte le cucine del mondo. Tra l’altro sarebbe anche bello ma si dovrebbero spendere tanti bei soldi. Lei sta implicitamente affermando che solo un ricco che si è potuto permettere certe esperienze può aver titolo per giudicare un cibo. Su questo dissento profondamente. Il rapporto con il cibo è così personale che è difficile immaginare che una ristretta cerchia di esperti possa avere la capacità di definire cosa sia buono per gli altri. Faccio solo un esempio: il pane. Quanti pani diversi abbiamo in Italia, da regione a regione, spesso da città a città? Mi riesce a trovare qualcuno titolato per dire quale tra tutti i pani sia il più buono? E dico “buono” apposta. Sto sul semplice. Non dico il meglio panificato o quello che ha la miglior miscela di farina. Perchè la maggior parte della clientela non assaggia un cibo o il vino come se facesse un’analisi della sua composizione chimica. Semplicemente lo vive. Ne trae gioia e soddisfazione. Oppure no. E ha il diritto e il titolo per dirlo (educatamente). E va bene così. Senza il filtro dei circoli di esperti che separano il buono dal meno buono per i comuni mortali. Esperti che, ripeto una mia idea, non devono fare classifiche ma educare. Ovvero dare a tutti gli strumenti per un giudizio consapevole. E di differente consapevolezza, che riconosco ci sia, ho parlato già nel mio precedente intervento. Saluti.

    FABRIZIO SCARPATO

    (30 agosto 2017 - 19:07)

    Sì lo so, sono un po’ rompiglioni… e comunque resto della mia idea: c’è una sensibilità nell’approccio alle cose, così come alla tavola, che va al di là delle specifiche conoscenze e specializzazioni, che non contano e non sono sufficienti per parlare di cibo o di qualsiasi altra cosa ( seguendo il tuo ragionamento allora chi scriverà di cinema? e chi di musica?). Dei like poco importa, così come temo che la mediocrità non sia sconfinata nella presunzione, ma purtroppo, o peggio, nel giustizialismo sommario. Rovescio della medaglia. Anche perché alla fine non credo sia importante sapere se un olio è difettato, se un salume odora di cantina.. perché quell’olio e quel salume saranno semplicemente poco gradevoli e come tali poco raccontabili, non degni di nota, nemmeno di un segno rosso con la matita. Credimi Marco, io ammiro la tua precisa e appassionata perseveranza, ma i titoli non contano una beata mazza, da nessuna parte: sono solo testimonianza di un percorso, sono banali mattoni che non fanno una casa. Conta solo quello che sei e quello che dici, il modo in cui lo dici, la profondità o la condivisibilità di quel che dici, non gli attestati. In fondo è semplice capire anche questo punto di vista. E mi taccio. ;-)

    Francesco Sansone

    (30 agosto 2017 - 19:16)

    @Marco Contursi: suvvia, siamo seri. Non ho mica detto quello che dici. Al limite potrei accettare l’appunto se avessi detto “tutti mangiamo, tutti possiamo cucinare”, ma non è così. Ciò che intendevo è che un cuoco che rigetta le critiche perchè il volgo ignorante non capisce la sua cucina dovrebbe pensare che tra i clienti che lo criticano negativamente ci sono anche persone che hanno un impatto sul benessere della società molto maggiore del suo e che per questo non meritano di essere accomunate in una massa indistinta. È un richiamo all’umiltà. Se facessimo sparire tutti i cuochi e tutte le persone che di notte ripuliscono strade e cassonetti dai nostri rifiuti, di chi si sentirebbe di più la mancanza?

    marco contursi

    (30 agosto 2017 - 19:49)

    vino che sa di tappo…..sorry, stavo scrivendo olio rancido e poi ho virato sul vino :-)

    marco contursi

    (30 agosto 2017 - 20:04)

    Fabrizio non parlo di titoli ma di sapere e conoscenze e queste te le da lo studio. Se uno non ha mai fatto un corso di olio, troverà buono un olio rancido (alla prima lezione si fa assaggiare un olio rancido e il 90% lo trova buono). Questo è incontrovertibile. E qui la finisco ;-)
    Francesco, se si parla di cucina, il parere del piu grande medico del mondo è uguale a quello dell’ultimo degli scopatori se entrambi non hanno una formazione specifica.D’accordo che si debba essere umili ma non si può fare una classifica dei mestieri piu utili sennò sparirebbero tutti quelli connessi al divertimento perchè si può vivere senza cinema, giostre,ristoranti, lidi estivi ecc…..ma sai che palle.

    luca

    (30 agosto 2017 - 20:39)

    Ho espresso più volte apprezzamento per Marco Contursi.
    Sullo specifico ho già detto, in altri post, che non mi trovo d’accordo anche se la sua tesi contiene aspetti seri.
    Ma estremizzare questa posizione relegando la gente al ruolo di semplici spettatori (che non possono aprire bocca sul cibo)
    di vari esperti è inconcepibile.
    Anche perché mangiare è una delle poche cose che gli umani fanno più volte al giorno.
    E con il tempo si arriva anche a sviluppare delle abilità degustative.
    Poi lo studio, l’approfondimento non è escluso.
    Su alcuni prodotti(pizza e altri) per esempio mi sento fortissimo e pronto a dare lezioni a food blogger rinomati.
    Su altri meno ma qualcosa di sensato la posso dire “sempre”: a che serve il cervello?
    E poi non è sufficiente: a che servono gli esperti se non sono onesti intellettualmente? Se sono pavidi? Se non sono indipendenti?

    Mi sembrano molto belli e profondi i commenti di F Sansone e F Scarpato.

    Marco contursi

    (30 agosto 2017 - 20:53)

    Luca non ho mai detto che le persone non possano aprire bocca sul cibo ma una cosa è esprimere un parere personale,un altra
    Scriverne magari consigliando altri.Purtroppo non basta come dici tu esercitarsi mangiando e bevendo perché un olio o un vino difettato non li riconoscerai mai poiché nessuno ti ha fatto associare quello che senti a un difetto.Se parliami di chi della critica fa un mestiere,allora è importante sia formato sennò siamo nel campo del dilettantismo.Tutti giochiamo a calcio e tutti guardiamo le partite ma perché allora non ci chiamano a noi ad allenare la nazionale?Nel cibo deve essere uguale,poi ovviamente ognuno è libero di dire Mi piace-non mi piace ma senza presumere di dire una verità mentre il risultato di un panel di assaggio ha valore scientifico.

    Francesco Sansone

    (30 agosto 2017 - 21:12)

    @Marco: premesso, ti provoco (anche perchè amo l’olio). Parafrasando il famoso quesito sul rumore dell’albero che cade nella foresta, ti chiedo: se nell’olio c’è un difetto ma nessuno lo sente, quel difetto esiste?

      Luciano Pignataro

      (30 agosto 2017 - 21:25)

      Ah, ma qui siamo all’empirismo di Hume :-) Marco non ti consiglio di rispondere, lo faccio io: una scorreggia è una scorreggia.

    Francesco Sansone

    (30 agosto 2017 - 21:57)

    Accidenti che eleganza dottor Pignataro! Che ridere! Mi dispiace aver fatto troppa puzza per il suo fine olfatto. Mi saprebbe per caso dire se le ricorda più un merlot o un sauvignon? A parte le battute, la credevo sufficientemente acculturato per riuscire ad argomentare in modo pacato. Ma forse è nel pieno di qualche degustazione di vino e sta un poco stordito.

    Cristina

    (30 agosto 2017 - 22:32)

    Grazie @Luca per avermi citato, devo dire che la mia visione abbraccia molto la tua :-). Ma poi alla fine io credo che dopo tutte questo fiume di parole le cose siano molto più semplici di quello che crediamo, e si riunisce tutto in una parolina che si chiama “umiltà”. Io sono una foodblogger, ma non mi sento posseduta dallo spirito dell’Artusi, e se vado nei ristoranti stellati mi piace poter pensare di dare il mio parere, in privato perché non sono un critico gastronomico, ma da persona appassionata, che ha studiato molto sul cibo, che sperimenta e che ha ancora voglia di imparare.

    Ma di sicuro non andrò mai a convincere un mio ipotetico seguito di fare o non fare qualcosa, e la critica, sia positiva che negativa, la riservo ai discorsi fra amici vis-a-vis. Il problema di molte persone, o è meglio dire personaggi, è che si sentono investiti di una sorta di “sindrome da padreterno”…. Rugiati consiglia cosa fare o non fare (e perché??? gli altri non sanno ragionare con la loro testa???) gli chef stanno diventando una casta intoccabile, alcune foodblogger diventano depositarie della unica e sola verità denigrando tutto e tutti… sembra che la cucina sia diventata come il calcio e la politica, un argomento tabù che appena sfiorato fa tremar le menti e infiammare gli animi rischiando risse varie, e il bello è che difficilmente ci si scosta dalla propria posizione.

    Le cose sono semplici: gli chef sono persone di tutto rispetto, che fanno un duro lavoro, io adoro alcuni chef creativi contemporanei, ma sono esseri umani, professionisti, criticabili come un impiegato, un dottore o un commercialista, perché nessuno è sopra le critiche, e non dimentichiamo che sono proprio le critiche costruttive a farci migliorare: umiltà nel farla la critica, e umiltà nel riceverla. Ma chi critica deve farlo, come ho detto nel mio commento precedente, intanto con educazione e modo (parole sconosciute ormai ai più) e con un minimo di competenza, se no non è critica costruttiva ma voglia di affossare qualcuno.

    E molte persone, incapaci di innalzarsi, trovano più comodo affossare gli altri. Si fa prima così no? Anzi, dirò di più: quando ho visto il video per curiosità la prima volta, non ci sono stata nemmeno molto a pensare e mi è scivolato come acqua: intanto perché se dovessi andare a mangiare in quel ristorante ci sarei andata comunque, perché mi piace pensare con la mia testa e quello che dice una persona non deve diventare legge per me, e ho apprezzato la compostezza di alajmo dalla quale però traspariva un pelino-ino-ino di supponenza, ma dal più giovane chef tristellato ci sta anche :-) . Anzi, a dir la verità, la prima cosa a cui ho pensato è che sarebbe partita una bella denuncia, e così è stato. Manca il modo e l’educazione purtroppo, e l’umiltà.

    Giuseppe

    (31 agosto 2017 - 10:33)

    Io sto con Rugiati perché ha semplicemente ragione. Se questo non conta più niente…..amen.

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