Garantito IGP | Elisabetta Foradori – Lezèr 2017

16/8/2018 766
Elisabetta Foradori - Lezer 2017
Elisabetta Foradori – Lezer 2017

di Andrea Petrini

Elisabetta Foradori è dal 1984, anno in cui ha preso in  mano le redini dell’azienda, che sta cambiando la storia del vino trentino e, forse, anche di quello italiano. Testarda e determinata fin dai suoi esordi ha puntato forte sul teroldego coltivato sui suoli alluvionali di Campo Rotaliano arrivando, attraverso una attenta selezione massale, al riconoscimento di ben 15 biotipi di questa uva da cui è nato nel 1986 il “mitico” Granato. Da queli anni molto è cambiato in Foradori, soprattutto in tema agronomico visto che dal 2002 l’agricoltura è stata convertita totalmente alla biodinamica ricevendo, nel 2009, anche la certificazione Demeter.

Cantina Foradori - fonte foradori & Andrea Scaramuzza
Cantina Foradori – fonte foradori & Andrea Scaramuzza

La voglia di sperimentare e, per certi versi, di stupire di Elisabetta Foradori ultimamente l’ho trovata condensata non tanto nella nuova impostazione stilistica del Granato, di cui magari parlerò in altro post, ma nel suo Lezèr, aggettivo trentino che significa leggero, la cui genesi, ben descritta nel sito aziendale, inizia con l’intenzione di iniziare a vinificare un teroldego tipico dei mesi caldi. L’occasione, seppure nefasta, arriva con la grandine di agosto 2017 che, nonostante abbia danneggiato il 40% del raccolto, ha dato vita, tanto non c’era nulla da perdere, all’occasione giusta. L’uva delle vigne danneggiate è stata usata per porre in essere un mosaico di decine di prove di vinificazione con breve macerazione che hanno assemblato nel Lezèr: vari tentativi in anfora, legno, cemento ed acciaio, in lotti separati e mai più di 24 ore di permanenza sulle bucce.

Il risultato è un teroldego in purezza dal colore rubino tenue, quasi rosato, nato per essere bevuto e non contemplato da orde di sommelier da competizione. Non troverete nel Lezèr grandi complessità aromatiche, è un vino semplice e diretto che profuma di fragola e rosa il cui richiamo alla leggerezza, insito nel suo nome, lo si deve soprattutto alla beva che, supportata da una struttura agile come Carl Lewis, è talmente irresistibile e succosa, anche grazie ad una gradazione alcolica di appena 12,5%, da garantire il fine della bottiglia manco stesse bevendo una Peroni ghiacciata nel Sahara ad Agosto.

 

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