I Vini del Cavaliere a Capaccio Paestum: una storia di famiglia da incontrare a tavola


di Ornella Buzzone

Ci sono dettagli che, quando visito un’azienda, mi aiutano a comprenderla più di tante spiegazioni. A I Vini del Cavaliere, a Capaccio Paestum, è stato il modo in cui Giovanni Cuomo parlava di suo nonno.

Vini del Cavaliere, Giovanni Cuomo

Stavamo camminando tra le vigne, eppure attraverso le sue parole sembrava di poterlo immaginare ancora lì: un uomo che lavorava la terra e faceva il vino per il piacere di berlo insieme agli amici. Rosso, soprattutto Aglianico, perché per Francesco il vino aveva quel colore e quel carattere.

Vini del Cavaliere, l’entrata

La mia visita è cominciata così, ascoltando una storia di famiglia. Una di quelle che mi piace raccogliere quando viaggio, perché dietro un prodotto cerco sempre le persone, le loro scelte e ciò che le ha portate a restare legate a un luogo.

Le origini dell’azienda risalgono al 1960, quando Francesco Cuomo arrivò da Pompei e acquistò circa quaranta ettari di terreno a Paestum. Al centro del lavoro c’era l’ortofrutta; il vino era una passione che aveva portato con sé, coltivata già prima del trasferimento attraverso la vinificazione di uve provenienti dal Beneventano. Qui impiantò un piccolo vigneto e continuò a produrre quel rosso destinato alla famiglia, agli amici, alle occasioni da trascorrere insieme.
Quando nel 1999 venne a mancare, i nipoti decisero di dare continuità a ciò che aveva iniziato. Quel vino avrebbe avuto un’etichetta, un nome, una propria identità. Nasce da questo desiderio il progetto I Vini del Cavaliere: un omaggio a Francesco e all’onorificenza ricevuta, ma soprattutto un modo per custodire il suo ricordo attraverso il lavoro di ogni giorno.

Vini del Cavaliere, il patio esterno

Oggi è Giovanni ad accompagnarci nella scoperta di questa realtà. Lo ascolto mentre racconta gli impianti, le caratteristiche dei terreni, le differenze tra le uve. Mi piace quando chi produce riesce a renderti partecipe senza allontanarti con un linguaggio troppo tecnico: fai una domanda, osservi un filare, poi arrivi al momento dell’assaggio con una curiosità diversa.

Vini del Cavaliere, i carciofi di Paestum

Intorno, la campagna conserva la sua vocazione agricola. Accanto alle vigne si coltivano ancora carciofi, finocchi e cavolfiori. È un particolare che trovo importante, perché restituisce il senso di un’azienda cresciuta lavorando la terra e seguendone i ritmi. I vigneti si distribuiscono tra Feudo La Pila, vicino alla cantina, e la zona di Moio ad Agropoli, offrendo condizioni differenti con cui confrontarsi.

Tra le scelte della famiglia c’è anche quella di coltivare Primitivo e vinificarlo in purezza. Un vitigno che viene spontaneo associare alla Puglia e che qui diventa occasione per scoprire un’espressione diversa. Giovanni ci racconta la curiosità iniziale, il desiderio di capire come avrebbe risposto a questi terreni e la decisione, arrivata in seguito, di ampliare gli impianti. Nel suo racconto si sente il coinvolgimento di chi quelle vigne le ha viste crescere.
Entrando in cantina, seguiamo idealmente il percorso dell’uva dopo la raccolta manuale. Tra serbatoi d’acciaio e barrique, Giovanni spiega la fermentazione a temperatura controllata, i rimontaggi e le scelte di affinamento. Sono passaggi che spesso restano lontani da chi beve un calice e che, raccontati sul posto, acquistano una concretezza diversa. Aiutano a capire quanto lavoro ci sia prima di stappare una bottiglia.

Poi arriva il momento di sederci, ed è qui che la visita trova una dimensione che ho apprezzato particolarmente.
I Vini del Cavaliere hanno una saletta dedicata alle degustazioni, molto carina e accogliente, dove ci si può fermare per conoscere le etichette dell’azienda. È un’esperienza aperta anche a chi si avvicina al vino con semplice curiosità: si può ascoltare, chiedere, assaggiare e scoprire cosa incontra maggiormente il proprio gusto. Non occorre arrivare con le parole giuste per descrivere un calice.

Vini del Cavaliere, la sala degustazione

Durante la nostra degustazione abbiamo abbinato diverse portate ai vini. Un percorso che ci ha permesso di soffermarci sui sapori e di osservare come cambiava l’assaggio passando dal bicchiere al piatto. Per me, che vivo la cucina ogni giorno, è uno dei momenti più interessanti: scoprire quale vino accompagna una preparazione, come ne sostiene la consistenza e quale sensazione lascia dopo un boccone.

Vini del Cavaliere, Heraion

Abbiamo iniziato con Heraion, Fiano dell’annata 2025, lavorato in acciaio. Freschezza e sapidità ne hanno guidato la presentazione, insieme al racconto dei vigneti nella zona di Agropoli. Un bianco da immaginare accanto al pesce, ai crostacei, ma anche all’inizio di un aperitivo, quando la tavola comincia a riempirsi e la conversazione prende il suo ritmo.

Vini del Cavaliere, il bianco in degustazione

Vini del Cavaliere, salumi e formaggi del territorio

Il secondo fiano Leukos, annata 2024, ci ha portate verso un’espressione più avvolgente. Durante la degustazione ci sono stati raccontati l’impiego di lieviti indigeni e il passaggio di tre mesi in rovere americano. Il colore più dorato e i richiami al miele e alla vaniglia accompagnavano un vino dal carattere diverso, proposto insieme al salmone. Un abbinamento che invitava a tornare prima al piatto, poi al calice, prendendosi il tempo di comprenderli insieme.

Vini del Cavaliere, il rose Paistom

Con Paistom 2025, rosato da uve Aglianico, sono arrivate mozzarella e ricotta. Un incontro particolarmente vicino ai sapori di questo territorio: la morbidezza dei latticini, la loro componente grassa e la freschezza del vino a dare slancio all’assaggio. Il colore delicato lascia spazio a un sorso che conserva la personalità del vitigno, suggerendo possibilità anche oltre l’aperitivo, come una pasta al pomodoro da portare in tavola d’estate.
Poseidon 2025, Primitivo in purezza affinato in acciaio, ci ha riportate alla passeggiata tra i filari e alle parole di Giovanni. Ritrovare nel bicchiere il vino di cui avevamo appena ascoltato la storia ha reso l’assaggio ancora più interessante. Il frutto rosso e il sorso secco delineano l’interpretazione aziendale, da accompagnare a salumi, formaggi e piatti di carne.

Vini del Cavaliere, Nakes

A chiudere, Granatum, Aglianico Cilento DOP 2022. Per questa annata ci è stato descritto un affinamento diviso tra acciaio e barrique di rovere francese, con un successivo assemblaggio. Un rosso strutturato, che fa pensare agli arrosti e alla brace, a quelle preparazioni succulente che chiedono un vino capace di sostenerle. Heraion, Leukos, Paistom, Poseidon e Granatum sono alcune delle etichette attraverso cui la famiglia Cuomo esprime il proprio lavoro.

Vini del Cavaliere, il liquore

La possibilità di fermarsi non finisce a tavola. Accanto alla cantina ci sono anche due camere matrimoniali affacciate sui vigneti, per chi desidera prolungare la visita e dedicare qualche giorno alla scoperta di Paestum e dei suoi dintorni. Mi piace l’idea di poter conoscere un’azienda anche così, concedendosi il tempo di abitarne per un poco il paesaggio.

Sono andata via pensando a quel vino che Francesco preparava per gli amici. Oggi ci sono etichette, una cantina organizzata, ospiti che arrivano per una degustazione. Eppure, sedute in quella saletta, tra portate da condividere, domande e calici da assaggiare, il desiderio di stare insieme si riconosce ancora. È questa la parte della visita che porto con me: aver conosciuto una famiglia attraverso ciò che continua a coltivare e a mettere sulla propria tavola.

I Vini del Cavaliere – Casa Vinicola Cuomo
Via Feudo La Pila, 16 – Capaccio Paestum (SA)
Telefono: 0828 725376
Email: [email protected]
Sito: www.vinicuomo.com

 

Scheda del 2 aprile 2018

I Vini del Cavaliere a Paestum, le nuove annate

Giovanni e Katia Cuomo

Giovanni e Katia Cuomo

di Enrico Malgi

Un sorridente e barbuto Giovanni Cuomo mi accoglie calorosamente insieme con sua moglie Katia nella sua azienda I Vini del Cavaliere a Capaccio-Paestum, posizionata sotto lo sguardo vigile e protettivo della Madonna del Granato. Il cavaliere in questione è nonno Francesco, che era stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica e da cui Giovanni ha ricevuto lo scettro del comando in giovane età. Quando l’anno scorso sono venuto qui in visita ero stato buon testimone degli avanzati lavori aziendali, che ora sono stati quasi ultimati. Intanto la cantina è stata ridisegnata, ampliata e modernizzata; lo spazio interno ed esterno è sicuramente più ampio e più accogliente e, soprattutto, la sala degustazione adesso è pienamente funzionante. Nell’occasione mi ha molto colpito un suggestivo e singolare lampadario che scende a comando dal soffitto, affastellato soltanto di bicchieri per l’assaggio dei vini che ogni degustatore può raccogliere come un frutto dall’albero. Una bella trovata senz’altro.

I Vini del Cavaliere Silos in acciaio

I Vini del Cavaliere Silos in acciaio

I quattro ettari vitati, da cui si ricavano mediamente 25.000 bottiglie l’anno, sono posizionati in due differenti territori: ad Agropoli in località Moio, e quindi più vicino al mare, ed intorno all’azienda nella pianura pestana. Sei le etichette prese in esame, curate direttamente da Giovanni.

I Vini del Cavaliere

I Vini del Cavaliere

Leukòs Fiano Paestum Igp 2017. Maturazione in acciaio per quattro mesi e poi elevazione in bottiglia. Tenore alcolico di quattordici gradi. Prezzo finale di 10,00 euro.

Il colore riflette un giallo paglierino già abbastanza carico. Bouquet propositivo che sa catturare le attenzioni delle narici manifestando espansivi profumi fruttati di pesca, di albicocca, di fico e di agrumi, intrecciati poi a fraseggi odorosi di gelsomino, di ginestra e di vegetali. L’ingresso del sorso in bocca è carezzevole per morbidezza e freschezza e connotato poi da un gusto aggraziato ed elegante. Finale dinamico e ritmato. Migliorerà ancora tanto. Da abbinare ad una perlacea mozzarella di bufala.

Paistrom Rosato Paestum Igp 2017. Aglianico in purezza. Acciaio e vetro per quattro-cinque mesi. Tasso alcolico di quattordici gradi. Sempre 10,00 euro il prezzo in enoteca.

Cromatismo rosato cerasuolo. Profilo olfattivo di ottimo impatto, segnato da un delizioso ed opulente pot-pourri fruttato di sottobosco, di ciliegia e di melagrana. Vezzi floreali di rosa canina e di violetta. Sulla lingua plana un sorso acido e lineare e sapientemente modulato da una profondità gustativa armonica, equilibrata e sfaccettata. Seducente ed appagante l’elegante chiusura. Affettati vari e formaggi morbidi.

I Vini del Cavaliere Lampadario di bicchieri

I Vini del Cavaliere Lampadario di bicchieri

Heraion Fiano Cilento Dop 2017. Stessa procedura per la maturazione del vino in acciaio e vetro, che impiega circa cinque mesi. Gradazione alcolica di tredici e mezzo. Identico prezzo finale di 10,00 euro.

Giallo paglierino luminoso, lievemente scalfito da riflessi verdognoli. Bouquet avvincente di ottima stoffa, che svela interessanti profumi di ginestra e di biancospino; essenze di macchia mediterranea; sbuffi odorosi di pesca, di ananas e di mandarino; e poi in sottofondo anche una verve salina. L’impatto del sorso sulla lingua è coinvolgente per freschezza, vivacità e soavità. Silhouette slanciata, delicata e gradevole. Toni evolutivi di grande potenzialità. Finale ben calibrato e lungo. Da verificare meglio tra qualche anno. Su una grigliata di pesce, carne bianca e latticini.

Granatum Aglianico Cilento Dop 2016. Acciaio e poi barriques nuove per sei mesi e successiva elevazione in boccia. Tasso alcolico di quattordici gradi. Ancora 10,00 euro il prezzo della bottiglia.

Bello e splendente il colore rosso rubino. Timbro olfattivo complesso e ben disposto, da cui il naso aspira profumi di drupe rosse piccole e grandi. In sequenza rigurgiti odorosi speziati di noce moscata, di zenzero e di vaniglia. Vibrazioni sapide, vegetali e terrose. Attacco in bocca succoso e carnoso, esuberante e grintoso, ma anche fresco e morbido, laddove i tannini recitano sì una parte primaria, ma non da duri. Palato intrigante, materico, sanguigno ed irradiante. Trama fibrosa e densa. Chiusura persistente e godibile. Siamo ancora all’inizio del viaggio, migliorerà col tempo. Da spendere su carne arrosto e formaggi a pasta dura.

Poseidon Primitivo Paestum Igp 2017. Primitivo in purezza. Solo acciaio per quattro mesi. Alcolicità di quattordici gradi. Prezzo finale sempre di 10,00 euro.

Che ci fa un Primitivo nel Cilento? Beh, certo rappresenta un’assoluta novità che Giovanni sta provando a sperimentare da qualche anno. Diciamo subito che è un vino un po’ diverso da quello pugliese, ma i risultati sono abbastanza incoraggianti. Il colore è giovanissimo, più violaceo che rubino. Al naso i risvolti aromatici sono comunque quelli tipici varietali: uva passa, mirtilli, ribes, pepe nero, funghi, cannella e liquirizia, ma soprattutto si nota la spiccata tendenza al profumo di fragola per l’alta concentrazione di furaneolo che contraddistingue questa varietà. Palato ampio ed accogliente, che riceve un sorso morbido, fresco, fine ed elegante. Tannini aristocratici, ma remissivi. Finale godibile. Vista la giovinezza del vino suggerisco in abbinamento una bella zuppa di pesce alla gallipolina, tanto per stare in Puglia.

Nakes Aglianico Paestum Igp 2015. Il vino monstre aziendale maturato in piccole botti nuove di rovere francese per quindici mesi, prima di essere elevato in vetro. Tenore alcolico di quattordici gradi. Prezzo in enoteca intorno ai 22,00 euro.

Veste cromatica segnata da un colore rosso rubino scintillante. Alla parata olfattiva il vino si presenta bello impettito e sicuro di sé. Scorte odorose di frutta rossa, come l’amarena, la prugna, il ribes, la mora ed il mirtillo vanno a stuzzicare ed allietare le narici. Ottimi sentori floreali di viola e di geranio. Sfaccettature speziate, mentolate, balsamiche e minerali. L’ingresso del sorso in bocca è caratteriale e deciso, proponendo subito un bonus di calore, un’avvertita allappatura ed una struttura già ben definita. Il vino si dimostra anche armonico, equilibrato e vitale. Legno ben dosato, calibrato e non prevaricante. Allure sensuale che infittisce il gusto. Retroaroma di sicuro affidamento, godibile e persistente. Serbevolezza ancora tutta da scoprire. Piatti a base di carne, capretto al forno e caciocavallo podolico.

Ottima degustazione, anche in relazione ai vini dell’annata 2017 siccitosa e calda. Per quelli bianchi si potrebbe aspettare almeno un altro anno prima di metterli sul mercato per un migliore assestamento ma, come mi fa rilevare giustamente Giovanni, una minuscola azienda come questa non può permettersi il lusso di tenere stoccato un piccolo patrimonio. E poi i limitati prezzi finali praticati non consentono un elevato guadagno. Quello che è giusto è giusto!

Logo I Vini del Cavaliere

Logo I Vini del Cavaliere

Sede a Capaccio-Paestum (Sa) – Via Feudo La Pila, 16
Tel e fax 0828 725376 – Mobile 328 8684702
[email protected] – www.vinicuomo.com
Enologo: Giovanni Cuomo
Ettari vitati di proprietà: 4 – Bottiglie prodotte: 25.000
Vitigni: aglianico, primitivo, falanghina, fiano e moscato

3 Commenti

  1. Makes mi ha intrigato dalla prima volta che l’ho assaggiato.Nel mio piccolo lo ritengo uno dei migliori aglianico del CilentoLa quindici di conseguenza sarà di sicuro un bel bere.Un paio di curiosità a tal proposito.Primo: esattamente da quale vigna vengono le uve .Per caso da quella bella zona che è contrada Moio ad Agropoli?Secondo:Cosa significa esattamente il nome del vino e in che lingua è declinato .Grazie anticipate da Francesco Mondelli e…..buona Pasquetta a tutti cui vorrei solo ricordare che un buon vino valorizza anche il barbecue piu semplicemente allestito .FM

    1. Buonasera Francesco
      La ringrazio vivamente per aver apprezzato uno dei nostri prodotti il Nakes.
      La provenienza del vigneto è quella di località Moio.Il nome Nakes deriva dal greco e vuole significare “nascita”,”culla”…è dedicato alla nostra primogenita della quale ero in attesa nel 2005 anno della prima annata del “Nakes” la selezione di queste uve è quinquennale.
      Quando vuole può farci visita in azienda…sarà nostro gradito ospite.

  2. Caro Francesco, come al solito poni domande sagge e pertinenti. L’Aglianico Nakes è un grande vino sicuramente, che rappresenta compiutamente tutto il Cilento enoico ed il cui vitigno viene coltivato proprio in contrada Moio ad Agropoli. Il nome è di origine greca come si può intuire. Ignoro il vero significato antropologico, ma penso che voglia dire “spogliato, nudo”,come il quasi pari termine inglese” naked” sta a significare, cioè puro e semplice. E ti posso assicurare che è proprio così. Insomma è uno dei migliori vini aglianico di tutto il Cilento e non solo. Andrebbe sponsorizzato un pò di più a somiglianza di quelli più famosi.

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