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Strione 2006 Falanghina dei Campi Flegrei

27 novembre 2007

CANTINE DEGLI ASTRONI

Uva: falanghina
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Numero 1117. Quella che ho davanti è una delle 5750 bottiglie frutto del lavoro di studio e sperimentazione, di fatica, del giovane e simpatico enologo di Cantine degli Astroni. Poche e sudate. Ultimo, in ordine cronologico, di quattro generazioni di vignaioli, Gerardo Vernazzaro ce ne ha fatto omaggio a conclusione dell’incontro che ha visto un gruppo di giornalisti, fra i quali Luciano Pignataro e rappresentanti dell’Ais della Campania, nella sua azienda domenica scorsa, in una giornata che minacciava pioggia e che è trascorsa nell’atmosfera rilassata del fuoriporta, ad un passo dalla congestione della città. Di fronte a noi, Napoli, la problematica signora che si specchia eternamente spiata dal Vesuvio; e di qua, noi, affacciati al muro di recinzione dal quale un Carlo di Borbone a cavallo decise di far suo Astroni, pagandolo a caro prezzo, per farne la propria riserva di caccia. Un Eden dall’aspetto primordiale che conserva ancora oggi alcuni esemplari di farnie estinte altrove da un pezzo. Con lo sguardo sulla sua vigna a picco sul sottostante cratere, con il suo giardino monumentale, come lo ha definito il direttore della Riserva Giuseppe Pugliese, Vernazzaro ha raccontato gli aneddoti e la storia che hanno portato allo Strione: dai suoi studi all’Università di Udine con il professor Roberto Zironi, presente all’iniziativa, all’intuizione di vinificare lasciando macerare le bucce della sua falangina; al nome, infine, legato alla versione dialettale del nome del vulcano o alle leggende popolari che volevano in fondo al cratere si svolgessero riti magici d opera di stregoni. «’E Striun», appunto. Abbarbicata sulla cresta del vulcano estintosi 3800 anni fa, dopo aver sputato fuoco e fiamme per decine di migliaia di anni, l’azienda della famiglia Varchetta, fa vino dal 1890. C’è Piedirosso, Aglianico, Fiano, Greco, ma c’è soprattutto Falanghina. Un 80 per cento. E di Falanghina flegrea in purezza, interpretata in modo nuovo, o meglio applicando le nuove tecnologie alle vecchie ricette del nonno, don Giovanni, è anche Strione. L’annata 2006 è la prima che entrerà in commercio a coronamento del lavoro degli ultimi quattro – cinque anni nei quali, incrementando progressivamente la durata della permanenza delle bucce, si è giunti a sostenerla per tutta la fermentazione, giocando su tempi e temperature. Il risultato è una falanghina dal colore ipnotizzante: di un giallo oro estremamente luminoso, che si muove lentamente nel bicchiere evidenziano una buona complessità. Al naso propone una marcata florealità e qualche nota minerale, caratteristica che, in bocca, si fa prevalente rievocando la caratteristica vulcanica del suolo di provenienza e la tipicità rispetto al vitigno. Un lieve tannino, dovuto al passaggio in tonneaux di cinque anni, che conferisce anche un’elegante e discreta nota vanigliata, insieme a una buona acidità, fanno pensare che lo Strione tra qualche mese si esprimerà ancora con accresciuta eleganza, stemperando le note che si presentano meno morbide al momento, ma che bene si possono smorzare con il giusto abbinamento al cibo. Un po’ come hanno fatto lo chef della azienda Francesco Di Domenico e Antonio Cuccurullo del Mood di Napoli, che insieme hanno lavorato al menù studiato per la presentazione del vino. Personalmente penso a pasta con le zucchine o la zucca, a piatti di mare in bianco come un’orata o a una trota, un pò piu grasse, accompagnate da purè; a una carne bianca o rossa di un animale giovane, o, infine, alla mozzarella del Salernitano.

Questa scheda è di Monica Piscitelli

Assaggio di Luciano del 5 settembre. Un nuovo bianco voluto da Gerardo Vernazzaro, il giovane enologo di quarta generazione al lavoro sul vulcano di Napoli, ora parco naturale ad Agnano. La sua Falanghina base è stata inserita nei vini da non perdere della Guida dei Vini della Campania perché nella sua semplicità ed immediatezza rappresenta al meglio questo vino tipico della città, in questa versione c’è una ambizione in più, misurarsi cioé sulla possibilità offerte dall’evoluzione in bottiglia dopo un leggero passaggio in legno, evitando di partire dal presupposto che il bianco dei Campi Flegrei debba vivere necessariamente solo una stagione. E’ sicuramente presto per dire se questo risultato è stato raggiunto perché siamo ad un anno dalla vendemmia, il vino, ripetutamente provato questa estate, ha dato comunque dei risultati molto interessanti appena è riuscito a superare la naturale scompostezza delle prime settimane passate in vetro. Al naso, intenso e persistente, prevalgono sentori floreali seguiti da piacevoli note agrumate, appena leggera la speziatura. In bocca l’ingresso è fresco, ben strutturato, rivela anche una certa inconsueta potenza e chiude nel tipico stile Falanghina, lunga, asciutta e pulita. Un bianco dunque sicuramente meno immediato, di cui del resto abbiamo in zona già un altro esempio: mi riferisco al Vigna del Pino di Raffaele Moccia. Queste due espressioni della Falanghina dei Campi Flegrei dimostrano insomma che ci sono altre piste da esplorare oltre la strada maestra su cui si lavora da decenni costituità dalla bevibilità e dalla freschezza del bianco. Infatti anche nell’abinamento lo Strione, termine dialettale per indicare gli Astroni, si presenta pronto per piatti, preferibilmente di mare per esaltare la sua sapidità, sicuramente ben strutturati. L’ennesimo segnale di svolta lanciato da questa storica cantina nata all’inizio dell’800 e che oggi terminata finalmente la ristrutturazione, offre, proprio ai bordi del cratere, la possibilità di visitare i vigneti e provare i vini.

Sede a Napoli, via Sartania 48. Tel. 081.5884182. www.cantineastroni.com Enologo: Gerardo Vernazzaro. Ettari: 7 di proprietà. Bottiglie prodotte: 300.000. Vitigni: piedirosso, aglianico, falanghina, fiano e greco.