L’oro nero del Tirreno, convegno sulla cozza IGP campana e il valore della tracciabilità


L’oro nero del Tirreno, percorsi e prospettive per la Cozza IGP

di Mariangela Barberisi

«Le buone pratiche igieniche devono essere sempre rispettate in ogni situazione al di là dell’emergenza. E’ necessario cuocere i mitili, portarli all’ebollizione e tenerli in pentola con il coperchio per un bel po’ di tempo». Un breve vademecum reso noto a margine del convegno, moderato dalla giornalista Floriana Schiano Moriello dal titolo: “L’oro nero del Tirreno, percorsi e prospettive per la Cozza IGP”, promosso dal GAL Parthenope e che ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca e delle imprese. A dare il via all’incontro, che si è svolto presso il Grand Hotel Parker’s di Napoli, Paolo Conte, presidente del GAL Parthenope: «Per i nostri mitilicoltori – ha spiegato – il riconoscimento IGP alla cozza che per noi è un prodotto primario si tradurrà in valore. Questo processo consentirà alle imprese campane di crescere e di posizionarsi sul mercato non più locale, ma europeo». C’è chi la ama e chi la teme ma la cozza rappresenta uno dei prodotti più importanti della cucina italiana diventata oggetto di studio da parte del celebre Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia.

L’oro nero del Tirreno, percorsi e prospettive per la Cozza IGP

I napoletani, da tempo immemore, l’hanno resa protagonista di un piatto consumato il Giovedì Santo, trasformando il giorno del pre-lutto cristiano in un momento di condivisione e sapore, rispettando la religione senza rinunciare al gusto. «Voglio essere chiaro – ha evidenziato Vincenzo Peretti, docente del dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II di Napoli – in vista di Pasqua la situazione critica è passata, perché nel nuovo monitoraggio non risulta alcuna tossicità. È chiaro che abbiamo un problema in Campania che non coinvolge i mitilicoltori ufficiali, ma le bancarelle, dove le cozze non hanno un percorso di tracciabilità.

L’oro nero del Tirreno, percorsi e prospettive per la Cozza IGP

Quando c’è il bollino sanitario i consumatori sono al sicuro». In un momento di grande preoccupazione a livello sanitario in Regione Campania infatti la Direzione Strategica Aziendale ha chiesto ai sindaci dei comuni di Napoli, Capri ed Anacapri di vietare il consumo dei frutti di mare crudi. A difendere il mitile ricco di proteine, sali minerali, antiossidanti e vitamine, Fabio Postiglione, presidente del Consorzio OP “Mytilus Campaniae”, e di Raffaele Schiavone, per il Consorzio OP “Molluschi Regione Campania”:
«Due sono le modalità della produzione del mitile – hanno sottolineato – una è il metodo classico, si parte dal seme, lo si fa crescere e diventa cozza nell’arco di un anno e per questo la nostra è un’attività agricola a tutti gli effetti. La seconda procedura invece si basa su un prodotto che arriva dalla Spagna, dalla Grecia o dall’Adriatico e viene messo nei nostri mari. In questo modo verifichiamo in quanto tempo il mitile riesce ad acquisire quelle caratteristiche organolettiche che sono proprie dei nostri siti, una sapidità che lo contraddistingue da quello di tutte le altre regioni».

L’oro nero del Tirreno, percorsi e prospettive per la Cozza IGP

A fare luce sul progetto legato al percorso verso il marchio IGP Emanuele D’Anza, coordinatore Comitato Tecnico Scientifico IGP Cozza Campana. Invece, Giuseppe Iovane, direttore generale Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e Marco Esposito, dirigente UOS 2 Regione Campania si sono occupati del tema, molto attuale, legato alla prevenzione sanitaria. Per Esposito in particolare oltre i mitili i pericoli arrivano anche «dai frutti di bosco oppure frutta e verdura non lavate con cura». Apprezzato l’intervento di Fiorella Zabatta, assessora regionale alla Pesca e acquacoltura: «Il percorso per il riconoscimento dell’IGP per la cozza campana avviato congiuntamente tra le istituzioni e tutte le realtà del territorio è assolutamente virtuoso, rappresenta un’opportunità per il comparto ed una risorsa strategica per il territorio. Controllo, tracciabilità e prevenzione sono dei fari importanti che dobbiamo sempre tenere presente ella sponsorizzazione dei prodotti come quello della cozza campana».

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