Garantito IGP | Sarà Syrah: il futuro di Cortona passa da qui
di Andrea Petrini
Ci sono territori che impiegano secoli per trovare il proprio vitigno simbolo e altri che, quasi per intuizione, riescono a costruire un’identità nel giro di pochi decenni. Cortona appartiene alla seconda categoria. Qui, tra le colline che guardano la Val di Chiana e le prime ondulazioni dell’Appennino, la Syrah ha rapidamente superato il ruolo di semplice varietà coltivata, diventando il linguaggio con cui il territorio racconta sé stesso: un legame così forte da rappresentare oggi la parte più significativa della produzione della denominazione Cortona DOC.
Un risultato tutt’altro che scontato se si pensa che fino alla seconda metà del Novecento la viticoltura locale era molto diversa: il paesaggio agricolo era dominato da colture miste e soprattutto da uve bianche, in particolare il Trebbiano, base dei vini quotidiani e del tradizionale Vin Santo.
Storicamente la Syrah arriva a Cortona quasi in punta di piedi. Le origini della sua presenza non sono del tutto documentate, ma una delle ricostruzioni più accreditate racconta che il vitigno sia giunto in Toscana nei primi anni del Novecento grazie al conte di Montecarlo di Lucca, di ritorno da un viaggio in Francia. Da lì alcune barbatelle iniziarono a circolare in raccolte private e vigneti sperimentali, passando dal territorio aretino fino ad arrivare nel cortonese. Le prime testimonianze concrete della Syrah utilizzata per produrre vini di qualità risalgono però agli anni Sessanta, quando alcune aziende locali individuarono vecchi ceppi nei propri vigneti e decisero di studiarne il potenziale.
All’inizio degli anni Settanta, con il supporto del professor Attilio Scienza e dell’Università degli Studi di Milano, furono avviate ricerche sui suoli e sul clima della zona che portarono alla realizzazione di un vigneto sperimentale con diversi cloni del vitigno. Fu proprio in quegli anni che emerse la sorprendente affinità tra il clima delle colline cortonesi e quello della Valle del Rodano, patria storica di questa varietà. Da quelle intuizioni, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, prese forma il percorso che avrebbe cambiato il destino enologico di Cortona.
Tra i pionieri di questa nuova stagione c’è Tenimenti d’Alessandro, tra i primi a intuire il potenziale della Syrah in queste colline e a lavorarla con convinzione, dimostrando quanto il vitigno potesse esprimere qui un carattere originale. Nel giro di pochi anni altri produttori seguirono la stessa strada: realtà come La Braccesca, la tenuta cortonese dei Marchesi Antinori, insieme a vignaioli come Fabrizio Dionisio e, soprattutto, Stefano Amerighi, hanno contribuito a definire uno stile sempre più identitario, capace di unire maturità mediterranea, profondità aromatica ed eleganza tannica.
È proprio questo percorso ad aver plasmato la personalità contemporanea della Syrah di Cortona; un’identità che ho potuto approfondire pochi giorni fa a Sarà Syrah, l’anteprima ufficiale inserita nel contesto di Chianina e Syrah, l’evento ormai diventato un appuntamento fisso per operatori e stampa, ideale per tastare il polso alle nuove annate e alle diverse interpretazioni del territorio, arricchite per l’occasione da un proficuo confronto con espressioni della Syrah provenienti da altri areali, sia nazionali che internazionali.
Tra i vini che mi hanno colpito di più c’è il Cortona DOC Syrah Spazzanido 2025 prodotto da Baldetti. Un Syrah che gioca tutto sull’equilibrio e sulla bevibilità: profumi floreali nitidi, richiami di piccoli frutti rossi e una speziatura leggera che accompagna il sorso. Il risultato è un vino scorrevole e piacevole, di quelli che si finiscono quasi senza accorgersene, capace di raccontare il lato più immediato e conviviale del Syrah di Cortona.
Più scuro e introspettivo il Cortona DOC Syrah Klanis 2022 di Tenuta Montecchiesi, che gioca su registri più profondi e materici. Il profilo è segnato da note terrose e sanguigne, quasi ferrose, che richiamano la terra da cui proviene, mentre il frutto resta in sottofondo, compatto e maturo. Un Syrah che guarda alla struttura e alla personalità, capace di restare a lungo nel calice.
Sorprende per schiettezza il Cortona DOC Syrah Castore 2024 di Chiara Vinciarelli. È il tipo di vino che restituisce il lato più quotidiano e autentico del Syrah: diretto, gustoso, immediato, con un frutto croccante e una trama agile che invita subito al secondo sorso. Un rosso da tavola nel senso più nobile del termine, di quelli che accompagnano senza sforzo una cena tra amici.
Di tutt’altra caratura il Cortona DOC Syrah Castagnino 2025 di Fabrizio Dionisio, che si presenta con un profilo decisamente più ambizioso. Qui il Syrah mostra tutta la sua classe: profumi intensi di frutto scuro e spezie, una trama tannica fitta ma elegante e un sorso dinamico che si allunga con decisione nel finale. Coniuga potenza e precisione con estrema naturalezza.
Tra i campioni degustati, però, uno svetta per personalità: il Cortona DOC Syrah Apice 2022 di Stefano Amerighi. Un vero fuoriclasse della categoria, capace di coniugare profondità aromatica, energia e precisione. Il frutto è scuro e vibrante, la speziatura elegante, il sorso teso e stratificato. Un Syrah che racconta con grande intensità la vocazione di queste colline.
Colpisce anche il Cortona DOC Syrah Particella 134 2021 di Cantina Faralli, ultima annata attualmente in commercio. Nonostante i suoi cinque anni mostra ancora un’energia sorprendente: il vino è graffiante ma allo stesso tempo armonioso, con un frutto speziato ben definito e una progressione gustativa che resta viva e dinamica fino al finale.
A chiudere la degustazione uno sguardo al futuro con l’IGT Toscana Be You 2024 di Cantina Canaio. Qui Syrah e Viognier convivono nello stesso vino dando vita ad un vino luminoso e freschissimo, un esperimento interessante che potrebbe indicare, e forse lo farà, una possibile evoluzione stilistica per la denominazione.




