Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano, è il giorno della nuova arrivata “Pieve”
di Luca Matarazzo
Seconda sessione di assaggi in Fortezza a Montepulciano. È il giorno dell’anteprima sulla nuova tipologia “Pieve”, la speranza riposta in tanti produttori dell’areale. Prima di evidenziare, però, le migliori versioni degustate alla cieca, qualche numero sarà utile a fornire maggior chiarezza sul territorio e sul momento vissuto da chi il vino lo sogna (e lo realizza) dall’alba al tramonto.
Al 31 dicembre 2025 sono quasi 2000 gli ettari vitati complessivi iscritti a registro, di cui 1.411 ettari (fonte Artea) destinati al Vino Nobile di Montepulciano e 587 ettari per il Rosso di Montepulciano.
Quasi 9 milioni di bottiglie immesse sul mercato in proporzione tra Docg e Doc, un volume complessivo ancora ridotto nel confronto, ad esempio, con le vicine Montalcino e Chianti Classico, ma che segna un potenziale trend in crescita grazie anche all’impegno nel rivedere stili e mercati finali. “L’accordo UE-Mercosur ci consente di attingere a nuove frontiere meno accessibili in passato, sganciandoci in parte dal modello USA – afferma Andrea Rossi, presidente del Consorzio di Tutela Vini Montepulciano – Non nascondiamo le ansie per un settore, nel suo complesso, in crisi di consumi e fascino, ma siamo fiduciosi nel limitare le perdite rilanciando l’azione sulla qualità e sulla bevibilità dei nostri prodotti per tutte le fasce di mercato”.
In Italia una quota non indifferente delle vendite che rasenta ormai il 40% e che dimostra l’interesse della platea di consumatori a scoprire un territorio vocato tra i più antichi e belli dello Stivale, il primo a fregiarsi della fascetta di denominazione di origine controllata e garantita per un vino rosso datata 1980. La Pieve nasce pertanto dalla volontà, durante la pandemia, di ridare voce alle varie anime delle varietà d’uva locali qui presenti da sempre, ammettendo solo Sangiovese (min. 85%), Canaiolo Nero, Ciliegiolo, Mammolo e Colorino, con rese basse – appena 70 q/li per ettaro – e lunga sosta di 36 mesi tra legno di vari formati e bottiglia, di almeno 12 mesi per entrambi i contenitori. Sono 12 Unità Geografiche Aggiuntive che richiamano la storia di quest’angolo di Toscana, caratterizzata da tradizioni e collegamenti alle vecchie chiesette di campagna dove ci si riuniva per osannare i vespri durante le pause dal lavoro contadino.
I poderi così classificati e menzionabili in etichetta, Ascianello, Badia, Caggiole, Cerliana, Cervognano, Gracciano, Le Grazie, San Biagio, Sant’Albino, Sant’Ilario, Valardegna, Valiano attendono le sfide del futuro ed il coraggio di chi ha voglia di credere nell’evoluzione di un intero comparto produttivo, divenuto negli anni addietro fin troppo vincolato a modelli e cliché anacronistici. L’analisi degli assaggi effettuati senza conoscere le aziende di riferimento è risultata più che positiva nei valori medi, con qualche timido sussulto d’emozione. Ancora relativamente esigui i 28 campioni rappresentanti per poter esprimere una valutazione di maggior spessore. Tra di essi comunque, ottime le performance oltre i 90 centesimi da Poliziano 2022 e Podere Tiberini 2021 per la Pieve Caggiole, Vecchia Cantina di Montepulciano “cantine del Redi” 2022 e Tenuta Valdipiatta 2021 per la Pieve Cerliana, Boscarelli “Costa Grande” 2022 e Fattoria Svetoni 2021 per la Pieve Cervognano, Tenuta Gracciano della Seta 2021 per la Pieve Gracciano, Le Bertille 2021 per la Pieve san Biagio, Carpineto “Poggio S.Enrico Grande” 2022 per la Pieve Sant’Albino, Tenuta Poggio alla Sala soc. Agr. 2022 per la Pieve Sant’Ilario, Il Molinaccio di Montepulciano 2021 e Ercolani 2021 per la Pieve Valardegna.




