Cop 26: su agricoltura e cibo sano occasione mancata?

16/11/2021 201
Agroecologia - Green Planner
Agroecologia – Green Planner

di Marco Milano

La conclusione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, ventiseiesima convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si è chiusa a Glasgow dopo due settimane, sotto la presidenza del Regno Unito, è stata per quanto concerne l’agricoltura e il sistema alimentare, secondo quanto sostenuto da Slow Food portatrice di “false soluzioni”. In particolare la parte dei lavori dedicata alla natura e all’uso del suolo, nei giorni della Cop26 come espresso dall’associazione della chiocciola “non ha centrato un approccio corretto sulla produzione agricola – sottoscrive Slow Food – parlare di agricoltura sostenibile senza considerare l’intero sistema alimentare non permette infatti di avere una visione complessiva e veritiera sui problemi. Le proposte emerse sembrerebbero andare in due direzioni diverse presentate come complementari: da un lato la riforestazione e dall’altro le nuove tecnologie in agricoltura. In realtà a essere riproposto è un vecchio modello, secondo il quale il cibo è considerato come un insieme di merci prodotte su larga scala, con monocolture assistite da tecnologie futuristiche che non faranno altro che far dipendere i contadini sempre di più dalle multinazionali e dai loro brevetti”.

COP26
COP26

La prospettiva del cibo sano, quello che i nostri nonni ci hanno insegnato ad amare e tutelare, coltivare e proteggere, dunque, sembra allontanarsi, in una visione forse troppo moderna, sino all’eccesso, di quella tecnologia, che non sempre è portatrice di benessere, inteso come essenza e autentica natura delle cose che si mettono a tavola e si utilizzano in cucina. “Per noi di Slow Food una transizione giusta – ha detto Marta Messa, direttore di Slow Food Europa – deve basarsi sulla biodiversità, l’agroecologia e la giustizia sociale e non sulle innovazioni tecnologiche proposte dalle grandi multinazionali, lontane dalle innovazioni reali che le comunità locali sviluppano. Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità dovrebbero essere affrontati insieme, in quanto facce della stessa medaglia collegati dai medesimi problemi”.

Produzione agroecologica - Be Leaf
Produzione agroecologica – Be Leaf

Creare quanto si mangia in un conteso industriale, quindi, diventa solo un aggravio, ulteriore, al già martoriato ambiente. “La produzione industriale casearia e di carne – ha commentato infatti Shane Holland, Executive Chairman of Slow Food in the UK – è responsabile di una ampia parte delle emissioni, eppure importanti gruppi in questi giorni hanno proposto l’allevamento intensivo come la salvezza. Dall’altro lato abbiamo ascoltato anche la testimonianza di chi è convinto della necessità di aumentare la produzione agricola come riserva contro i raccolti scarsi. Questa visione è inaccettabile, specialmente se consideriamo che già oggi il 30% del cibo prodotto per il consumo umano è sprecato, e questo non fa altro che esacerbare la crisi climatica. Sembra che i governi non siano in grado di fuggire dall’influenza delle multinazionali e che siano incapaci di fare scelte davvero sostenibili, che esistono già ma che andrebbero promosse e supportate su larga scala”. La vera ricetta, dunque, per salvare il clima sono i cosiddetti sistemi alimentari agro-ecologici, e la soluzione in questo senso è tutta indirizzata verso il carbonio organico nel terreno. Il “manifesto” da portare avanti è biodiversità e fertilità del suolo e per dare una vita dignitosa agli agricoltori e diete sane per le persone.

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