Vinestate a Torrecuso: Aglianico del Taburno in degustazione

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Aglianico del Taburno: con l'età non si invecchia
Aglianico del Taburno: con l'età non si invecchia

di Pasquale Carlo

L’edizione 2012 di VinEstate a Torrecuso inizia proprio dove era finita l’edizione 2011: nella suggestiva cornice del palazzo Cito-Caracciolo con un lungo viaggio all’indietro lungo il percorso tracciato dall’Aglianico del Taburno. Cinque etichette che hanno incuriosito e conquistato il pubblico attento e preparato. A guidare la degustazione la delegata dell’Ais sannita Maria Grazia De Luca e l’amica e collega Federica De Vizia.

I calici aspettano i nettari
I calici aspettano i nettari
I mostri sacri
I mostri sacri

Aglianico del Taburno Riserva Terra di Rivolta 2007 – Fattoria la Rivolta *****: calice di estremo interesse perché già bello pronto ma ispiratore di un  lungo cammino. Il legno è già ben consumato, tranne che nell’olfatto risentito tempo dopo nel bicchiere. Grande frutta, notevole struttura e piacevole freschezza per un vino che ci accompagnerà almeno per un altro decennio.

Aglianico del Taburno Riserva Don Nicola 2004 – Cantine Iannella*****: il primo impatto ha segnato il calice in tipicità. L’avvio olfattivo leggermente sporco ha via via lasciato spazio a note fruttate mature accompagnati da notevoli timbri balsamici. Otto le annate sul groppone, ben tenute. Da seguire con attenzione.

Aglianico del Taburno Riserva 2003 – Falluto*****: è forse il vino che mi ha stupito di più della batteria, partendo dalle caratteristiche della tradizionale azienda e considerando l’annata difficilissima, calda quasi come questa 2012 e appesantita dalla mancanza di escursioni termiche tra giorno e notte. Tutto questo si avverte nella magrezza del corpo ma non tange minimamente la vena fresca del calcina, per nulla scalfita nonostante i nove anni, pimpante nella sua irruente tipicità.

Aglianico del Taburno Riserva Limiti 2001 – Torre dei Chiusi******: quando Maria Grazia e Federica mi hanno chiesto di presentare un vino non ho esitato nella scelta di questo cult di Domenico Pulcino che presenta l’unica pecca di non avere eredi. Da anni parliamo dell’annata 2001 di Torre dei Chiusi, sicuramente una delle massime interpretazioni di sempre dell’Aglianico del Taburno. Fragrante la frutta in bocca, notevoli le speziature ed ancora piacevolmente fresco e persistente. Speriamo di avere ancora bottiglie per ‘VinEstate’ 2021.

Aglianico del Taburno Riserva Vigna Cataratte 1996 – Fontanavecchia******: sfiderei chiunque a trovare parole per un vino che dopo sedici anni è ancora lì ad aspettare ennesime interessanti evoluzioni. Chapeau.

La sala
La sala