Vigne di Janno Piro 2006 Ischia rosso doc

Letture: 37

Vigne di Janno Piro 2006 Ischia rosso doc
Cresce con la percezione della crisi la richiesta di rossi buoni, tipici e abbordabili nel prezzo. E la Campania è ricca di utilitarie carine e soprattutto appaganti tra cui scegliere a seconda dei gusti. Iniziamo l’anno con un vino ormai collaudato di Pietratorcia, l’azienda ischitana delle famiglie Iacono, Regine e Verde, ormai ben consolidata nel mercato grazie all’affidabilità dei suoi prodotti e anche, perché no, all’attenzione costante per il packaging che certo non guasta quando si deve fare un regalo. Parlo del Vigne di Janno Piro, dal nome di uno dei conferitori storici della bella cantina di Forio, risultato di un blend di varie uve, soprattutto il piedirosso, la guarnaccia e un po’ di aglianico. Non è un rosso da sorseggiare alla moda anglosassone prima di cena, ma un bottiglia da piantare con decisione in mezzo alla tavola imbandita. Già, perchè il pregio più importante di questo vino è la sua abbinabilità ed è il motivo per cui ve lo consiglio. Una poliedricità forse dovuta alle sue qualità, ma potete spaziare benissimo dalla zuppa di pesce un po’ tirata sino al coniglio all’ischitana, dalla pasta con le melanzane sino al ragù classico napoletano. Quando un vino sa fare questo lavoro senza farsi notare allora vuol dire che la scelta è stata giusta. Questo lavoro operaio, esaltare il cibo, è reso possibile dalla grande freschezza del Janno Piro, cioè l’acidità pronunciata che può dare magari fastidio a chi ha il palato votato alla morbidezza ma che invece costituisce il motore di tutta la costruzione enologica. Non solo infatti garantisce vivacità e interesse al bicchiere, ma anche longevità, sicché può anche essere una bottiglia dimenticata in cantina o in un mobile di cucina e tirata fuori dopo tre, quattro, anche cinque anni: non vi deluderà. Tranquilli, già verificato in più di una occasione e con diverse annate. Così Pietratorcia si conferma come uno dei fari della nuova enologia campana, nata negli anni ’90, e di cui abbiamo sempre amato oltre misura i bianchi, minerali ed eleganti, oltre che il passito Meditantum, dalla vita di elefante. Anno dopo anno, con tanta passione e impegno personale, il marchio si è affermato con discrezione e precisione, anche grazie alla esperienza maturata sul campo in queste dodici vendemmie da Ambrogio Iacono, l’enologo di famiglia. i suoi vini riflettono il suo carattere: non si impongono, sono gentili e discreti, ma decisi quando decidono di manifestarsi all’appassionato. E allora, cari lettori, quale modo migliore per iniziare il nuovo anno se non celebrando uno dei successi della nostra regione?