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Una giornata di degustazioni alla Moon Import di Pepi Mongiardino (prima parte, l’aperitivo)

21 ottobre 2010

 

La nuova cuvèe Moon di Philipponnat, millesimo 2006

- del Guardiano del Faro -

Una volta l’anno si può fare, con cautela , calma e circospezione. Bisogna alzarsi presto,  partire piano, solo un caffè lungo verso le otto e poi ad acqua fino alle 11 perché  poi la giornata è lunga, qui si va per degustare e non a strabere, ok,  però qui con c’è  niente da sputare, questa è roba buona, quindi la sputacchiera rimarrà pressochè asciutta e assimilare tutto necessità di un autocontrollo costruito col tempo e la passione.

Questa è la mia quarta negli utlimi  quattro anni, giusto per un aggiornamento periodico, piacevole quanto istruttivo.

 Questo è il film a scatti della giornata:  immagini , commenti, sensazioni  rilievi tecnici di una intera giornata di degustazione alla Moon Import di Pepi Mongiardino con lui stesso a comandare le operazioni. Quest’ultimo dettaglio per niente secondario, qui stiamo parlando di una delle persone che in Italia, più di altre, ha fatto conoscere agli italiani alcuni tra i migliori vini francesi e distillati di respiro scozzese da ormai una quarantina d’anni.

Certo, non da solo, ognuno ha i suoi maestri e i suoi mentori, a  lui il merito di aver assorbito tutto da personaggi che gli addetti ai lavori conoscono bene, e di aver portato avanti con  continuità e coerenza la leggenda di quei “pazzi” che negli anni ’60 percorrevano le orribili statali francesi alla ricerca di perle ,  perle anche ben nascoste, anche sotto una montagna di letame…

La giornata comincia presto:

L'alba dal Faro . Golfo di Sanremo

 Ore 10.00 Busalla , Genova.

Di più non saprei...

Nessun appunto, andiamo a braccio e vediamo cosa resta in mente,  la traccia è quella, lungo la grande piastrella di gesso salato che congiunge il sottosuolo del nord della Francia da Reims alla Manica. C’è La Champagne li sopra, il motivo per cui nessuna bollicina al mondo potrà mai essere uguale ad un buon vino de La Champagne.

Pepi Mongiardino inizia la "lezione"

Royale Réserve Non Dosé  – Philipponnat -
30-35% Chardonnay, 40-50% Pinot Noir e 15-25% Pinot Meunier. Cuvée Première di uve Premier e Grand Cru. L’assemblaggio utilizza almeno 25 vini differenti di cui il 25-40% vini di riserva gestiti in “Solera” per non perdere la freschezza. Maturazione di tre anni sui lieviti prima del dégorgement
Colore giallo pallido, spuma fine e persistente. Naso fresco e fine. Palato fruttato, corposo, lungo. 

Sensazioni fresche e pulite, assemblaggio ben riuscito , senza nessun dosaggio e quindi senza la minima deriva dolce. Eccellente aperitivo .

Royale Réserve  – Philipponnat -
30-35% Chardonnay, 40-50% Pinot Noir e 15-25% Pinot Meunier. Cuvée Première di uve Premier e Grand Cru. L’assemblaggio utilizza almeno 25 vini differenti di cui il 25-40% vini di riserva gestiti in “Solera” per non perdere la freschezza. Maturazione di tre anni sui lieviti prima del dégorgementDosage 8 g/l. 
Colore giallo pallido, spuma fine e persistente. Naso fresco e fine. Palato fruttato, corposo, lungo.

Qui il minimo dosaggio già si sente, ma non disturba, serve semplicemente a salire di complessità. Esempio didattico sul significato di “dosaggio”.

 Brut - Premier Cru  – Aubry -
20% Chardonnay, 60% Pinot Meunier e 20% Pinot Noir. Invecchiamento: da 18 a 24 mesi sui lieviti. Champagne ottenuto dall’assemblaggio dei tre vitigni tradizionali, situati nei comuni di Pargny, Jouy-lès-Reims, Villedommage e Coulommes-La-Montagne e provenienti da tre differenti raccolte. Poco dosato, circa 6 g per litro, il vino esprime tutta la naturale freschezza degli acini. Degustazione: il profumo offre note ben fruttate tra la pesca bianca e i lamponi. In bocca la rotondità e gli aromi del Pinot Meunier rivestono una struttura che resta ferma e tonica. Persistente, deciso è un vino di forte personalità.

Altro passaggio didattico, alla ricerca della sensazioni maggioritarie donate dal Pinot Meunier, che dona morbidezza ed il tipico tono soft di talco. Da non invecchiare, ma da bere piacevolmente in gioventù.

Blanc de Blancs d’Aÿ - Grand Cru – Millesimato  – Gaston Chiquet -
100% Chardonnay. Vigneti situati nel comune Grand Cru di Aÿ, dove si coltiva normalmente solo Pinot Noir. 
Fermentazione alcolica e malolattica realizzata in piccole vasche termoregolate, stabilizzazione a freddo e filtrazione seguiti da un riposo di 3/4 mesi. Invecchiamento sui lieviti mediamente per 7 anni, quindi dégorgementdosage di 8 g/l. Prima di essere etichettato e commercializzato riposa ancora dai 3 ai 6 mesi. 
Colore giallo chiaro, fruttato con aromi di agrumi, morbido al palato con sentori di agrumi e miele, fine e persistente.

Ecchilo quà il mio amico. La dimostrazione della vittoria incondizionata di un grande terroir sul vitigno. Lo chardonnay che sa di pinot nero perchè piantato dove dovrebbe stare un pinot nero. Vino originalissimo nelle annate migliori, qui, nella versione 2004 soffre un po’ l’annata, i caratteri sono quelli ma meno evidenti del solito, la leggera sensazione di diluizione non nasconde però mineralità e sapidità vivissima, ottimo con la focaccia genovese :-)

Grand Blanc - Blanc de Blancs – Millesimato  – Philipponnat -
Testa di cuvée di sei grandi vini della Côte des Blancs: Avize, Cramant, Oger, Chouilly, Vertus, Grauves, con un tocco di Trépail, ottenuti interamente da Chardonnay. Colore oro con leggeri riflessi verdi. Spuma cremosa, finissima e tenuta eccellente. Naso: acacia e biancospino. Palato: sapore di nocciola e di agrumi, con leggera sensazione di brioche.

Si, medesima annata , la 2004, ma il rilievo interessante del cambio di terroir, leggerezza, freschezza acida in evidenza insieme alla consueta sapidità prorompente.

“Sablé” è un termine depositato per indicare uno champagne a bassa pressione come il Crémant, oggi vietato. 

Le Nombre d’Or Sablé Blanc des Blancs - Premier Cru – Millesimato  – Aubry -
Associazione di tre vitigni bianchi della Champagne, 40% Chardonnay, 30% Petit Meslier e 30% Arbanne. Naso: siepe fiorita, arancia caramellata e miele, fiori di pesco e prugnola. Palato: molto fresco e rotondo, bergamotto, miele, violetta.

Buonissimo, complesso, armonico, originale , persistente, fine, delicato, rotondo. Figlio di una annata favorevole e uscito alla grande. Da non perdere questo 2005.

Cumières Brut Nature - Premier Cru – Non Dosé  – Georges Laval -
57% Chardonnay, 10% Pinot Meunier e 33% Pinot Noir, provenienti da vecchie vigne. Affinato in fusti di quercia e conservato in bottiglia almeno tre anni prima del dégorgement. Bolle fini e numerose. Colore dorato. Naso: fruttato (composte di frutti bianchi). Palato: generoso, grasso, potente e con un fruttato marcato.

Il passaggio in legno è evidente, le note di nocciola tostata spostano il bouquet in una direzione diversa. Vino complesso e originale per carattere, da destinare a palati maturi e consapevoli.

 

Cuvée Spéciale Moon Import Extra Brut – Premier Cru – Millesimato  – Philipponnat -
2/3 di Pinot Noir e 1/3 di Chardonnay, Premier e Grand Cru dell’annata 2006, morbido e profumato, ma non privo di potenza, viene vinificato secondo i principi qualitativi della Maison Philipponnat: vendemmiato a piena maturità, fermentato in legno con malolattica parzialmente effettuata e dosage moderato, 4 g/l.

Ottima scelta, il vino è già molto buono ora e non potrà che migliorare con il tempo. Grande stoffa, classe, personalità.

 

Cuvée l’Apôtre - Blanc de Blancs – Extra Brut - Léclapart -
Parcella unica, innestata e piantata nel 1946. 100% Chardonnay vinificato in legno. Burroso, speziato, frutti freschi, agrumi e ottima persistenza.

Ormai un classico del Biodinamico di Trépail, anche questo dedicato ai palati più pronti all’evenienza di un vino “naturale”.

Brut Tradition - Grand Cru - Egly Ouriet -
70% Pinot Noir e 30% Chardonnay, di cui circa il 50% con vini di riserva. Vinificazione in legno per il 20%. 
Fermentazione naturale senza lieviti aggiunti, si utilizzano solo lieviti indigeni. Primo élevage sui lieviti che dura circa un anno senza bruciare le tappe; il vino si chiarifica lentamente come si faceva 50 anni fa. Messa in bottiglia senza filtraggio nè collatura. Dosage 3/4 g/l.

La curiosa contro-etichetta in inglese a sottolineare l’ennesima grande prova del maestro del Pinot Noir d’Ambonnay. Grande vino, come d’abitudine.

Cuvée de Réserve - Premier Cru  – Gaston Chiquet -
30% Chardonnay, 30% Pinot Noir e 40% Pinot Meunier. Vigneti situati nei comuni di Hautvillers, Dizy e Mareuil-sur-Aÿ. Fermentazione alcolica e malolattica realizzata in piccole vasche termoregolate, stabilizzazione a freddo e filtrazione seguiti da un riposo di 4/7 mesi. Invecchiamento sui lieviti per almeno 5 anni, quindi dégorgement e dosage di 8 g/l. Prima di essere etichettato e commercializzato riposa ancora dai 3 ai 6 mesi. 
Color oro, profumi di frutta secca, fine e persistente.

Ehilà! Ma che bella sorpresa chez Gaston Chiquet. Un vino elaborato periodicamente, quando le condizioni posso esprimere una complessità ed una pienezza rara. Veramente da non perdere anche questa chicca. Da segnalare l’abbandono del tappo con inserzione di silicone per il ritorno al sughero, in assemblaggio ricomposto a prova di muffe.

Cuvée 1522 - Grand Cru – Extra Brut – Millesimato  – Philipponnat -
Philipponnat ha creato la Cuvée 1522 per commemorare l’anno in cui la famiglia si stabilì ad Aÿ. Pura Testa di cuvée di Pinot Noir d’Aÿ 60% e Chardonnay di Oger 40%. Vinificato in modo tradizionale, senza l’uso di legno, una parte minore non subisce la fermentazione malolattica. Ampia e acidula all’inizio, questa cuvée si presta a meravigliare grazie ad un basso dosaggio, con solo 4 o 5 grammi di zucchero per litro. Colore oro tenue, brillante, dai leggeri riflessi ambrati. La spuma è viva, fine e rapida. Naso: note di fiori di biancospino e d’acacia e leggere nuances di prugna e uva matura, miste a fico fresco. Palato: attacco molto fresco. La bocca ben strutturata e armoniosamente sviluppata esprime una succulenza di pesca bianca ben matura, fruttata e morbida, poi evolve verso il fico e la mandorla. Sul finale un limpido ed eclatante tocco di limone la prolunga indefinitamente.

Qui c’è tutto, annata compresa, la felice 2002. Più di così solo Clos de Goisses…

Blanc de Blanc - Extra Brut  – Ulysse Collin -
100% Chardonnay vinificato in legno. 
La fermentazione alcolica avviene con lieviti indigeni e dura dai 3 ai 6 mesi. Il vino non subisce collatura, nè filtraggio, il passaggio a freddo avviene naturalmente in inverno e una volta imbottigliato trascorre 24 mesi in cantina (sur lattes).

L’allievo di Selosse impegnato con buoni risultati sul terreno del suo mentore. Vino molto complesso, anche complicato, ha bisogno di qualche decina di minuti per distendersi e darsi con virile piacere. Pour le client averti ! Curiosamente meglio della versione millesimata 2005.

-

E sospendiamo qui la lezione, pausa pranzo, non ho mai partecipato ad una lezione di nessuna associazione di sommelier su questo tema ma dubito fortemente che un bagno di cultura e di umiltà come questo sia regolarmente proposto. 

- Fine prima parte, l’aperitivo -

GDF

19 Commenti a “Una giornata di degustazioni alla Moon Import di Pepi Mongiardino (prima parte, l’aperitivo)”

  1. Giuseppe Grammauta scrive:

    Se questo è l’aperitivo non oso pensa cosa sarà il piatto forte…

  2. dario.iori scrive:

    Dio salvi i Francesi.

    • beppe scrive:

      e punisca i piemontesi dell’Alta Langa! Dovrebbe essere previsto l’arresto per chi insiste a far metodi classicida quelle parti e pretendere i soldinidi un Franciacorta

  3. Fabrizio scrive:

    bella la foto dell’alba.
    se vuoi la versione agostana a quota 150 mslm ce l’ho. :)

  4. fabrizio scarpato scrive:

    A proposito di lezioni: vedo che sempre più spesso viene riportata la data del dégorgement. Non riportarla è una mancanza che sottintende la necessità di stappare uno champagne subito dopo averlo comprato, anche se poterla leggere ritengo sia una garanzia per il consumatore. Con la sboccatura quel vino comincerebbe ad invecchiare, poiché nasce già maturo, dopo affinamenti e rémuages. Sei mesi, un anno, non di più dopo la sboccatura. Questo a lezione.
    Vedo una data di dégorgement su Egly Ouriet che risale a quattordici mesi addietro: sicuro della qualità e della sapienza, fatta di arte ed esperienza, di Mongiardino, la mia domanda è se le lezioni lasciano il tempo che trovano, oppure non è il caso di generalizzare, oppure è un’eccezione di quella particolare cuvée, e perché. Merci.

    • roberto scrive:

      La data di dégorgement che Mongiardino domanda che sia indicata su tutte etichettature degli Champagne che distribuisce è sostanzialmente una informazione in più per il consumatore che così saprà come comportarsi quando la leggerà. Se ti piace un vino più fresco e giovane di sboccatura non attenderai molto tempo, se invece vuoi verificare quale livello di evoluzione può avere il vino affinatosi in bottiglia dopo la sboccatura potrai attendere anche alcuni anni. Si parlava appunto di perle rare di Selosse e di Egly Ouriet stappate con sommo piacere anche dopo 10 anni dalla sboccatura dichiarata.
      Si tratta di cogliere la fase nella quale il vino ha preso una evoluzione che potrebbe essere straordinaria oppure di rendersi conto di averlo colto già in parabola discendente.

      @ Fabri, ok, mandamela, così evito di alzarmi troppo presto la prossima volta che mi serve qualcosa del genere ;-)

      • giancarlo maffi scrive:

        Quando ti serve qualcosa del genere puoi sempre andare a dormire molto tardi, anche con in vino molto sboccato :-)

    • pepi mongiardino scrive:

      risposta al Fabrizio pensiero,anche se parzialmente esatto!
      La data di sboccatura (che brutto termine in italiano, quasi quasipotremmo cercare tra di noi un sinonimo più elegante!) da inizio alla seconda vita del vino,non meno importante di quella sui lieviti. L’affinamento in bottiglia crea la vera maturazione (tramite le ossidazioni) del prodotto che lo porta, con un percorso più o meno lungo, a seconda dell’importanza del vino, ad una vera piacevolezza sensoriale della degustazione. Siamo noi quindi che decidiamo con l’apertura di quel tappo, in base alla data indicata, di interrompere secondo il nostro personale gusto questo processo!

      • fabrizio scarpato scrive:

        La cosa è interessante, perché par di capire, il consumatore si ritaglierebbe un ruolo importante in termini di decisione (e data per scontata la corretta conservazione della bottiglia).
        Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i produttori: se lascian fare, tanto han venduto, o storgono il naso un po’ increduli.
        Perché uno champagne dovrebbe acquisire le caratteristiche volute durante la presa di spuma, con le bottiglie coricate sur lattes a tempo indeterminato, o comunque il tempo che il produttore decide sia necessario per ottenere ciò che desidera, o anche ciò che gli serve, oppure quella che considera la miglior condizione, la miglior presentazione possibile del suo vino. Questa insegnano essere la maturazione, tanto che per definizione uno champagne non è mai “pronto”, ma maturo, cioè da lì in poi cede.
        Le ossidazioni successive alla sboccatura (sì è brutto ma sgozzamento sarebbe peggio ;-)) mi sembrano un di più, un intervento che sicuramente cambierà, oltre l’anno di tempo trascorso, la caratteristiche di quella bottiglia, anche prendendo dei rischi. E forse è proprio questo il bello, ma quello champagne non sarà più il prodotto voluto dalla Maison ( e spesso si tratta di vini millesimati o particolari) ma quello deciso dal consumatore secondo proprio gusto. Assolutamente legittimo, persino suggestivo, ma forse forzato. Ciò non toglie, sia chiaro, che l’esperienza e la capacità del degustatore possano conferire qualità e caratteristiche ancor più rimarchevoli ad una bottiglia, e non solo secondo il suo gusto: ci sta (come anche il rischio di esanguamento del prodotto, invero) ma non può essere la regola, che farebbe dello champagne (anche se poi si dovrebbe distinguere tra i vari tipi e le varie cuvéé) un vino da affinare come tutti gli altri. E sembra non sia proprio così.
        Grazie comunque, ma ‘sta cosa mi intriga ;-)

  5. gabriele scrive:

    Beato Lei!!

  6. tumbiolo scrive:

    Age of wine Ideal moment
    at degorg. of consumption
    3-4 1-5
    5-8 3-30
    10-15 1-5
    15-20 6m-2
    30 0-6m
    40 0-2m
    50 0-1w
    60 immediately

    • tumbiolo scrive:

      Spero che adesso risulti più comprensibile

      Age of wine Ideal moment
      at degorg. of consumption

      3-4 1-5
      5-8 3-30
      10-15 1-5
      15-20 6m-2
      30 0-6m
      40 0-2m
      50 0-1w
      60 immediately

      • francescoC scrive:

        no, non si capisce una mazza, ameno che trattasi di età femminile. Per quanto attiene al termine sboccatura siccome neanche word ne vuole sapere potrebbe essere scelto tra altri termini meno sboccati appunto, per esempio, “SCOLMATURA” , non si tratta di fognatura però altro non saprei :-))

  7. tumbiolo scrive:

    Maledetto copia ed incolla, mi tocca riscrivere.

    Età del vino al deg. momento ideale di consumo dal deg.

    3-4 anni 1-5 anni
    5-8- anni 3-30 anni
    10-15 anni 1-5 anni
    15-20 anni 6 mesi-2 anni
    30 anni 0-6 mesi
    40 anni 0-2 mesi
    50 anni 0-1 settimana
    60 anni immediatamente

    • roberto scrive:

      “60 anni – immediatamente”

      :-))

    • fabrizio scarpato scrive:

      Bello. In ogni caso, nella stragrande maggioranza dei casi, la stappatura si pone intorno all’anno, con possibilità di allungamento tanto più quanto meno il vino è rimasto sui lieviti. Significa che ai corsi Ais considerano champagne degni, tutti quelli con oltre 10 anni di presa di spuma della cuvée. Abituati bene. ;-))
      L’”immediatamente” mi fa poi pensare a un piccolo gruppo di fortunati che si mettono sotto la bottiglia al dégorgement à la volèe, danzando tutti contenti col bicchiere in mano al grido di pas dosé, pas dosé! :-)

    • giancarlo maffi scrive:

      Secondo me quelli della riga due non se li compra nessuno:-)

      • pepi mongiardino scrive:

        Mi permetto di intervenire ancora per chiarire alcuni punti sull’argomento da voi trattato, con l’intento di offrire ulteriori suggerimenti per la discussione.
        Volendo conservare a lungo il prodotto sui lieviti, è fondamentale mettere la bottiglia ” sur point ” poichè questi ( anche oramai inattivi ), depositandosi sul tappo,limiterebbero l’ossidazione.
        Altro motivo non secondario per la scelta suddetta, sta nel vantaggio di avere la bottiglia con il “remouage” già effettuato, cosa che va ad eliminare gli scuotimenti necessari al distacco dei lieviti, i quali invecchiando andrebbero inevitabilmente ad incollarsi sul vetro.
        In questo modo inoltre, il vino risulta già limpido.
        Aggiungerei anche che, permettere al consumatore di scegliere il momento in cui aprire la bottiglia, in contrasto con l’idea che il produttore,al di fuori delle ragioni economiche, metta in commercio il prodotto pronto al consumo (caratteristica questa perseguita solo da ” piccole-grandi ” aziende), è secondo me, la scelta più corretta.
        Considerando poi i parametri meno tecnici, ma pur sempre determinanti, quali lo spazio ed il tempo, legati al deposito e stoccaggio del prodotto,alla sua vendita e consegna in ogni parte del globo, tutto ciò prevede tempi molto dilatati, a discapito di quell’idea del vino ” pronto ” a cui si è accennato precedentemente.