Bertinga – Volta di Bertinga 2019


Bertinga - Volta di Bertinga

Bertinga – Volta di Bertinga

di Raffaele Mosca

Il nome Merlot non è di certo tra quelli che fanno aguzzare le orecchie agli appassionati: il vitigno sarà pure alla base di alcuni dei migliori vini del mondo, ma le orde di versioni banali, caricaturali, ambasciatrici della cosiddetta “omologazione” del gusto, lo hanno reso generalmente impopolare, al punto che chi ne ricava un vino con i sacri crismi cerca di nominarlo il meno possibile.

Eppure capita qualche volta di assaggiare vini che possono farci ricredere sulle sue doti senza richiedere esborsi improponibili. E’ il caso di questo di Bertinga, azienda fresca di esordio in commercio, che in etichetta e controetichetta non riporta la parolina magica Merlot, ma specifica: 2.4778 ha/380 mt slm/Nord Est. Coordinate di  una singola vigna che prende il nome “Volta” dalla forma ad anfiteatro, situata in quel di Gaiole di Chianti, non lontana dalla parcella de L’ Apparita del Castello di Ama, da cui si ricava uno dei vini – da uve Merlot, il va sans dire – più quotati e più raffinati di tutto lo stivale.

Lo stile del Volta di Bertinga ricalca proprio lo stile di quella pietra miliare dell’enologia italiana: nell’annata 2019, la più convincente di un terzetto proposto in un pranzo da Per Me di Giulio Terrinoni a Roma, il vino mostra slancio, verve balsamica da clima fresco, equilibrio tra frutto, legno e grip tannico più chiantigiano che “Merlottiano”. Ecco, il problema dei Merlot più stereotipati è proprio l’incompatibilità con la nostra cucina. Questa etichetta, invece, riesce a mettersi a servizio dei piatti anche con un pizzico di garbo e accondiscendenza in più rispetto a un Sangiovese di pari annata; rinfresca la bocca con acidità calibrata e lascia una lunga scia fruttata e floreale.

In definitiva un vino merita di essere tenuto d’occhio. E non è l’unico degno di nota di quest’azienda che è partita molto bene, con una visione chiara e un’interpretazione del territorio allineata al gusto contemporaneo. Buona la prima anche per il Punta di Adine 2016, Sangiovese duro e puro in pieno stile Gaiole-Radda, così come il Chianti Classico Porta di Vertine, provato a Chianti Classico Collection 2022 e rientrato a pieno diritto tra gli assaggi più interessanti di quella kermesse.