Verticale di Mastroberardino dal 2001 al 1968

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Il Taurasi, un vino grandioso

di Mayumi Nakagawara*

L’Aglianico è uno dei 3 vitigni più importanti in Italia. Da qui nasce il Taurasi. Questo è un vino nobile e ha una lunga storia, ha radici in Campania, si è raffinato giorno dopo giorno, è splendido e affascinante.

Le caratteristiche dell’ Aglianico
L’ Aglianico è un vitigno molto difficile da coltivare e da vinificare. La sua potenzialità e l’espressione del suo carattere deciso dipendono dalla condizione ambientale. Possiamo dividere 3 zone di produzione importanti: l’ Aglianico del Vulture, l’ Aglianico del Taburno e il Taurasi.
L’Aglianico del Vulture nasce in una zona a 400-600 metri di altezza con terreno vulcanico. In estate l’escursione termica supera i 10 gradi di temperatura e ciò produce un vino dai profumi fini e velluto. Il suo colore è rosso rubino scuro con tendenza nera, è un vino speziato con sentori di cuoio e di selvatico. Dà un immagine di un vino minerale e strutturato.
Confrontiamo questo vino con l’Aglianico del Taburno. Il suo colore è rosso rubino luminoso con tendenza al porpora, ha profumo di frutti di bosco come il lampone e ciò crea un gusto morbido e simpatico. La principale caratteristica che lo contraddistingue dalle altre due tipologie di Aglianico è la prontezza da bere. Il Taurasi ha un colore intenso e profondo, il suo profumo principale è floreale, dopo vengono sentori di spezia e liquirizia. I tannini sono fini, fitti e hanno una elevata acidità rispetto agli altri 2 tipi di Aglianico. Il Taurasi è longevo.

La degustazione verticale del Taurasi
Non penso che sia stata una cattiva annata quella del 2003 anche se è stata molto calda per l’Aglianico che tende ad una vendemmia tardiva. Sopratutto nella zona di Castelfranci e Montemarano dove il terreno, che è al di sopra dei 550 metri di altitudine, è prevalentemente argilloso. Tempi lunghi per l’invaiatura e ciò ha creato una soddisfacente abbondanza di polifenoli mentre i vinacioli sono maturano perfettamente. Il Taurasi 2003 ha potuto mantenere la sua longevità ed è diventato un vino meraviglioso. Invece il Taurasi 2004 ha ottenuto una bellissima acidità che è la caratteristica essenziale dell’ Aglianico, è diventato un vino elegante e magnifico. Complessivamente è un vino elegante e come l’annata ’99 ha tannini fini. Entrambe le annate hanno caratteristiche, indimenticabili.
Ho fatto la degustazione verticale del Taurasi di Mastroberardino insieme con il loro nuovo enologo che si chiama Massimo Di Renzo e il titolare, Piero. Nella cantina sotteranea, hanno annate vecchie, anche del 1928. Hanno scelto le annate del 1968, 1980, 1997, 1999 e 2001.

2001: In tutta Italia è stata l’annata del grande vino, possiamo dire che è stata un’ottima annata. Questo Taurasi è un buon vino, vi ho sentito una straordinaria potenzialità. I sentori di violetta, rosa rossa e pepe nero sono molto fitti e concentrati. E’ un bicchiere stabile e equilibrato. (Punteggio: 89)
1999:
Fitto e slanciato, ha un’acidità marcata, manca un po’ di complessità. E’ già pronto da bere? (Punteggio:85)
1997:
I profumi sono di frutta rossa matura, liquirizia e fichi. Ha buon corpo ed è rotondo. I tannini sono abbastanza asciutti e persistenti. È un vino caldo, austero e equilibrato. Posso immaginare che questa sia stata un’annata calda. (Punteggio:87)
1980: I profumi sono di cacao e mirtilli secchi. E’ scorrevole e i tannini fini volano nella bocca. E’ un vino molto persistente e si allunga in bocca. Ha un carattere nobile. (Punteggio: 84)
1968:
Ha sentori di rosa rossa secca, fragola di bosco e iodio. E’ un mondo di calma e sacralità. La bella composizione delle armonie che si sovrappongono è ben amalgamata. È stabile fino alla fine. Le sorprese sono la limpidità e la qualità superiore dell’ acidità. (Punteggio:91)

Il Taurasi fondamentalmente non cambia il suo carattere basilare se fa invecchiamento, ma diventa un vino a lungo persistente, è come immaginare di seguire una curva che arriva alla fine con calma e diventa come la seta. E’ timido ma il suo fascino ammaliante sembra coperto con un velo. I profumi sono di base floreali, e in ciò ha una somiglianza con il Barolo che è fatto con il Nebbiolo. La differenza è che i profumi del Barolo cambiano verso il cuoio e il selvatico quando fa l’invecchiamento. Quando l’invecchiamento è più lungo il vino diventa espressione perfetta del proprio territorio (le terroir), e in esso si rispecchia. Non importa che sia invecchiato in barrique, nel tonneau o nelle grande botte. L’importante è il Territorio. Vorrei dire che tramite l’assaggio di un grande vino del territorio in cui nasce il Taurasi ho sentito una grande emozione e a occhi chusi ho visto l’Irpinia.

*L’amica giornalista giapponese ha scritto questo articolo per i suoi lettori che riceviamo e volentieri pubblichiamo tradotto in italiano. E’ molto interessante per capire il puno di vista nipponico sul rosso più importante del Sud.