Barolo Massolino Vigna Rionda, Riserva 1996, altri descrittivi

4/1/2018 1.1 MILA
Serralunga d’Alba, panorama
Serralunga d’Alba, panorama

di Marco Galetti

Avresti dovuto aspettare l’agnello, il post è vulnerabile sotto questo aspetto e potrebbe essere considerato “non attendibile” da chi ti osserva…

Ne sono consapevole, me ne farò una ragione, pur sapendo di non averla e avrò cura di coprire il lato più debole soggetto all’attacco del nemico

Massolino, cantina, se il Consorzio di tutela del Barolo esiste, lo si deve anche a questa famiglia

Massolino Cantina
Massolino Cantina

Barolo Massolino Vigna Rionda, Riserva 1996, altri descrittivi.

Nel 1896 Giovanni Massolino fonda la sua ditta vinicola e, per primo, porta la corrente elettrica a Serralunga d’Alba, uno splendido paesino medievale, nelle Langhe, nel cuore dell’area di produzione del Barolo, il Re dei vini.

La mia  bottiglia ha esattamente cento anni di più e dal 2004 aspetta  pazientemente nella mia cantina l’occasione giusta per essere stappata, questo Barolo del 1996, annata eccellente, mi era stato donato con una raccomandazione, troverai l’occasione giusta per aprirla, mi disse, questo vino può attendere, come il Paradiso.

Poi si dovrebbe andare in Paradiso con quest’annata eccezionale, oggi non dico introvabile ma certamente di difficile e fortunata reperibilità.

 

‘Vino di grande corpo e struttura.

Robusta tannicità accompagnata da acidità elevate.

Profumi complessi, gusto ricco in lenta evoluzione.

Barolo imponente, classico, destinato al lungo invecchiamento.’

Così pensavo di fare, aspettare ancora, attendere l’occasione giusta per estrarre il cavatappi, questo prima di leggere due righe di ELLEPI all’interno del pezzo su Piazzetta Milù: “…per bere bene basta un po’ di curiosità e non essere omologati mentalmente…”

Incuriosito l’ho portata una sera in trasferta per condividerla con due coppie di amici, (almeno) tre nasi son quel che ci vuole per il Barolo, disse Cesare Pavese, noi eravamo in sei, un calice a testa da giocarsi a piacimento, ho centellinato il mio con gorgonzola di capra e castelmagno, altri, impazienti, hanno goduto prima e hanno sentito i fiori, il cuoio, il pepe, il “goudron” tipico dell’invecchiamento, hanno parlato di persistenza, potenza, di grande struttura, hanno disquisito di tannini, del rosso granato carico, dell’assenza dell’agnello, hanno goduto selvaggiamente immaginandolo con della selvaggina da pelo o immaginandosi con una ragazza della stessa età del Barolo, maggiorenne e consenziente…(continua)

Per quel che mi riguarda, limito le mie descrizioni all’esame visivo che il fascino dell’inatteso ha reso di facile leggibilità.

Quella sera mi sono presentato in frac e quando ho estratto la bottiglia dal cilindro, un Vigna Rionda 1996 con le mie iniziali che custodivo gelosamente, ho capito, osservando i volti degli altri commensali, che è bello non aspettare l’occasione per stappare ma crearla, qualcosa di piacevolmente inatteso ha dato ulteriore sprint alla serata, gli sguardi curiosi e sorpresi, i volti contenti sono l’esame visivo che mi rimane, descrittivo anomalo ma di grande impatto emotivo…

Barolo 1996
Barolo 1996

 

2 commenti

    Enrico Malgi

    (4 gennaio 2018 - 10:02)

    Marco sei un miniera inesauribile, mi sorprendi sempre di più. Non immaginavo che tu fossi un grande esperto di vini e per di più grandi vini langaroli. Bravissimo. La prossima volta che mangiamo insieme al ristorante devi scegliere tu i vini da abbinare.

    Marco Galetti

    (4 gennaio 2018 - 10:29)

    Infatti non lo sono, sono solo un piccolo appassionato e un grande cacciatore di emozioni, con l’occasione ringrazio la persona che mi regalò quella bottiglia, regalare bottiglie, che bella parola, quasi quanto otorino…

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