Da Razdora di Matteo Monti si mangiano gli anolini più foodish di Milano. Ed è una micro trattoria fantastica
di Giulia Gavagnin
Ha iniziato tra mille difficoltà, ma con le spalle coperte di chi ha accumulato esperienza vera. Professionale e umana. Questo gli è servito ad affrontare il maestrale della ristorazione contemporanea, soprattutto quella milanese, dove si rischia di chiudere entro un anno dall’apertura, appunto, per un soffio di vento.
Matteo Monti oggi è il factotum di Razdora, pastificio, bottega e ristorantino con quattro tavoli nel centro di Milano, nella prestigiosa zona delle cliniche dei gran borghesi milanesi e della parodia di Crozza-Feltri, quella via Quadronno che non è nulla di speciale sotto il profilo architettonico ma che sussurra (non parla) attraverso il modello unico dei residenti.
I quali, infatti, dopo il tempo fisiologico di osservazione, hanno compreso l’autenticità (questa sconosciuta!) del luogo e l’hanno decretato -sempre sommessamente, senza strepiti da “bauscia” – una seconda casa.
Segno dei tempi, senz’altro: no ai lunghi menu degustazione, sì agli anolini più “foodish” di Milano, per parafrasare un noto conduttore italo-americano.
Ma soprattutto: hanno intuito che alla base c’è una sapienza antica, perfezionata attraverso la scuola di grandi maestri e declinata in cucina e atmosfera a trazione anteriore familiare, che profuma di domenica della tradizione padana, condotta con primaria vocazione da oste nato.
Matteo Monti apre Razdora dopo il Covid, come molti ristoratori di quell’età di mezzo compresa tra i 35 e i 42, la benedetta età in cui devi aver smesso di giocare e capire cosa vuoi fare da grande.
Monti è piacentino, di Cadeo. Non so precisamente dove abbia iniziato, sono certa che c’è stato un inizio e una fine da Isa Mazzocchi, la diva cuoca de La Palta di Borgo Valtidone e che nel mezzo c’è stata l’avanguardia vera: Paolo Lopriore alla Certosa di Maggiano e Davide Scabin al Combal.Zero. Gente che non scherzava. Poi, le prime prove da Re del Bistrot: al Rebelot, il fratello minore del Pont de Ferr di Maida Mercuri. Dove Matteo ha capito che ai fornelli gli piaceva spingere sull’acceleratore del sentimento, anziché spinzettare erbe al posto di sopracciglia. C’è stato anche un episodio infelice in un progetto ambizioso a Torino che non è mai decollato, non certo per sua colpa, di cui non parla volentieri. Di lì, l’inevitabile biglietto di sola andata per Milano, l’unica città italiana che permette di reinventarsi, che non chiede conto di chi sei e cosa ha fatto, ma cosa sei disposto a fare e a dare. Qui ed ora.
Così Matteo si è insediato a Crocetta, negli spazi risicati che erano di Fratelli Torcinelli, lo spin off di bombette pugliesi a cura di Pietro Caroli di Trippa, prima che questi si spostasse a Porta Romana. Qui nasce Razdora, un nome, un programma, in tutti i sensi.
Con il tempo, ha coniato un nuovo meme-MAGA, senza America e senza il capello ossigenato dell’attuale Presidente di Zio Sam. Make Anolino Great Again. Oggi, un trademark.
All’inizio è stato più meno solo pasta fresca, soprattutto da acquistare a peso, e da consumare in loco con un po’ di diffidenza (da parte dei locali) su stoviglie del servizio buono della nonna.
Maccheroni al pettine, spaghetti, bucatini, tagliatelle. E, ovviamente, anolini. Con insistenza, anche tortelli di coda, intrecciati, tipici piacentini. Carbonara, amatriciana, pomodoro, pesto (del supermercato, ma quello giusto).
Ci sono state fin da subito le polpette di carne mista con la salsa rubra tipica piemontese, salumi piacentini ed emiliani con la crescentina, tra cui la culaccia di Bettella, la mortadella di Capitelli e il salame di Maini, la giardiniera home made; le acciughe Codesa, qualche verdura, la tartare del Cazzamali, la lingua salmistrata, il giovedì gnocchi e l’onnipresente sbrisolona come dolce.
Il tutto, annaffiato da vini artigianali rigorosamente e solo piacentini, somministrati nel classico bicchiere basso da osteria.
Poi, un po’ alla volta, insieme all’attitudine da oste nato, si sono ingrandite la carta dei piatti stabili e soprattutto i fuori menu sulla lavagna davanti alla quale si sbatte il naso, perché in tre metri quadri non c’è molto da spaziare.
Un pozzo dei desideri tra suggestioni regionali italiane e varie ispirazioni di vita vissuta.
A memoria: lumache alla bourguignonne; tartare di salmone della Val Nure e avocado; piedini e nervetti di vitello; Pici all’Aglione; tortelli burro e salvia; maccheroni al ragù di cortile; ziti fatti in casa alla genovese; manzo all’olio, cotechino artigianale, costata del Cazza(mali) su ordinazione. Qua e là dei divertissement, come estemporanee riedizioni di piatti anni ’80: pennette vodka e salmone, ad esempio. A breve, la sua versione delle tagliatelle Alfredo, piatto italiano che ha trovato successo negli States. Da qui, a Make Alfredo Great Again, è un attimo.
Razdora è oggi diventato un piccolo luogo di culto, dove trovare posto senza prenotazione è assai difficile e ho l’impressione che pure se il posto ci fosse, ma a Matteo non vai tanto a genio, ti dice che è al completo. Come un certo Fulvio di un certo Gambero Rosso, qualche lustro fa. Ma è solo un’impressione, eh.
Certamente, nella Milano olimpica, c’è stato chi non ha fatto fatica a trovare posto.
Dicono che la bellissima pattinatrice olandese Jutta
Leerdam, medaglia d’oro con sei milioni di followers su Instagram, abbia scelto proprio Razdora per provare la cucina regionale italiana autentica.
Monti non ha detto di no, anche in situazione d’emergenza.
Solo da questo, si comprende quanto il suo essere “vecchio stile” abbia conquistato Milano e la sua fama possa uscire dai confini cittadini.
Certo, un po’ ci costa rivelare alle masse l’esistenza di questa piccola, meravigliosa neo-trattoria, ma siamo in primo luogo divulgatori culturali, e venire da Razdora è in primo luogo un gesto di omaggio nei confronti della tradizione gastronomica padana che Matteo Monti sa onorare con brio e maestria fino in fondo.
Razdora
Corso di Porta Vigentina 38 – 20122 Milano
Chiuso la sera di mercoledì e di domenica (sabato e domenica in estate)
Tel. 347 4847112













