Buon Appennino. La cultura del cibo nell’Italia interna, Rubettino
di Alfonso Sarno
«La frase d’amore più vera, l’unica è: Hai mangiato?» sosteneva, a ragione, la scrittrice Elsa Morante perché nella sua essenzialità, esprime attenzione e preoccupazione per il benessere dell’altra persona: parole – queste – perfette per fare da fil rouge a “Buon Appennino. La cultura del cibo nell’Italia interna”, libro edito da Rubbettino e promosso dalla Fondazione Appennino. Una pubblicazione nata dal desiderio di raccontare lo stretto rapporto che esiste tra il cibo inteso come simbolo culturale ed espressione identitaria delle numerose regioni che vanno dalle Langhe all’Aspromonte, dal Sud al Nord, diverse per molteplici aspetti – basti pensare ad uno di fondamentale importanza qual è quello economico – ma unite dall’amore per il cibo di tradizione che evoca quel senso di romantica nostalgia espresso da Giuseppe Lupo a cui si deve “Cibo appennino”, il racconto che da il là alla pubblicazione arricchita dalla presentazione di Pietro e Gianni Lacorazza, narrazione di un lungo viaggio di notte, in treno, nei primi anni Ottanta che dal paese natio lo riportava a Milano dove frequentava l’Università, scandito da ricordi come quello, cruento, della rituale uccisione del maiale giorno, aspettato e organizzato perfettamente dai suoi nonni.
Un libro che regala al lettore con i racconti di autori diversi per stile ed esperienze letterarie – oltre a Lupo hanno preso parte al progetto editoriale Mario Baudino, Benedetta Centovalli, Guido Conti, Raffaele Nigro, Giorgio Nisini, Onofrio Pagone, Romana Petri, Antonio Riccardi, Mimmo Sammartino, Vito Teti – un viaggio alla scoperta dell’Italia appenninica in cui il cibo diventa racconto, identità e misura del tempo con i racconti a fondersi per restituire a chi legge un patrimonio culturale forte e vivo e niente affatto marginale perché, come scrivono Piero e Gianni Lacorazza, il cibo è «sempre più un pilastro dell’identità locale, unisce turismo e benessere», chiave di lettura di storie locali, economie minime, gesti tramandati e memorie collettive restituiti attraverso la narrazione letteraria.
