Montevertine nel cuore del Chianti Classico e il mito delle Pergole Torte

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Martino Manetti
Martino Manetti

 

di Marina Alaimo

Risalendo le colline lungo i tornanti che conducono a Radda si nota con piacere che qui è la natura a dominare lo spazio. Il bosco disegna il paesaggio intervallato a tratti dai vigneti e dagli ulivi.

Montevertine
Montevertine

Sono piccoli e rari i borghi del chiantigiano e proprio tra queste colline è nato il Chianti Classico che ancora oggi attrae molti eno appassionati e turisti motivati, sì perché la zona non è raggiunta dalle ferrovie, ma bisogna arrivarci e percorrerla necessariamente in auto. Non è molto distante da Firenze, in effetti ci si arriva in un’ora di macchina e tutto sommato il fatto che la zona sia isolata dai boschi e non servita da autostrade e mezzi di trasporto è un bene in quanto tiene lontana la massa e preserva la natura e il paesaggio.

Montevertine
Montevertine

C’è chi dice che il Chianti autentico si racchiuda tra Radda, Castellina e Gaiole, fatto sta che la storia di questo vino e del sangioveto si è scritta tra queste colline. Sergio Manetti arriva qui per caso da Poggibonsi, in cerca di una casa di campagna dove trascorrere il tempo libero in relax. Eppure poi nel tempo, affezionandosi alle bellezze del territorio e al suo vino, Montevertine è divenuta una delle massime espressioni del sangiovese chiantigiano e azienda italiana di spicco. Sembra quasi che fosse predestinato verso queste terre e il successo del suo vino, considerata la grande amicizia che sin da bambino lo ha legato a Giulio Gambelli: entrambi i genitori avevano due negozi vicini nel centro di Poggibonsi che trattavano settori distanti da questo.

I destini fortunati sono sempre segnati dalla presenza di qualcuno che ha voluto tendere la mano e sappia indicarti la strada da percorrere. Insomma Sergio nel 1967 compra all’asta la bellissima casa del 1.100 con terreno sulla collina di Montevertine e pianta un paio di ettari di vigna per divertirsi a fare il vino da consumare con gli amici. Giulio intuisce da subito le grandi potenzialità del suolo e lo induce ad investire in questo settore. I terreni sono particolarmente vocati per la viticoltura, si presentano sciolti e calcarei, con forte presenza di pietra di albarese e galestro, gli ettari vitati attualmente sono diciotto e due dedicati all’olivo ad una altitudine media di 450 mt. Il suolo è fittamente inerbito e scende ripido verso l’Alta Valle della Pesa.

Nei filari della vigna più vecchia nasce il mito del Pergole Torte, etichetta cult dell’enologia italiana di qualità, e Sergio è il primo nel territorio chiantigiano a pensare ad un vino da sangiovese in purezza. Nell cantine ci sono le vasche di cemento vetrificato, scelta molto indovinata per fermentare e affinare il vino e scendendo nei vari livelli tra scaffali polverosi si incontrano tutte le annate dei vini di Montevertine, ognuna con la sua bellissima etichetta disegnata dall’artista Alberto Manfredi con il quale Sergio ha sempre condiviso l’amore per l’arte e per la vita godereccia. Certo il peso del passaggio di mano al figlio Martino è gravoso vista anche la scomparsa di Gambelli. Ma nell’assaggiare le ultime annate, il rigore evidente in ogni gesto e parole di Martino, unito alla grande passione che il padre ha saputo trasmettergli, confermano la sua piena capacità di condurre l’azienda e di perpetuare quanto di meraviglioso è accaduto in passato. Pian del Ciampolo 2014 viene presentato come il vino base e come l’overture di molte opere musicali introduce con convinzione e curiosità a quanto arriverà in seguito. E’ prodotto con sangiovese in prevalenza insieme a piccole percentuali di canaiolo e colorino e fa un leggero passaggio di un anno in botte. Evidenzia la franchezza nell’interpretare il territorio seguita da una facilità di beva molto invitante. E’ tanto frutto di ciliegia e piccole spezie sottili, agile e scattante il sorso, compatto nei tannini e di piena energia sulla spinta della freschezza. Montevertine 2013 è prodotto dalla stessa vigna del precedente, con una selezione più accurata delle uve e affinamento di due anni in legno. Ha quindi maggiore profondità e capacità espressiva sia al naso che al palato, accompagnate sempre da un assaggio molto saporito e sinuoso, snello, dinamico e scattante, tannini decisi e di razza, vibra di energia. Le Pergole Torte 2013 sale nella scala della complessità, anche nella profondità e nella finezza che sicuramente conferiscono le vigne vecchie, da 25 a 48 anni, vuole tempo per acquisire sicurezza ed armonia. Il frutto di ciliegia torna ad essere al centro dell’attenzione, seguito da rabarbaro, è terroso e floreale nei toni della rosa. Il sorso si mostra austero con tannini decisi, succoso per la freschezza in continua salita, sinuoso e agile, conferma la piena volontà di esprimere vini di carattere e che invoglino di continuo all’assaggio, mai stanco e sempre più incuriosito. Dalla cantina spunta una chicca scelta da Martino: Il Cannaio 1995, etichetta prodotta in passato in esclusiva per l’Enoteca Pinchiorri. E come dice Martino, il vino è ancora incazzato, esprime una verve assolutamente giovane e vivace, cupo nei profumi di frutti del sottobosco, terroso, balsamico di menta secca e delicato sulle spezie di liquirizia e pepe. Il sorso esprime grande energia e può sfidare ancora a lungo il tempo sul quale ha investito considerandolo un fortunato alleato e un premio per chi sa riconoscere certi valori, in primis quello del rispetto e dell’autenticità.

Montevertine,  i vini
Montevertine, i vini

Sede in Località Montevertine 1 Radda in Chianti.

info@montevertine.it www.montevertine.it

5 commenti

  • claudioT

    (20 aprile 2016 - 11:10)

    Un musta di Sangioveto raccontato in maniera sublime!

  • claudioT

    (20 aprile 2016 - 11:13)

    must (mostro sacro), pardon!

  • Marina Acino Ebbro

    (21 aprile 2016 - 14:49)

    Grazie Claudio. Ti aspettiamo il 18 maggio a Cap’alice con più annate dei vini Montevertine presentati da Martino

  • Luca MIRAGLIA

    (28 aprile 2016 - 12:56)

    Alcuni vini nascono per una combinazione alchemica fra le menti ed i cuori di persone che entrano in simbiosi e cercano in tutti i modi di rendere i loro sogni realtà: così fu per Sergio Manetti e Giulio Gambelli, che negli anni bui del Chianti, vilipeso ed offeso da produttori senza scrupoli che inondavano il mercato di robaccia imbevibile ed a bassissimo costo, decisero di valorizzare questo piccolo lembo di terra benedetta compiendo il miracolo del Pergole Torte.
    Un miracolo, affiancato da altre sperimentazioni – comprese quelle su vitigni a bacca bianca – che ha condotto l’azienda ai vertici della Toscana enologica, vertici che, nonostante l’agguerrita concorrenza, mantiene tuttora, con il gravoso testimone passato nelle mani di Martino, il quale ha ben presto maturato l’esperienza di un vero figlio d’arte, sorretto dall’entusiasmo dell’esempio paterno.
    Bere un vino di Montevertine, fosse anche il cosiddetto “base”, cioè il Pian del Ciampolo, è un’emozione davvero unica; quando poi si ha l’occasione di assaggiare un Pergole Torte con qualche anno sulle spalle, beh, siamo al piacere assoluto!

  • martino manetti

    (30 aprile 2016 - 15:58)

    Posso solo ringraziarla per le sue belle parole e per la stima che nutre nei nostri confronti. Ci venga a trovare, la aspettiamo.

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