A Fontanafredda Oscar Farinetti presenta il barolo della tenacia. Non solo vino


Fontanafredda – Trevi – Macellari – Farinetti

di Giulia Gavagnin

Non aveva previsto la crisi del Vino come se ne parla un po’ ottusamente da qualche mese. Tuttavia, da umanista nato (gli ho posto la domanda: Lei ha fatto il classico, vero?), aveva ritenuto “saggio” e di “Buon senso” ripensare il Vino dopo il Covid-19. Non come prodotto, benché nascente dalla sacralità della Terra. Bensì come Concetto.

Oscar Farinetti può piacere o no, come ogni Grande Italiano può essere divisivo.

Fontanafredda – Barolo 2022

Personalmente, non condivido tutto ciò che fa o che pensa, mi verrebbe anche da parafrasare Arrigo Cipriani, quando su Antonino Cannavacciuolo disse: “scrive più libri di Proust”.

Però, la dote umana che riconosco al prossimo come apicale, sempre, è l’Intelligenza.

E se c’è da stare con, o condividere il proprio Tempo – che è sempre la cosa più preziosa che abbiamo- con persone Intelligenti, sono in prima linea, sempre, ma non perché dagli intelligenti c’è sempre qualcosa da imparare, per il contrario: a stare con gli stupidi ci si ammalora sempre un po’, come quando la muffa aggredisce lentamente la mela.

Allora, in quel di Fontanafredda, Oscar Farinetti insieme all’ottimo figlio Andrea e altri di cui a breve dirò, ha presentato il Barolo 2022 appunto di Fontanafredda-Serralunga d’Alba, la “rive droite” del Barolo più austero e abile all’invecchiamento, nonché tenuta e magione, da egli acquistata nel 2008 che nel 1858 fu il dono di Re Vittorio Emanuele II alla “bella Rosina”.

Fontanafredda – Barolo 2022 e libro

E questo Barolo, come tutti quelli presentati post-Covid, fa parte di un progetto, Rinascimento Verde, che coniuga nella stessa espressione, due principi: la rinascita dall’”oscurità” di un periodo come quello pandemico (ma non solo), e un’ottica “green”, perché, dice Farinetti, se il vino vuole rinascere deve essere “bio”.

E la “rinascita” non può prescindere dai sentimenti perché – parola di Farinetti- viviamo nell’epoca del cinismo, il cinismo è motore dell’entropia, e solo i sentimenti, ci possono salvare da apatia certa che porta a sprofondare nell’oscurità.

E’ un comunicatore nato Farinetti, ma cucire addosso i “sentimenti” al vino in modo convincente e, soprattutto, “universale” non è da tutti.

Allora, se il vino conosce un periodo di crisi (il Covid, appunto, quando il progetto è nato, e il periodo attuale in cui le regole che conoscevamo non valgono più a nulla) come nella storia ha sempre conosciuto – pensiamo al 1986 e al Metanolo, l’ora più buia per il vino italiano- e questi possa vere ragionevoli probabilità di una rinascita, questa non può avvenire per mezzo di una ragionieristica industria, ma di un progetto di vita, all’origine del quale c’è la Speranza.

Fu questo il primo “sentimento” che ispirò il progetto Rinascimento Verde, che contraddistinse il Barolo 2017.

Alla Speranza è seguita la Fiducia, senza la quale l’individuo non è proattivo.

Dopo la Fiducia è necessario il Coraggio, per affrontare le inevitabili difficoltà che si presentano durante il percorso.

Il coraggio non basta, ci vuole anche l’Ottimismo per pensare che i problemi si possono risolvere: e questo è stato il tema del Barolo 2021.

E dopo aver sperato, creduto nelle proprie capacità, messo coraggio e ottimismo arriva il punto in cui non devi mollare. Questa è la Tenacia, il tema del Barolo 2022 presentato a Fontanafredda pochi giorni fa.

Farinetti menziona due episodi storici. Napoleone Bonaparte fu sconfitto a Waterloo dopo 22 anni di ininterrotti successi militari, perché gli inglesi avevano combattuto cinque minuti più di loro. Wellington era stato più tenace, benché inferiore a Napoleone militarmente.

Lo stesso accadde alle potenti milizie tedeschi nel 1940 che ebbero la peggio sui meno organizzati inglesi, spronati dall’indimenticabile discorso di Churchill: combatteremo sulla terra, nei cieli, nei mari… non ci arrenderemo mai, we shall never surrender! La tenacia di Sir Winston è rimasta proverbiale.

Quindi, nel progetto “Rinascimento Verde”, il sentimento portante di quest’anno è la Tenacia, senza la quale gli step precedenti sarebbero vani.

Alla narrazione farinettiana, ogni anno si accompagnano un progetto letterario ed uno visivo.

Se lo scorso anno il racconto sull’ottimismo è stato affidato a Chiara Gamberale, quest’anno è stato il turno di Emanuele Trevi, che nel libretto stampato appositamente per il progetto narra la storia dello zio, personaggio importante nella storia del Dopoguerra: Giacomo Brodolini, ministro del lavoro fino al 1969, che consegnò l’articolo Trecento e lo Statuto dei Lavoratori giunto fino alla storia recente, benché consapevole che sarebbe mancato in pochi mesi a causa di una grave malattia. Fece in tempo a firmare la legge poche ore prima della morte. Una storia esemplare di Tenacia, che oggi piacerebbe chiamare Resilienza, ma per fortuna è stato scelto il termine più corretto.

Fontanafredda – Giuseppe Carta – Nocciola

Il percorso visivo è stato affidato a Elisa Macellari, che ha disegnato le etichette del nuovo Barolo, raffigurando la capacità dell’uomo di rimanere in piedi in una situazione di equilibrio precario.

E’ dunque tenace questo Barolo dell’uomo in equilibrio?

Trenta mesi in botte di rovere e dai sei agli otto mesi in cemento: ha naso pieno, fruttato e sottile, già pronto da bere benché manchino comprensibilmente quei terziari che lo renderanno adulto.

Un ragazzo, ovviamente: può evolvere di qui ai prossimi venticinque anni.

L’annata 2022 è quella che segna anche il debutto di tre nuove vigne singole: Vigna la Bianca (Fontanafredda), Vigna San Pietro e Gallaretto, che si aggiungono alla storica Vigna La Rosa e alle più recenti Vigna La Villa (Paiagallo) e Vigna La Delizia (Lazzarito).

Questi cru, oprodotti in quantità assai limitate e ognuno appartenenti a note sotto denominazioni del Barolo di Serralunga, a seconda della composizione del terreno e dell’esposizione, danno esito a gradazioni di eleganza diversa, ma sono tutti di livello obiettivamente altissimo.

Sono stati degustati durante il pranzo tenutosi all’interno della Tenuta Fontanafredda, presso Guido Ristorante, che altri non è che l’eredità dei sommi Guido e Lidia Alciati di Costigliole d’Asti.

Fontanafredda – gli agnolotti

I figli Piero e Ugo Alciati continuano la tradizione langarola familiare in chiave borghese: i plin al tovagliolo, gli agnolotti al sugo di arrosto e la guancia brasata valgono senz’altro il viaggio fino a Serralunga.

Fontanafredda – i plin di Alciati

Fontanafredda – Piero Alciati e la guancia brasata

In abbinamento con i Cru di Fontanafredda, poi ca va sans dire!

Una passeggiata tra le vigne, in mezzo alle installazioni di Giovanni Carta, autore di sette monumenti alla vigna e alla biodiversità delle Langhe, nonché dello spettacolare grappolo all’ingresso della tenuta, completa un percorso narrativo completo e avvincente.

Fontanafredda – Giuseppe Carta – Lampone in Vigna Bianca

Avrebbe senso soffermarsi sull’analisi minuziosa dei vini a fronte di un progetto così magnificamente umanista? Non credo.

La narrazione farinettiana è spettacolare. Questo non pone il fattore enologico in secondo piano, tutt’altro.

Definisce un percorso che non si limita alla terra, ma coinvolge pienamente anche li Logos, la parola, che è l’elemento che distingue l’uomo dall’animale.

Se fatti non fummo a viver come bruti, i Baroli di Fontanafredda rappresentano il manifesto enologico dell’uomo pensante.

Di cui c’è sempre un disperato bisogno.

 

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