Gaiogin, il distillato dal sapore tutto sannita
Il Sannio è un territorio che non smette mai di raccontare storie. Storie di vigne e di ulivi, di montagne aspre e vallate fertili, di popoli fieri e di saperi antichi che resistono al tempo. È proprio da questo intreccio profondo tra storia, natura e memoria collettiva che nasce Gaiogin, un distillato che già nel nome dichiara la sua identità.

Gaiogin, il gin tutto sannita
Gaiogin omaggia Gaio Ponzio, il condottiero sannita passato alla storia per aver inflitto ai Romani una delle più umilianti sconfitte della Repubblica: la battaglia delle Forche Caudine, combattuta nel 321 a.C. tra le alture del beneventano. Un episodio simbolo di riscatto e orgoglio, che qui diventa racconto liquido, trasformato in un gin fortemente territoriale.
La scelta del nome non è solo evocativa. Il distillato nasce infatti da botaniche raccolte sugli stessi rilievi che furono teatro della battaglia, in un’operazione che va oltre il marketing per farsi vero e proprio atto culturale. Le erbe spontanee, le radici, le essenze che crescono in queste zone sono figlie di un ambiente incontaminato e duro, plasmato dal tempo e dall’uomo, e restituiscono nel bicchiere un profilo aromatico che parla chiaramente di Sannio.

Vigneti all’ombra del Taburno
Tutto nasce quasi per gioco, o meglio per una forte passione per il territorio sannita. A produrlo è la società Re.Be. del solopachese Alfredo Di Rubbo, supportato in questa avventura dalla moglie Rita Pepe, che lavorano entrambi in altri settori.

Alfredo Di Rubbo e Rita Pepe
Il territorio, del resto, è protagonista assoluto. Conosciuto soprattutto per la sua grande vocazione vitivinicola il Sannio vanta anche una antichissima tradizione liquoristica, spesso relegata ai margini del racconto ufficiale. Amari, rosoli, elisir digestivi e preparazioni a base di erbe hanno da sempre fatto parte della cultura domestica contadina, tramandata più per pratica che per scrittura.
Ed è proprio qui che Gaiogin trova un ulteriore livello di lettura, legandosi alle leggende delle janare, figure misteriose e affascinanti del folklore beneventano. Donne sapienti, conoscitrici delle erbe, capaci – secondo la tradizione popolare – di manipolare forze naturali e magiche. Streghe per alcuni, guaritrici per altri, le janare rappresentano l’anima esoterica del Sannio, quel sapere femminile legato alla botanica, alla luna, ai cicli della natura.

Il Chromel uno dei primi liquori prodotti nel Sannio
Non è difficile immaginare che le stesse piante utilizzate oggi per la distillazione fossero un tempo raccolte e lavorate proprio da queste donne, per preparare unguenti, infusi o pozioni. Gaiogin sembra voler recuperare quella memoria arcaica, restituendole dignità e attualità attraverso un prodotto contemporaneo, pulito nella tecnica ma profondamente radicato nel passato.
Ampio il paniere delle botaniche utilizzate: timo serpillo, rosmarino, rosa canina, uva passa, foglie di olivo, origano, menta piperita, eucalipto, zenzero, coriandolo e angelica. Il risultato nel bicchiere è un gin che si distingue per complessità aromatica e carattere. Il naso si offre erbaceo, mediterraneo (corredo dato dal timo, rosmarino e origano), verde e sapido (foglie di olivo), fresco e balsamico (menta piperita, eucalipto) con accenni di floreale (rosa canina) e di fruttato morbido (uva passa). Un distillato, dunque, che non cerca l’esotico a tutti i costi, ma rivendica con orgoglio una geografia precisa, fatta di boschi e radure soleggiate o semi-ombreggiate, luoghi ideali per la raccolta di erbe spontanee e officinali.

Gaiogin si inserisce così in quella nuova generazione di distillati italiani che scelgono di raccontare un luogo prima ancora che uno stile. Un prodotto che parla a chi cerca autenticità, a chi crede che anche un gin possa essere strumento di narrazione territoriale, esattamente come un vino.
In fondo, il Sannio è questo: una terra che ha sempre saputo resistere, reinventarsi e custodire i propri segreti. Gaiogin non fa altro che riproporne uno, versandolo nel calice.