Napoli. Vini e Cucina dal 1913, tre generazioni ai fornelli in via Piedigrotta tra carri e canzoni

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Via Piedigrotta 56
Tel. 081 66 79 23
Aperto: pranzo e cena dal lunedì al sabato
Chiuso. Domenica sera
Ferie: 10 giorni in agosto

97 anni orsono Salvatore Liguori apre “Vini e Cucina”, grazie al fatto di esser imparentato, tramite sua moglie Elisa Pica, con una famiglia di pescivendoli della Pignasecca, altro mercato rionale famosissimo a Napoli. Inizialmente si parte con pasta e fagioli, alici e baccalà fritti. Si aggiungono man mano tutti i piatti della tradizione, rimasti tali anche oggi. Alla morte di Salvatore, subentra suo figlio Alfonso con la moglie Luisa, nelle ore libere dalla scuola, il figlio Salvatore comincia a dare una mano ai genitori. Quasi un secolo dopo, Salvatore Liguori continua a gestire insieme alla madre Luisa quest’avamposto delle antiche tradizioni gastronomiche di città. Mamma Luisa è il ritratto del saper vivere, timida, di poche parole, lavora a testa bassa, instancabile, serena e paziente, non si lamenta mai, eppure, fa tutto da sola.

Mamma Luisa alle prese con le alici

Piedigrotta è una zona della città di Napoli, nel quartiere Chiaia, situata fra via Francesco Caracciolo e la stazione ferroviaria di Mergellina. Deve il suo nome ad una galleria scavata in epoca greca nella collina di Posillipo: la Crypta Neapolitana (detta anche “Grotta di Pozzuoli” o “Grotta di Posillipo”). In questa grotta, secondo un’antica tradizione basata principalmente sul Satyricon di Petronio, venivano officiati riti sacri in onore del dio Priapo nel mese di agosto. Successivamente,  tali riti furono sostituiti da una festa in onore della Madonna di Piedigrotta, nella chiesa (grotta) fu posta la statua della Vergine, nel Seicento la festa vede l’avvio ufficiale, è  in questo periodo che  si afferma il rito religioso dei nove sabato di Santa Maria di Piedigrotta.

la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta

Gruppi di devoti arrivavano in pellegrinaggio, anche dalle zone limitrofe, molti a piedi scalzi, alle sei del mattino, per chiedere un miracolo, o per grazia ricevuta. Per i primi anni la festa si celebra nella grotta, in seguito si allarga alla villa comunale. Si prega, si mangia, si canta, si balla. E´ un inno alla vita, prima dell´arrivo dell´inverno. Nell´Ottocento, dopo la caduta dei Borbone, Piedigrotta va avanti con il pellegrinaggio religioso, i giochi pirotecnici da terra e da mare, le luminarie, le bancarelle.

La Chiesa di Piedigrotta in una foto di fine ‘800. Sul fondo, la grotta per Pozzuoli.

Nel 1835 prende forma la Piedigrotta canora che offre alla melodia partenopea il suo trampolino di lancio. Il ritornello della canzone Io te voglio bbene assaje” diventa la colonna sonora del Regno, le note di “Fenesta vascia”, “Michelemmà” insieme a tante altre, salpano dal Golfo per approdare in America e in Australia. L’unità d’Italia, con il perduto ruolo di capitale, alimentò la nostalgia partenopea e il rifugiarsi nella lingua degli avi. In questi anni nacque la canzone classica napoletana e Piedigrotta diventò un moltiplicatore di successo e luogo di confronto fra gli ultimi depositari della vena popolare e il nuovo ceto di canzonieri. Le persone che l’hanno vissuta raccontano che durante le prime luci del mattino del 7 settembre, le vie e gli atri dei palazzi venivano addobbati per la festa, durante la quale sfilavano carri arricchiti con vere e proprie orchestrine, mandolini e chitarre. Inoltre non mancavano “gruppetti di monelli muniti di aggeggi rumorosi e dello strumento principale, indispensabile e caratteristico della festa, ’a trummettella, un cono di latta grossolanamente dipinto che emetteva una sola stridula nota.  I ragazzini  annunciavano ciò che sarebbe successo più tardi: il grandioso concerto notturno,  con gli  strumenti tradizionali, il putipù, il triccheballacche, le nacchere e  gli strumenti detti  ‘e scucciamienti , utilizzati per dare fastidio rumorosamente.

“trumbettelle” moderne più simili alle vuvuzelas che allo strumento originale

Nel 1952 venne introdotto, in concomitanza con la festa, il Festival della Canzone Napoletana, che si svolgerà fino al 1970. Dopo la fine del Festival di Napoli inizierà il declino della Piedigrotta, che verrà sospesa nel 1982. Nel 2007 il Comune ha patrocinato una nuova edizione della festa, nel quadro degli eventi estivi, riprendendo in parte le modalità tradizionali: le luminarie in via Piedigrotta, i mortaretti che annunziano l’inizio della festa la mattina dell’8 settembre, la sfilata dei carri allegorici sul lungomare, la sfilata dei bambini con i vestitini di carta, il concerto in Piazza del Plebiscito, nonché la batteria di fuochi d’artificio a mare. Molte polemiche sono nate, per rimanere in tema di “bavaglio alla cultura” in merito alla notizia che l’EPT di Napoli – ente titolare del marchio “Piedigrotta” ed organizzatore dell’evento, ha vietato “qualsiasi manifestazione che offenda il decoro, la morale, la religione o che contenga riferimenti a cronaca, attualità, politica e sociale anche se in veste satirica”. Questa decisione ha provocato le proteste di molti artisti, tra i quali, Dario Fo, che l’ha definita “resa completa dell’intelligenza e dell’ironia al potere”.

Mamma Luisa e Salvatore Liguori

Esaurito l’ormai consueto inquadramento storico e socio culturale, posso raccontarvi di Salvatore e mamma Luisa, instancabili lavoratori e difensori delle tradizioni gastronomiche di qualità di una volta. Mi raccontano della “loro” Piedigrotta, quando papà Alfonso metteva i tavolini sul marciapiede e friggeva  a go go “cuppetielli “ di alici, pizzelle di “cicinielli” e baccalà, crocchè e arancini, insomma il cibo di strada napoletano. Salvatore ogni mattina fa il tour dei mercati rionali e dei suoi fornitori di fiducia, voglio solo il meglio mi dice, e in piccole quantità, non faccio scorte e non riciclo avanzi. Trovo Mamma Luisa nella spartana cucina alle prese con un bel po’ di alici freschissime da pulire e con quattro fuochi accesi: uno con l’acqua per la pasta, uno con il sugo olive e capperi, e due padelle per friggere, quelle di una volta, una per le patate e l’altra per le alici e le pizzelle di “cicinielli” (la neonata).

gli spaghetti olive e capperi di Mamma Luisa

Anche la sala è austera, legno per tavoli e sedie, tovaglie bianche, quasi nulla alle pareti, gli scuri delle finestre in legno verniciato di grigio come tanti anni fa. All’ingresso della cucina troneggia un’immagine di San Pasquale in onore di San Pasquale de Baylon protettore dei cuochi. Il menù è recitato a voce da Salvatore che gira tra i tavoli, una quarantina di coperti divisi in due sale delle quali una è per fumatori. Si parte dagli antipasti: verdure alla griglia, alici marinate, pizzelle di fiori di zucca, quando è stagione, affettati, provolone piccante, straordinaria mozzarella di bufala del caseificio Di Costanzo, piccolo caseificio nell’agro aversano, con un proprio punto vendita a Napoli in Via Lepanto 118

San Pasquale de Baylon, protettore dei cuochi

Il pane, il classico palatone napoletano, arriva da un panificio in zona, è proprio  con quello – soprattutto se caldo, utilizzando le estremità, i cd. “cuzzetielli”,  che si preparano le classiche “marenne” (merende): si svuotano della mollica e si farciscono di ogni ben di Dio, peperoni in padella, melanzane, salsicce e friarielli, provola e mortadella etc :)

il palatone napoletano

La scelta dei primi è vastissima, tranne le minestre con i legumi e i tradizionali ragù e genovese, che richiedono più tempo, sono tutti preparati a richiesta. Mamma Luisa si prende il tempo necessario per gli spaghetti con olive e capperi, pomodori freschi per il sugo, poco olio extravergine e il giusto equilibrio tra quantità di pasta e sugo. Ancora spaghetti a vongole, tubetti con le cozze, linguine con polipetti o scampi, pasta e cavolo, pasta e zucca, fagioli e scarole, carbonara, amatriciana, tutte le paste con i legumi, ceci, fagioli, lenticchie, piselli. I primi al forno, pasta con le melanzane, al grattè, il gattò di patate, la lasagna e i “must”: ragù e genovese.

freschissime vongole, per gli spaghetti o in sautè

Altrettanto vario l’assortimento dei secondi: salsicce, costatelle di maiale alla griglia, o con i peperoni, polpette al sugo o fritte, spezzatino con patate, scaloppine di vitello e carne alla pizzaiola, cotolette, la carne in padella come una volta, solo con aglio olio e prezzemolo. Ancora i fegatini “‘int’e rezzetelle” (nel retino di coratella) profumati con la foglia di alloro, fegato alla veneziana, la carne del ragù e della genovese, la “scorzetta” (bistecca con l’osso) alla griglia. I piatti di mare variano a seconda di quello che Salvatore trova al mercato: alici fritte o in tortiera, sauté di vongole, pesce spada alla griglia, polipetti in cassuola, triglie e fragaglie, frittura di paranza, pesce bandiera fritto, o, imbottito, baccalà in bianco, fritto o in cassuola. Classica e abbondante la batteria dei contorni, friarielli croccanti e forti al punto giusto, patate fritte di casa fatte al momento, tutte felicemente diseguali. Ancora melanzane a funghetti, broccoli, carote, carciofi in umido, insalate e poi i classici: parmigiana di melanzane e l’intramontabile mozzarella in carrozza.

salsiccia, friarielli e patate fritte tagliate a mano
alici fritte. Salvatore e Mamma Luisa fanno grande uso di pesce azzurro

L’olio viene cambiato ad ogni frittura precisa orgoglioso Salvatore. Le padelle di Mamma Luisa sono di ferro, quelle di una volta, raccontano la storia di tanti anni di cucina e mostrano i segni della fatica ai fornelli.

la cucina, quattro fuochi e padelle in ferro

Il vino della casa arriva da Terzigno: piedirosso e falanghina nazional – popolari. I dolci solo nel fine settimana, torta caprese e tiramisù fatti in casa dalla sorella di Salvatore. La clientela è molto varia: molto frequentato da giornalisti di città, attori, cantanti napoletani e poi tanta gente comune, operai, impiegati, anziani del quartiere. L’atmosfera è conviviale e tranquilla allo stesso tempo, Salvatore in sala, chiacchiera con tutti.

il vecchio bancone di servizio

In cucina Mamma Luisa si muove con calma, ha i suoi tempi, sono passati cinquant’anni da quando ha sposato Alfonso e ha varcato la soglia di questa cucina, adesso è sola, ma è ancora qui, china sulle alici da pulire o sui fornelli, gli occhiali sul naso, un sorriso ogni tanto, stravede per suo figlio, sa bene che porterà avanti la passione di famiglia: far da mangiare per la gente, con semplicità e rispetto dei sapori di un tempo. Tutto ciò ha un valore inestimabile, eppure, spenderete soltanto 10 – 12 euro per un pasto completo, al massimo 15, se ordinate pesce freschissimo. Tante sono invece le migliaia di euro investite per Piedigrotta negli ultimi anni da Comune e Regione: ahimè abbiamo visto solo pubblicità, un po’ di fuochi a mare e qualche concerto. Era tutto definito, si poteva cogliere l’occasione di celebrare i 150 anni della nascita di Di Giacomo e l’anniversario dell’Unità d’Italia, ma tutto è andato in fumo.  Per fortuna, tra due anni  “Vini e Cucina” di Salvatore Liguori avrà 100 anni: vi invito da ora a festeggiare con loro, sarà un ritorno alla vera Piedigrotta.

meno 2 al centenario di Vini e Cucina

di Giulia Cannada Bartoli

48 commenti

  • Novella Talamo

    (12 novembre 2010 - 14:53)

    Giulia grazie per questo bel viaggio alla scoperta di un luogo autentico che di sicuro visiterò la prossima volta che mi trovo a Napoli!

  • claudio nannini

    (12 novembre 2010 - 15:07)

    bellissimo come al solito l’articolo. il link a freddy mercury poi è il top.
    COMPLIMENTI!!!

  • Mario Stingone

    (12 novembre 2010 - 15:39)

    Questa non la conoscevo……… Brava Giulia !

  • Monica Piscitelli

    (12 novembre 2010 - 16:30)

    Mozzarella in carrozza è un piatto da principessa. Io la adoro. La singora Luisa sembra uno scricciolo, ma ha un aquila dentro e spero voli sempre altissima. Auguri.

    • Lello Tornatore

      (12 novembre 2010 - 16:53)

      E’ una bella lotta, tra noi e la signora Luisa, per la mozzarella in carrozza!!! Naturalmente scherzo, sicuramente è molto più buona la sua, cara Luisa… e come dice Giulia, chapeau ! Dove magari sono insuperabile è qui
      http://www.lucianopignataro.it/a/la-pezzogna-in-carrozza/17070/
      Bravissima Giulia, perchè non le metti tutte insieme queste recensioni e ne fai un libro?

  • carlo

    (12 novembre 2010 - 17:17)

    Bell le recensioni di questi ristoranti che fanno conoscere anche storia e contesto sociale. Talmente belle Giulia che dovresti aprire una “succursale” romana! Grazie comunque per quello che stai facendo, è fantastico.

  • leo

    (12 novembre 2010 - 17:33)

    Molto bella la storia e un vero peccato non poter frequentare Napoli più spesso per godere di questi vecchi locali. Ma noi polentoni come facciamo ? scendiamo di rado e quelle rare volte abbiamo l’imbarazzo della scelta fra tutti i grandi della costiera e le mitiche pizzerie di via dei Tribunali… :-)

    L’unica cosa che mi preoccupa un po’ e il vino della casa: ma proprio da Terzigno doveva venire ? non è che mentre lo versi nel bicchiere diventa fluorescente ? :-)))

    http://www.beaupre.com/blog/userfiles/Image/Greenwine.jpg

    • roberto

      (12 novembre 2010 - 17:47)

      Leo, cosa c’è nel bicchiere ? L’antigelo ? :-)

  • claudio nannini

    (12 novembre 2010 - 18:02)

    ecco cosa vuol dire ilbombardamento mediatico: adesso il vino di Terzigno, dove si produce del magnifico Lacrima Christi, forse il vino italiano più conosciuto al mondo, è guardato con sospetto ed apprensione. La seconda discarica di Tezigno non si farà .La prima è gia strapiena e pare che puzza a parte non faccia altri danni. Quello che veramente è insopportabile è che questa discarica sia stata aperta in un territorio (Parco Nazionale del Vesuvio) dove PER LEGGE DELLO STATO, non potrebbe esserci.

    • roberto

      (12 novembre 2010 - 18:13)

      Caro Claudio, un po’ hai ragione, te lo dice uno che dai bombardamenti mediateci ha perso molto, almeno sul lato economico, ed è pure stato presentato recentissimamente un libro sulle Grandi Bufale Mediatiche, ieri o l’altro ieri alle 13 su Rai3. Poi è pure vero che come al solito “lo stato s’indigna s’impegna poi getta la spugna con gran dignità” , ed è pure vero che i giornalisti dovrebbero spesso seguire i consigli di Iannacci, però affermare che ” il vino di Terzigno, dove si produce del magnifico Lacrima Christi, forse il vino italiano più conosciuto al mondo…” questo mi sembra eccessivo.

  • claudio nannini

    (12 novembre 2010 - 18:04)

    Per Giulia e Monica, con la opportuna collaborazione di Luciano, a quando un bel libro su queste cose?

  • claudio nannini

    (12 novembre 2010 - 18:26)

    Caro Roberto, sembra strano ma è proprio cosi, o per lo meno lo è stato fino a qualche anno fa e soprattutto in America. Vedi, per gli americani, L’Italia si identificava con Napoli, Roma e un pò la Sicilia e soprattutto grazie al fenomeno dell’emigrazione, il vino Italiano era appunto il Lacrima Christi. vino del Vesuvio, Non dimentichiamo poi, e questo è un dato di fatto incontrovertibile che per l’appunto il Vesuvio è il vulcano più famoso al mondo

    • roberto

      (12 novembre 2010 - 18:33)

      Chiarissimo Claudio, ti ringrazio per questo incontestabile contributo storico.

  • fabrizio scarpato

    (12 novembre 2010 - 18:47)

    Io ho bei ricordi del Festival di Napoli: lo guardavo in televisione, in bianco e nero. Era il Festival di Aurelio Fierro (Ma tu vuliv ‘a pizza) di Nunzio Gallo (Sedici anni) di Sergio Bruni (Carmela) di Giacomo Rondinella (non so). Ricordo meno la presenza femminile, di solito le cantanti napoletane allora restavano confinate alla regione, per non dire alla città: solo molto più tardi si imposero all’attenzione Teresa De Sio o la stessa Lina Sastri, grandissima in un memorabile Masaniello con Mariano Rigillo.
    Al Festival ricordo erano previsti gli ospiti, non napoletani, ma che alla canzone napoletana regalarono splendide canzoni: come Domenico Modugno (Resta cummé, Tu si ‘na cosa grande…). Insomma non andavo a letto dopo Carosello.

    • roberto

      (12 novembre 2010 - 18:54)

      Si, dovrei tornare a Napoli, dovrei farlo, anzi, non sentendo più minimamente il senso del dovere non credo di doverlo fare, ma sto ripensando di volerlo fare.
      Vorrei farlo perché l’ultima volta le cose non andarono molto bene, ma non per colpa dei napoletani, ma per colpa mia che fui certamente così negativamente predisposto da provocarmi una tre giorni molto contradditori, diversamente non avrebbe potuto andare tutto così storto, le cose vanno così quando vuoi che vadano così.
      Nella marcia di riavvicinamento alla città ci stanno anche queste bollicine di progetti galleggianti nel cielo sopra al Tirreno , il gustoso e alcolico progetto sviluppo del blog di Luciano Pignataro che ho deciso di condividere con vera umiltà, levandomi dai piedi impegni più edonistici e forse anche più prestigiosi per ripartire da zero in questo immenso caos internettiano.

      Un po’ snob mi definisce di tanto in tanto Luciano, mi avesse conosciuto dieci anni fa mi avrebbe sputato direttamente in un occhio.

      Cinque tre stelle a Parigi per ogni cliente in Campania, però voi state la e io qua.
      Un nuovo cliente proprio alla periferia, sotto il Vesuvio, ok, stavolta non posso delegare, tocca a me.
      Con il Mercedes nuovo col cavolo che vengo a Napoli, lo lascio all’aereoporto di Caselle.
      Rent a car, prendo la più grossa, la più comoda. Il ragazzo mi apostrofa, signò vui siete un persona importante, no, tranquillo, solo un po’ stronzo.
      Grande Albergo Vesuvio, voiturier come a Parigi, è inverno, nelle roulette del bussolotto in legno e vetro mi attorciglio la sciarpa con quella di Pavarotti, mi sembra un buon inizio.
      Alla stellata Cantinella si mangiò in maniera vaga e impersonale, l’unico ricordo, una cosa mai vista al mondo : la richiesta di qualche soldo per il deposito in guardaroba di un impermeabile e di un cappotto
      Dall’ipotetico cliente, il motivo del viaggio, cominciò tutto bene e finì dopo breve tempo come potete immaginare, come nello stampo del più classico dei possibili clichè.
      Da Ciro a Santa Brigida la mozzarella di bufala di Aversa fu imbarazzante per il formato ma di grande bontà, la pizza me la fecero tre volte per due persone e neanche di una riuscii a affrontare il secondo triangolo, “ se la voleva biscottata me lo doveva dire” .
      La vista dalla terrazza su Castel dell’Ovo è già fantastica ad angolo acuto, alzare la testa fa quasi male agli occhi, c’è Don Alfonso tre stelle la in cima, si va, si va, quante volte in quegli anni, sempre bene, qualche crepa in estate ma fuori stagione impeccabile, probabilmente tornerà a riceverle tra breve, il tre stelle fuori stagione.
      Il brivido di finire sul cofano di un taxi che decise che la sua corsia erano le rotaie del tram e le mie strisce pedonali,il sangue gli si gelò più a lui che a me. Io credevo di essere morto.
      Invece come un automa sotto choc, fuori dalla città, fuori da quella città, sul mare di Giueppone a mare a respirare, troppo presto per mangiare, non per bere e dimenticare, neanche la rabbia per un viaggio, sveglia, c’è da riportare l’auto all’aeroporto, c’è il volo della sera per Torino.
      In automatico, come altre decine di volte : consegna auto, credit card, check in, imbarco, decollo, sorvolo,atterraggio, recupero auto.

      No, la mercedes non c’è più , rubata a Torino.
      gdf

      • fabrizio scarpato

        (12 novembre 2010 - 19:59)

        Io scesi (?) al Continental (più per i poveri), proprio accanto al Vesuvio, ma comunque con Castel dell’Ovo sempre di fronte che poi, la notte di capodanno duemila, mentre tutti aspettavano il bug, si incendiò di fuochi d’artificio tra i più belli mai visti, anche perché dal balcone della mia camera ce li avevo addosso.
        Ricordo il pallone da calcio chiamata mozzarella da Ciro a Santa Brigida e tutti i bimbi all’assalto. La pizza mi sembrò buona, almeno per il mio standard.
        Mi comprai un vassoietto di sfogliatelle al Gambrinus, incartato in rosso e oro (nella scatola di Scaturchio adesso ci tengo i bottoni) e prima dell’albergo incontro Lucio Dalla sulla porta del Vesuvio con una pelliccia tipo cavallo pezzato rossiccio e bianco. Fermo, da solo, lì, impalato. Io con le pastarelle mi avvicino, lo guardo e simile alla Gradisca dell’Amarcord felliniano farfuglio: Beh, non posso esimermi…. dico, dissi “esimermi”. Incurante del rossore compreso tra quello del pacchetto e quello della pelliccia, mi feci fare l’autografo sulla carta delle sfogliatelle, già aperto (non avevo resistito nel breve tragitto) e imboccai la porta del Continental. Ero solo anch’io in quel momento: a tutto il gruppo che arrivò un minuto dopo chiesi se avessero visto Lucio Dalla lì appresso: nessuno l’aveva visto, feci vedere l’autografo, ma in realtà era uno scarabocchio invisibile a biro su un paccheto rosso. Eppure era lui, giuro. ;-)

  • giulia

    (12 novembre 2010 - 18:57)

    che bello vedere quanti ricordi son venuti fuori…
    Lello….. l’idea è già in pentola…..
    Roberto, ti invito a Terzigno, ci sono almeno due aziende che hanno raggiunto l’eccellenza e sono famose a livello internazionale, e fanno il Lacryma Christi:)
    Fabrizio: non ti facevo appassionato di cotanta napoletanità, che bello:)

    • fabrizio scarpato

      (12 novembre 2010 - 20:05)

      Va senza dire, modestamente. Mura e clienti della Taverna ‘e Masaniello, dalle parti di Santa Chiara, ricordano ancora una mia performance con Reginella accompagnato dal musicista del posto, che cercò di assumermi seduta stante, credo come cabarettista. Son soddisfazioni. ;-)

  • giulia

    (12 novembre 2010 - 19:52)

    Roberto, è vero le cose vanno come uno vuole che vadano. Quanto alla Cantinella sarei molto felice di accompagnarti di nuovo, da Agostino Iacobucci, giovane Executive Chef che in 9 mesi ha risollevato completamente l’andamento del locale e rivoluzionato la cucina, sono sicura che resteresti sorpreso. Per la pizza gli indirizzi sono tanti, quelli che ci sta regalando Monica e il magnifico Coccia di Pizzaria La Notizia dove anche la carta dei vin ti stupirebbe….Il caos cittadino è un male endemico, reso purulento dalla classe dirigente che ci ritroviamo e da certi modi di essere dei napoletani. Non è stato sempre così , la violenza nei modi e nei comportamenti è degli ultimi decenni con il dilagare della camorra che si è infiltrata ovunque.Il mare di Posillipo in una giornata di sole invernale è quanto di più bello ci sia al mondo, detto questo, ti aspetto a napoli sarò felice di accompagnarti in giro in Opel Agila gialla:)!

  • giulia

    (12 novembre 2010 - 20:08)

    fabrizio….avrei voluto esserci, allora devi esibirti per noi, a Maffi mettiamo cappellino e piume di struzzo al collo ok?:)))))))))

  • fabrizio scarpato

    (12 novembre 2010 - 20:49)

    A Napoli, a Napoli ! (cit. Cechov)

  • ENRICO MALGI

    (13 novembre 2010 - 19:36)

    Scusate, incomincio a preoccuparci seriamente: del Maffi nessuna notizia? Qualcuno l’ha sentito o letto, o incontrato? Nemmeno Roberto, Lello, Marco o Luciano? Vi prego, sono molto in pensiero, datemi notizie certe. Se qualcuno sa quacosa parli, per favore. Grazie.

    • roberto

      (13 novembre 2010 - 19:56)

      Ho attivato la protezione civile ma, Credo si tratti di soli problemi di “linea” , come dire, di “comunicazione” , essendo caduti alcuni centimetri di neve sulle alture della Versilia ;-)

    • giancarlo maffi

      (13 novembre 2010 - 20:07)

      grazie per la preoccupazione ,enrico.

      sarai contento, proprio tu, della strada che ho deciso di intraprendere : mi sono fatto frate e una delle penitenze che devo fare è che posso commentare pochissimo.

      a proposito il mio nome da oggi è : frate michele da bargecchia.

      • roberto

        (13 novembre 2010 - 20:25)

        Finalmente Maffi ha trovato la sua strada penitente da novizio, mai identificabile in immagine ma ora il suo tempo è venuto, che anche lui abbia un piccolo avatar che ce lo ricordi in sua assenza.
        Abate Luciano, voglia Lei applicare un icona a ricordo :-)

        http://www.lucianopignataro.it/wp-content/uploads/2010/11/fra-michele.jpg

        • Luciano Pignataro

          (14 novembre 2010 - 19:24)

          Il Consiglio dei Priori ha deciso: che Frà Michele da Bargecchia sia trasferito per giorni dieci all’Enoteca Gastaldi di Girona dove affronterà tra prelibati piatti e vini finissimi conversazioni a suo piacimento con il notaio Tumbiolo tra le 22 e le 24 quotidie
          LVS

          • tumbiolo

            (15 novembre 2010 - 10:21)

            Enoteca Gastaldi, cosa di più?

  • ENRICO MALGI

    (13 novembre 2010 - 21:00)

    Grazie molte Roberto. Finalmente posso tirare un sospiro di sollievo, perché ero veramente preoccupato. E devo anche dirti che il personaggio di Sean Connery (suppongo quello del film “Il nome della Rosa”) non è migliore di frate Michele da Bargecchia, anzi direi il contrario… Solo vorrei sapere perchè poi proprio frate Michele?, Boh! Se Giancarlo si dovesse trovare bene in questi panni, magari io, tu, Lello e Luciano potremmo anche seguirne le orme, che ne dici? Abbracci.

  • giulia

    (14 novembre 2010 - 19:06)

    Maffi sei grande:)))

  • giuseppe

    (15 novembre 2010 - 10:07)

    Nostalgia di una Napoli diversa da quella attuale, decadente, povera e sporca, nostalgia dei sapori di una volta, della cucina della nonna,incarnata dalla signora Lucia, accompagnata dalla allegria, dal saper fare e dal sapere vivere di Salvatore, fanno di Vini e Oli un locale unico, dove trascorrere una buona serata, mangiando qualcosa di unico, ad un prezzo, anche esso nostalgico, di una Italia che fu, con la lira moneta nazionale…
    Giuseppe Parente

    • Eduardo Martucci

      (11 gennaio 2011 - 21:10)

      Peppì, diciamo la verità, quando andiamo a mangiare lì ci arricreiamo. Turro vero quello che dici e voglio ancora una volta sottolineare che oltre al gusto di assaporare le squisitezze che prepara la signora Luisa c’è il nostro grande amico Salvatore, il quale è sempre brillante e ci tiene compagnia con le battute più divertenti e gli immancabili commenti calcistici. Per me, è un appuntamento fisso ed irrinunciabile e grazie a questo posto riusciamo a stare un po’ insieme anche noi, che altrimenti non riusciremmo mai a vederci.
      Questo ristorante è un classico posto dove la cucina ispira la mente e qui si possono incontrare giornalisti, scrittori, artisti, che vi sostano come si faceva una volta, senza guardare all’orologio.

  • DI GIOVANNI MARIA

    (21 novembre 2010 - 17:32)

    PASSANDO PER LA VIA PIEDIGROTTA 57 ORMAI GIUNTI ALL’ORARIO DI PRANZO CI SIAMO FERMATI ALLA TRATTORIA VINI E CUCINA ENTRANDO ABBIAMO SENTITO IL PROFUMO CARATTERISTICO DI UNA VECCHIA NAPOLI E I RICORDI DELLA CUCINA CASARECCIA DELLA NONNA……LA SIGNORA LUISA CI HA DELIZIATO CON DEGLI SPAGHETTI A VONGOLE ,UNA BELLA FRITTURA DI PARANZELLA ACCOMPAGNATO DA UN BUON BICCHIER DI VINO CONSIGLIATO DALL’AMICO SALVATORE.OTTIMA CUCINA ,OTTIMA COMPAGNIA E UN OTTIMO PREZZO.CONSIGLIAMO A TUTTI DI PROVARE
    BUON APPETITO !!!!!

  • ugo tassinari

    (28 novembre 2010 - 22:15)

    una cucina, un’atmosfera, una cortesia di altri tempi
    per me che sono un fanatico degli anni 70 e delle trattorie popolari frequentate in gioventù un piacevolissimo tuffo nel passato

  • cinzia cannavale

    (30 novembre 2010 - 10:03)

    io ho avuto lafortuna di assaggiare l’ottima cucina di vini e cucina e vi assicuro che vale veramente la pena di farci un salto. le persone poi sono splendide e di una cortesia infinita.
    invito tutti quelli che passano di li’ a fare una tappa a pranzo o a cena.
    consiglio comunque di andarci a stomaco vuoto perche’ ti “abbuffano” come si dice a Napoli!

  • Elena e Alex

    (30 novembre 2010 - 23:35)

    É sempre un piaciere mangiare da voi. Peccato che siete 1200 Km lontano da noi. La vostra cucina davvero buona la consigliamo a tutti che vengono a napoli. A presto. Saluti dalla Germania.

  • mario capobianco

    (3 dicembre 2010 - 15:01)

    questa trattoria la voglio consigliare a tutte le persone che considerano l’arte culinaria una “emozione” oltre a mangiare divinamente bene in questo storico posto di napoli è possibile sentire gli antichi sapori di piatti della tradizione napoletana… la semplicità e il gusto delle portate non vi lascerà indifferenti!
    vi consiglio di andarci a stomaco vuoto perchè le porzioni sono molto soddisfacenti….
    la cortesia dei titolari farà da contorno ad una giornata piacevole da vivere a tavola….
    andrete via da napoli avendo vissuto una emozione in più

    mario capobianco

  • marco

    (4 dicembre 2010 - 02:47)

    parte da lontano come un onda nell’oceano per poi stendersi al sole sulla battigia il ricordo della mia Napoli ke fù,ormai coperta di rifiuti e sberleffi,le serate dolci e serene,ascoltare musica,mangiare un boccone e sorseggiare un caffè o una grappa,i ristorantini,le botteghelle,le trattorie napoletane,son tutte belle ed ognuna racconta ed aggiunge sapori odori miti leggende e storia vera della vera Napoli,la Napoli che cantava e stupiva con sincerità e atmosfere soavi.ringrazio la gentile e bravissima Signora Giulia che a me come immagino tante altre persone sta regalando un meraviglioso viaggio in quel che era e deve essere,ostinamente essere la meravigliosa Città di Napoli

  • Cosimo Piccirillo

    (8 dicembre 2010 - 19:16)

    Ho voluto provare questo locale oggi a pranzo con altri miei due “amici di sventura” e devo purtroppo segnalare che non vi è stato riscontro con ciò che è stato descritto nell’articolo.
    Fettuccine con sugo di pomodoro acido spacciato per ragù, spaghetti alle vongole che definirli tali sarebbe un insulto alla vera cucina napoletana (abbiamo avuto il sospetto che sia stato addirittura usato l’olio di semi per condirli), “omeopatica” porzione di anonimo e banale polpo all’insalata, discutibili polpette fritte di carne con friarielli……
    Stendiamo un velo pietoso poi per quanto riguarda il vino, sia il rosso che quello bianco….. eppure allo stesso prezzo si potrebbe proporre un vino prodotto dalle nostre ottime cantine sociali e che sicuramente sarebbe degno di essere definito tale…..
    Se questo è un locale della vera tradizione napoletana, siamo rovinati…..
    Morale: come buttare 35,00 euro – con un sintetico conto approssimativo – senza mangiare nulla e pentirsi fortemente di avere avuto fiducia di quanto recensito in questa rubrica, peccato!

    • il Sanfedista

      (22 gennaio 2011 - 11:40)

      Condivido pienamente il giudizio negativo per esperienza diretta e non comprendo la recensione e gli altri commenti entusiastici.

      Comunque, a costo di un’altra cocente delusione, confermo che vi tornerò perchè…songo traseticcio .

      • Marcello Turrini

        (25 gennaio 2011 - 21:53)

        Ho usufruito per 6 mesi della ottima cucina della signora Luisa, ho apprezzato quasi tutti i piatti, li ho trovati ottimi, mi hanno fatto conoscere la vera cucina napoletana, non ho mai avuto problemi di nessun tipo e, pur potendo scegliere fra molte trattorie e ristoranti, tutte le volte che non ho avuto impegni di lavoro, ho preferito la cucina della signora Luisa. Quando torno a Napoli non manco mai di fermarmi ancora in via Piedigrotta e di invitare gli amici a gustare con me la tipica cucina napoletana.

  • Francesco Covino

    (16 dicembre 2010 - 12:56)

    Più di un mese fa, ospite di un fraterno amico, ho mangiato da Vini e Cucina, tipica trattoria napoletana, dove ho assoparato i sapori di una volta, gustando con piacere, una ottima carbonara, delle ottime polpotte fritte di carne con contorno di patate e dei famossismi friarelli, tipica verdura napoletana, che difficilmente trovo nella mia Battipaglia..
    Il cibo era davvero ottimo, l’atmosfera era serena, la signora Lucia ai fornelli davvero brava e competente, che dire di Salvatore, simpatico oste con un unico difetto essere troppo tifoso del Napoli… Io tifo per il milan…
    Spero di tornare presto…

  • BELINDA E GIGI

    (23 dicembre 2010 - 09:04)

    Se andate a Napoli è obbligatorio fermardi al ristorante VINI E CUCINA a Mergellina.
    Sapori d’altri tempi e rispetto delle tradizioni Napoletane, cucina genuina.
    Un grosso saluto a mamma Lucia, Salvatore e Vanna, buoni amici.

    Ciao, Belinda e Gigi,
    spero a presto.

  • Prof. Lello Morra

    (31 dicembre 2010 - 08:50)

    il punto di ritrovo e di ristoro VINI E CUCINA situato tra la Via e la Piazza Piedigrotta, a un passo dalla incantevole Baia di Mergellina, si avvia a celebrare il centenario della sua fondazione, che cadra’ nel 2013, mantenendo invariata la sua fama giustamente acquistata nel tempo in virtu’ della semplice squisitezza della sua cucina fondata sugli antichi sapori della piu classica arte culinaria napoletana. Tra spaghetti a vongole e gnocchi alla sorrentina, saute’ di frutti di mare e pesce fresco, frittelle e panzarotti, buon vinello della casa, rosso o bianco a seconda dei gusti e degli abbinamenti con i cibi, esso risulta il luogo ideale per festeggiare eventi di ambito familiare in grande intimita’, grazie ai suoi spazi raccolti e concentrati, che ti fanno sentire il calore, la sicurezza e la serenita’ della tua casa. Ultimamente io vi ho festeggiato con i miei familiari il mio ritiro dalla vita attiva e il meritato riposo conquistato con la pensione riempiendomi il cuore, circondato dall’affetto dei miei cari, nella calda atmosfera del posto, anche grazie alle premure e all’impeccabile servizio del simpatico ristoratore Salvatore, assistito dalla moglie Vanna e con la fondamentale presenza di mamma Luisa ai fornelli, “chef di lungo corso” .

  • Eduardo Martucci

    (9 gennaio 2011 - 20:48)

    In questo posto ritrovo le mie radici! Quando vengo a Napoli vado sempre a trovare il grande Salvatore Liguori, la sua squisitissima mamma che è la principale artefice dei capolavori di cucina napoletana che si possono gustare in questo antico ed oggi conosciutissimo locale.
    Volete un consiglio? Spaghetti alla carbonara da Oscar o, meglio ancora, da Nobel, con buona pace dei romani. Alici fritte da sballo, non fatevi mancare due panzarotti e accompagnate il tutto con un buon contorno.
    La cucina è quella delle nostre case napoletane e l’accoglienza è meravigliosa. Io, prima di sedermi a tavola, vado a salutare la signora, poi mi faccio una chiacchiera con il mio amico Salvatore e, quasi per incanto, dopo il tempo dovuto per la cottura, ecco che arriva ciò che, tra una chiacchiera e l’altra avevo espresso quali miei deisderi per la serata (qui c’è una famiglia, infatti viene spesso anche la sorella di Salvatore, e, quindi, non si può parlare di ordinazioni, ma di espressione di desideri, quelli che noi napoletani chiamiamo gulii, ciòè, aspettative spasmodiche della nostra inguaribile gola).
    Su tutti i piatti, sopra sono dette tante cose giustissime, perciò io non starò a ripetermi. Vi dico che tra le mie cose preferite c’è – oltre a quanto ho detto sopra – la salsiccia al sugo e, ovviamente, le polpette. Vogliamo parlare dei friarielli o della zuppa di soffritto? e che ne parlammo a fà – dice il grande Pino Daniele – visto il contesto….potrete immaginare.
    Adesso concludo, non sensa un po’ di nostalgia, perché questa sfida Napoli Juve me la vedrei in compagnia di mio cugino Peppe e del nostro amico Salvatore, spuzzuliando un po’ di cose buone, in compagnia di quegli odori e profumi ineguagliabili che solo in questo posto potrete trovare nella nostra ancora fantastica Napoli.

  • Massimo Perrone

    (15 gennaio 2011 - 21:31)

    Sapori di una volta.
    Ringrazio il mio amico Giuseppe che mi ha fatto conoscere questo locale carinissimo dove la simpatia, la genuinità e la cortesia fanno si che non puoi sfuggire al piacere di ritornarci ancora…
    Finalmente la sana cucina napoletana ti viene offerta con sano piacere e voglia di fare….
    Grazie ancora
    Fantastici

  • il Sanfedista

    (22 gennaio 2011 - 11:34)

    La recensione ed i commenti m’inducono a tornarvi.
    Ci sono andato una volta sola circa 10 anni fà a cena quando la Nonna è chiusa.
    Che delusione!
    Una pessima imitazione della eccellentissima cucina di Anna Pappalardo; forse il mio errore è stato di chiedere gli stessi piatti. Ordinerò una carbonara (nè la Nonna nè Lino la cucinerebbero mai) anche se per giudicare un locale che si vanta di cucinare alla napoletana, la prima volta ordino o ragù o genovese e, poi,…quasi sempre non vi metto più piede.

    P. S. “Bannera” all’inizio di Via Giordano Bruno da Piazza Sannazzaro, dopo Agrillo, è un posto che merita! Lo Chef: Celeste è molto bravo ed il rapporto qualità-prezzo è ottimo

    • Eduardo Martucci

      (30 gennaio 2011 - 18:17)

      Gentile Sanfedista, si accettano sempre le critiche ma credo proprio che le convenga tornarvi e, magari ordinare quello che ho preso io ieri sera, sempre che ci sia la disponibilità. Spaghetti al sugo di polipo (deliziosi, con una giusta dose di peperoncino forte, ‘o cerasiello, per intenderci); alici fritte (croccanti in maniera uniforme e assolutamente deliziose, io le mangio senza limone e con una buona spolverata di sale); peperoni in padella (veramente magnifici, con l’aglio e l’olio a formare una glassatura dolce che è tipica proprio di questo piatto di nostra tradizione); qualche patatina fritta fregata al mio commensale (tagliate a pezzi grossi, un po’ morbide, anche queste secondo tradizione nostra, almeno credo); un paio di panzarotti (con mozzarella filante all’interno).
      Salvatore mi ha offerto un abbondante bicchierino di amaro a fine pasto e quanto ho pagato non glielo voglio dire, perché io sono amico dell’oste, ovviamente. Le assicuro però che, da avvocato quale sono, accetterei di buon grado di sostenere la causa di appello, avendo Lei come Giudice.
      A presto e ci faccia sapere, che noi fans di questa antica e gloriosa “trattoria” siamo in ansia di sapere come va a finire la causa.
      A proposito, accanto al suo pseudonimo (Il Sanfedista) sarebbe gradito, almeno dal sottoscritto, vi fosse l’indicazione del suo nome, magari qualche volta ci andiamo insieme (con Lei mio ospite, ovviamente e sarà un piacere), così da avvocato impenitente potrò anche sostenere il contraddittorio in diretta.
      La saluto cordialmente, unitamente a tutti quelli che sono orgogliosi di essere amici di Salvatore Liguori e famiglia.
      Eduardo Martucci (Castellammare di Stabia).

  • Sandro Catalfamo

    (6 febbraio 2011 - 21:21)

    Questa Trattoria, che ho il grandissimo piacere di conoscere da tanti anni e che è ubicata nei pressi della bellissima Basilica di Piedigrotta, è un vero tempio della migliore tradizione della cucina napoletana. Non conosco posti migliori! E consiglio, dunque, a tutti gli amici buongustai che ancora non lo conoscessero di organizzare ivi un pellegrinaggio al più presto. Io non posso resistere lontano da quel posticino per troppo tempo e, spesso, scendo apposta anche da Roma perché possa gustare i capolavori della autentica cultura culinaria partenopea che quella eccelsa cucina offre.
    Una nota di elogio, in conclusione, non posso non spenderla anche per i suoi gestori, persone gentilissime, che rendono quel locale caro come un ambiente familiare, domestico. Ho tanto piacere di incontrarli anche per la loro gentilezza, oltre che per le loro abilità ai fornelli! E colgo l’occasione per rivolgere a tutti loro un affettuosissimo saluto da qui.

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