Il mondo della pizza è gioia, condivisione e ricerca. Basta con invidie e odio, ai clienti non interessano!

11/9/2018 3.9 MILA
Marco Pellone e Raffaele Bonetta
Marco Pellone e Raffaele Bonetta

Ieri sera due pizzaioli coetanei, Marco Pellone e Raffaele Bonetta, hanno postato una foto che ci ha rincuorato: si sono visti per fare due chiacchiere, e poi hanno ammaccato insieme. Raffaele Bonetta della pizzeria Ciarly è esponente dei canottisti, Marco Pellone della Pizzeria Ciro Pellone è invece pizzaiolo tradizionale.
Usano farine diverse, impastano in modo diverso e sono tra l’altro vicini per cui potenzialmente concorrenti secondo una visione ottusa d’altri tempi.
Ah, uno è 95° in 50TopPizza, l’altro 120° ed entrambi hanno esultato per un risultato che li pone alla ribalta anche se ci sono altre pizzerie davanti. Perché il problema non è “chi fa la pizza migliore” ma chi ha un locale, carte dei vini, di birra, servizio, attenzione all’ambiente, uso dei prodotti dop e igp. E c’è poco da fare, le nuove aperture buttano indietro chi sta fermo in un mondo in grande evoluzione.
Noi volevamo rassicurare i nostri lettori italiani ed esteri che la pizza napoletana non è odio, rancore, sentimento di vendetta e invidia. E’ il mondo delle associazioni Apn e Avpn che hanno difeso la pizza napoletana, è il mondo di questa nuova generazione che si affaccia, è il mondo che il sabato sera posta le file davanti al proprio locale, a Napoli come a Caserta e in tutta la Campania, a Milano come a Parigi e a Tokyo.
E’ il mondo che guarda ai piccoli produttori agricoli, li cerca e li sostiene.
Qualcuno dice che le classifiche intossicano l’ambiente….bah, esistono in tutto il mondo.
Forse intossicano i cretini, ma non seri professionisti come questi due ragazzi.
Il mondo della ristorazione italiana ha fatto il grande salto quando la generazione dei Bottura, Cracco, Cedroni, Esposito, Cuttaia ha iniziato a parlarsi, a frequentarsi e a cucinare insieme mentre i pionieri fra loro si odiavano.
Anche il mondo della pizza sarà cresciuto quando, in un momento mai così ricco e favorevole, i sentimenti di sfiducia e invidia saranno messi da parte.
La rivalità, quando è sana, fa solo bene:  i pizzaioli sono chiamati ovunque per dare lustro a cucine e manifestazioni.
Quando esce il sole esce per tutti.
L’invidia e la gelosia sono invece sentimenti che uccidono e allontanano. I clienti anzitutto. Poi le persone perbene.
Amen

20 commenti

    luca

    (11 settembre 2018 - 10:37)

    Io mi chiedo CHI sta dalla parte dei CLIENTI.
    Io cercò ancora, in Italia, un CRITICA che faccia la critica.
    E non faccia lo sponsor di un mulino o di pizzaioli.
    Una critica libera e indipendente.
    Che stia PRIMA di TUTTO(I) con i consumatori, i clienti.
    Non esiste.

      Me

      (11 settembre 2018 - 11:39)

      Sante parole. Ormai per trovare non una critica, ma un gentile buffetto sulla guancia dato al ristoratore di turno per spingerlo a migliorarsi, bisogna scavare nei più oscuri e disgustosi meandri della rete, o peggio ancora su Tripadvisor. Sono tutti bravissimi, sono tutti fighissimi, usano tutti i prodotti più migliorissimi della Via Lattea. Poi ci vai a mangiare, trovi la pizza bruciata come capitato recentemente alla fudbloggah che non se n’era nemmeno accorta, e tutto ciò che otteniamo dai fuddablogghi come pubblico leggente è sentirci rispondere dal pizzaiolo senza contraddittorio che lui non sbaglia mai, e che se sbaglia comunque non sbaglia perché lavora tantissimissimo e vende più pizze degli altri, pazienza se cancerogene. Solo io ci vedo qualcosa di marcio in tutto ciò?

    Giancarlob

    (11 settembre 2018 - 12:58)

    E’ tutto vero, ma dall’ altra parte c’ è qualcuno che si aspetta di mangiare una buona pizza e se non lo è nei suoi canoni se ne dimentica vlocemente dei pizzaioli che vanno d’ amore e d’ accordo.
    Ultimamente sono diventato anche un po’ più esigente sull’ accoglienza e il servizio. Sono disposto a soprassedere ad alcune pecche purchè me ne esca con l’ impressione di aver mangiato una buona pizza (secondo il mio gusto personale), essere stato trattato bene, accolto bene, senza lunghi tempi morti, con un certo savoir fair del personale che mi fa soprassedere alle immancabili cadute in caso di sovraffollamento….ù
    Purtoppo ci sono ottime pizzerie che fanno cadere le braccia da questo punto di vista !

    Marco Galetti

    (11 settembre 2018 - 13:11)

    @LUCA e @ME, buongiorno, personalmente non recensisco (l’ho fatto più volte anche recentemente) quei locali che non mi hanno convinto, se invece l’esperienza di un pranzo o di una cena mi ha soddisfatto solo in parte, non fotografo né descrivo i piatti incriminati e lo segnalo verbalmente al ristoratore, che sia la mia prima visita in incognito o un gradito ritorno in un luogo che già frequento.
    Se invece sono locali stellati non ho remore, fermo restando l’educazione di fondo che deve rimanere e il rispetto per il lavoro altrui.
    Sono piccoli passi verso il rigore assoluto, difficile da raggiungere che non è comunque nel mio stile, ripeto bypasso evitando strascichi… l’importante, a mio avviso, è dare il giusto peso alle parole scritte che dovrebbero servire a chi legge a districarsi almeno un poco.
    La variabile impazzita del gusto personale, come nel vino, determina opinioni diverse ma ugualmente condivisibili.

    Luciano Pignataro

    (11 settembre 2018 - 13:23)

    @Luca @Me
    Il tema da voi sollevato non è di poco conto ma è anche un po’, come dire, populista. Purtroppo in Italia da tempo la giurisprudenza sulla diffamazione è più orientata a tutelare la persona che il diritto costituzionale di libertà di espressione e di critica. Dopo Raspelli praticamente nessuno ha più fatto vere e proprie stroncature tranne Visintin e Il signore delle Stelle che però hanno come obiettivi locali che non si impegnano in un tenzone legale perché al top. Non è questione solo di pappatorie gratis e circo come lasciano supporre i vostri commenti, ma anche il fatto che nessun editore in questo momento è disposto a pagare le spese legali per querele e cause civili di risarcimento danni all’immagine che subito i ristoratori sono pronti a fare.
    Naturalmente è anche vero che negli ultimi 15 anni c’è stata una assuefazione, un continuo scambio di ruoli, di pacche sulle spalle e carinerie, come quella recente di un famoso cuoco che è andato a pesca nel Golfo di Napoli con due emeriti critici per poi cucinare il pescato a cena, che se non sono certamente illegali o deontologicamente scorretti lasciano comunque adito ai malpensanti come voi di dire la loro.
    Noi come ci regoliamo? In primo luogo cerchiamo di fare recensioni anonime o comunque se conosciuti chiediamo di mangiare quello che c’è in carta, poi paghiamo i conti perché è il primo strumento di liberta e se non ci riusciamo difficilmente torniamo dopo un anno e passa perché non diventi abitudine.
    Ci riusciamo? Non lo so. Certo che abbiamo tanti riscontri di persone che ci seguono e solo uno su venti in genere smentisce quello che scriviamo.
    Infine abbiamo lanciato, atto concreto, 50TopPizza con visite in anonimato e paganti. Non sarebbe facile sopportare le campagne di odio che sono state lanciate conro di noi se non avessimo dovuto subire ben altro in passato. Critiche alle scelte (e qui ci stanno), insulti e illazioni supresunte consulenze e su presunte pressioni degli sponsor e via di questo passo.
    Di cosa alla fine mi sono convinto: che questo sistema alla fine conviene a chi scrive e a chi è descritto.
    Noi però con 50TopPizza e con quetso sito che è sponsor free non ci stiamo perché pensiamo che la nostra funzione è sentire un lettore che conferma quello che scriviamo.

    Me

    (11 settembre 2018 - 14:02)

    @Luciano Pignataro per me il discorso è molto più semplice. Capisco che possano esserci eventuali problemi, anche legali, a stroncare un ristorante, ma il fatto è che raramente, molto raramente, troppo raramente, ci sono critiche anche minime nelle recensioni, e sia chiaro che non parlo solo delle vostre. Come infatti scrive Marco Galetti: “se invece l’esperienza di un pranzo o di una cena mi ha soddisfatto solo in parte, non fotografo né descrivo i piatti incriminati e lo segnalo verbalmente al ristoratore”. Ecco, io da lettore non posso essere d’accordo con questo modo di agire, per quanto da essere umano possa comprenderlo. In questo modo, il leggere di ristorazione in Italia è diventato più un piacevole passatempo che uno strumento davvero utile a discernere davvero quale tra le migliaia di ristoranti presenti nella penisola meriti i propri sudati risparmi. Poi magari è proprio questo lo scopo, ma se così fosse sarebbe anche sbagliato continuare a chiamare queste visite recensioni, dato il differente significato della parola stessa.

    Marco Galetti

    (11 settembre 2018 - 14:27)

    @ME, l’ho scritto, sono piccoli passi verso il rigore assoluto… l’onestà intellettuale è forza ma anche peso, convengo, ma le faccio un esempio, se fotografo e le parlo bene di un antipasto, di un risotto e di un secondo e non accenno ad un cheesecake che mi ha fatto perdere il sorriso, non le sto dicendo una mezza verità, le sto segnalando tre portate notevoli che ho pagato ed assaggiato… Lei provi il risotto, può essere una chiave di lettura…

    Me

    (11 settembre 2018 - 14:54)

    @Marco Galetti magari quella cheesecake vuol dire che i dolci il ristorante non sa prepararli, ed io da lettore di una recensione (che presuppone una critica, non solo l’indicazione delle eccellenze del ristorante) vorrei saperlo. Perché altrimenti vado nel ristorante, assaggio gli stessi piatti che ha assaggiato lei, poi prendo la cheesecake e mi rovino il ricordo della cena. Il che non vuol dire debba scrivere che faceva schifo, sia chiaro, ma un accenno anche velato al fatto che forse i dolci non sono cosa loro, o che magari quella sera il pasticciere era in brutta forma per me andrebbe fatto, proprio perché si tratta di una recensione e non di una pubblicità. Poi magari ci tornerà una seconda volta e scriverà che i dolci sono migliorati, o diventati divini come gli altri piatti, e sarà successo per aver fatto notare al ristoratore che forse c’era qualcosa da cambiare nel modo di prepararli. E si fidi, non basta dirlo in amicizia, se fosse così nel corso del tempo tutti i ristoranti migliorerebbero facendo tesoro dei consigli dei clienti, invece il pensiero medio è quello che riferivo riguardo alla pizza bruciata, nega fino alla morte e prosegui sulla tua strada.

    Marco Galetti

    (11 settembre 2018 - 15:07)

    @ME, farò tesoro delle sue parole anche se per ora non cambio parere, il primo lavoro di scrematura è il più importante per chi legge, se scrivo è perché il posto vale, il secondo indica qual è a mio modesto parere la via…
    Se in un locale che ritengo valido, sbagliano qualcosa, stroncare un piatto può significare vanificare tutto il buono che c’è, pochi leggono tra le righe ma quasi tutti si ricordano cosa non va.
    Anch’io come Lei leggo le parole di altri e sono grato se ritrovo nei piatti quel che qualcuno per me ha già testato e segnalato, il rischio cheesecake lo devo mettere in conto, con simpatia…

    luca

    (11 settembre 2018 - 16:35)

    Ho simpatie per Marco G e questo Blog ma la penso esattamente come Me.
    Devo dire che questo mi rincuora perché è raro nei blog che qualcuno parli così.
    Apprezzo il fatto che sono state ascoltate con attenzione le “ragioni” delle nostre critiche e che potevano anche essere censurate.
    Capisco le vostre “ragioni” ma il rischio è che
    con una Critica Dimezzata Tripadvisor diventa
    un punto di riferimento importante.
    Io penso che lo leggano tutti:
    blogger, critici, grastrofighetti, popolo, ecc…
    Non c’entra niente il Populismo, c’entra la democrazia e un paese dove non c’è libertà piena di parola(per la critica e per tutto) è un brutto paese.
    Vi invito almeno a fare qualcosa di più, che si può fare senza rischiare troppo, come accennava anche Me.
    Chiudo e vi saluto.

    marco contursi

    (11 settembre 2018 - 17:03)

    Io quando qualcosa non mi piace lo scrivo, in una recensione positiva. Se invece un posto non mi convince proprio non ne scrivo.Come ha giustamente detto Luciano, editori che pagano il pranzo non ci sono, figuriamoci se pagano una causa legale.Ricordo che per quasi tutti di noi questa è passione e non lavoro remunerato e quindi già mi sono pagato spendendo migliaia di euro la mia formazione, se ora dovessi pagare pure avvocati e marche da bollo, staremmo freschi……..anche perchè vorrei sapere se Voi che chiedete a gran voce queste stroncature, paghereste per leggerle……sarebbe un inizio…..

      Me

      (11 settembre 2018 - 19:13)

      @Marco Contursi io si, sarei ben disposto a pagare visto che potrei poi evitare certe fregature conoscendole in anticipo, risparmiando indirettamente, ma mi rendo perfettamente conto di essere una minoranza. E sia chiaro che non chiedo la stroncatura brutale alla TripAdvisor, ma semplicemente il descrivere tutti gli aspetti di un locale, non solo quelli positivi. Esempio recente, ha aperto un nuovo ristorante di sushi vicino a dove abito, e pur essendone un amante sfegatato, ho aspettato che uscissero alcune recensioni. Essendo tutte sull’entusiastico andante, mi ci sono fiondato convincendo gli amici. Ora, il sushi “pregiato” era eccezionale, nulla da dire, ma da poverelli abbiamo ordinato solo un paio di pietanze costose (unagi, gnam…) e poi un bel set cicciotto di sushi “base”. Che dire, non roba da buttare ovviamente, ma niente che non avremmo potuto mangiare in un qualsiasi sushi bar ad un terzo del prezzo, condito da alcuni accostamenti pessimi, tra fragole, surimi, limone!, e simili. Quindi verifico per curiosità su TripAdvisor, brutto errore non averlo fatto prima, ed ecco che il problema è ben descritto in numerose recensioni… Io ho buttato e fatto buttare soldi e quei recensori/siti sono finiti in lista nera, capisco che il mondo non giri intorno a me quindi poco male, pero un porcone penso di avere il diritto di lanciarlo…

    Marco Galetti

    (11 settembre 2018 - 17:37)

    Chi come voi, anche se non lo dice, ha imparato a leggere tra le righe, sa riconoscere, ne sono certo, la differenza tra parole di circostanza e parole sentite…
    Credo sia un buon passo potersi fidare del nero su bianco, considerando come dice il buon Contursi più diretto e quindi più vero, che è la passione che muove le tastiere e le mandibole

    Me

    (11 settembre 2018 - 19:43)

    Aggiungo, perché mi rendo conto che il mio modo di scrivere si presta ad essere frainteso nella valutazione della quantità di bile riversata: al netto delle critiche che a volte posso muovervi (esempio, la mozzarella congelata) se scrivo qui è perché comunque apprezzo il sito e soprattutto che chi ci scrive ci metta spesso la faccia come ha sottolineato anche luca, altrimenti non perderei proprio tempo a commentare. Detto ciò, pace e bene :)

    Carlo Iaccarino

    (11 settembre 2018 - 20:39)

    Allora… partiamo dalla fine 😊
    NO, NON PAGHEREI PER LEGGERE UNA RIVISTA DI STRONCATURE: NON SAREBBE L’INIZIO, BENSI’ LA FINE.
    Il piacere di leggere il sito del dott.Pignataro sta proprio nella circostanza che si legge una “informativa”: non pretendo affatto di trovare la indicazione di cosa sa fare e cosa non sa fare quel ristorante o quella pizzeria. Mi piace fare quattro chiacchiere con l’amico che ha provato un posto e ha voglia di descrivermelo: non chiedo una perizia giurata sul locale, che sarebbe pure una noia mortale da leggere.
    E COSI’ SI ARRIVA SUBITO AI DUE “POPULISTI”
    E’ proprio perche’ il mare digitale è stracolmo di fluffbloggah che NON ha alcun senso che una fonte – peggio se “autorevole” come quella che ospita questi commenti – pubblichi non dico la famosa “stroncatura”, ma nemmeno l’elenco dei piatti sbagliati, e neppure l’accenno alla cheesecake cattiva. Perche’, se c’e’ formazione, cultura e serieta’ in quei pochi che scrivono qui, NON CE N’E AFFATTO (vabbe’, ce n’è infinitamente meno) nella pletora di chi legge. C’e’ sempre il principio di azione e reazione, per cui, magari, una recensione scritta col lodevole intento didascalico da Voi auspicato, provoca una contrazione della clientela di un locale che si sta sforzando di emergere, perche’, con la superficialita’ prima criticata, il grosso dei potenziali clienti legge la “nota stonata” e salta immediatamente alla prossima entry della lista dei locali che internet gli ha proposto, esattamente come fa leggendo le “recensioni” di Trip o i blogghi di turno (o le musiche nelle playlist…).
    HI-FI e HI-FOOD
    Magari potra’ interessarvi sapere che la situazione affrontata nel thread e’ IDENTICA a quella in cui si dibatte da anni lo sparuto ed anacronistico mondo dell’Hi-Fi, dove la massa (vabbe’… quattro gatti siamo) da sempre da’ addosso alle riviste prezzolate ricavando la prova delle recensioni infedeli dall’assenza di stroncature. E non vale mica solo per noi Italici furbetti: e’ un argomento ricorrente a livello “mondiale”, anche considerando che, come nel food, si trovano sia fonti giornalistiche tradizionali, sia fonti freelance sul web del tutto gratuite. Non e’ che le prime sono pessime e le seconde sono ottime, “a prescindere”. Per entrambe ci vuole chi si fa “un cuore cosi’” per portarle avanti e ci mette la faccia (parlo per conoscenza diretta). Ed anche in quel campo cerco di sostenere quello che ho scritto sopra: a che mi serve la stroncatura? Io mica voglio una perizia giurata sull’apparecchio: voglio il parere di un amico “che ne capisce” (piu’ di me, ma ci vuol poco). Ma che restino chiacchiere; amabili e fondate, ma chiacchiere: poi ognuno alza il culetto dalla sedia, spegne il computer e scende nel mondo reale, ed entra davvero in un ristorante o in un negozio di “sterei” (ce ne sono ancora, ce ne sono ancora, non ridete).
    STERILIZZARE L’ESPERIENZA
    In realta’, quello che i “populisti” mi pare cerchino non e’ mica la stroncatura in se’, ma un’anteprima della loro serata nel locale; parole di ME: “magari quella cheesecake vuol dire che i dolci il ristorante non sa prepararli, ed io da lettore di una recensione … vorrei saperlo. Perché altrimenti vado nel ristorante, … prendo la cheesecake e mi rovino il ricordo della cena”.
    Ma OGNI volta che si accede ad una trattativa commerciale c’e’ un rischio fisiologico che qualcosa non accontenti. Cosa vogliamo da questo sito (o da una rivista Hi-Fi…)? Che ci garantisca che quel locale e’ quello nel quale questa “sorpresa” non ci sara’ e che possiamo essere sicuri che tutto fila liscio come l’olio? E questo come si puo’ minimamente pensare sia possibile? E’ la nostra recente infatuazione per la procedimentalizzazione, la protocollizzazione, che ci fa pensare che possiamo incapsulare l’esistenza per giungere ad azioni predittive. E puntualmente la realta’ ci schiaffeggia sberleffandoci…
    QUINDI?
    Quindi, per favore, continuate cosi’, perseguendo l’innalzamento del livello del “racconto” dell’esperienza dei vari “recensori” (magari allontanandosi sempre piu’ dagli entusiastici toni “marchettari” che contraddistinguono volenterosi inizi), e cercando sempre piu’ di giungere a quella “chiacchierata con l’amico competente” di cui sopra. Magari con un capitolo conclusivo che non tralasci (come a volte mi pare di leggere) un commento sul prezzo; non nel senso di “troppo caro” o “a buon mercato”, ma nel senso di “sono soddisfatto di quanto ho pagato oppure no perche’ mi ricordo che con gli stessi soldi altrove mi sono sentito meglio”. Guardate, anche un “caro come gli altri in zona” mi sta bene, ma almeno che se ne parli.
    Io credo che il massimo servizio all’utenza sia quello di proporre dei consigli su posti dove – ebbene si’ – rischiare i propri sudati soldi; ma anche dove, verosimilmente, passare una bella serata. Che di questo stiamo parlando, eh…
    MTC
    Omaggi
    Carlo Iaccarino

    luca

    (11 settembre 2018 - 21:27)

    Populista per me è un insulto che le restituisco. Non hai capito una cicca di quello che abbiamo detto.
    Poi, un consiglio: impari a scrivere meglio.

    Me

    (11 settembre 2018 - 22:03)

    @Carlo Iaccarino accomuno il suo esempio sull’Hi-Fi a quello su un altro hobby che seguo con passione, anche se ormai più per “abitudine” essendo il tempo a disposizione per usufruirne sempre più scarseggiante: i videogiochi. Ormai su qualunque sito/rivista (per le pochissime rimaste) del settore è diventato praticamente impossibile trovare un voto che scenda sotto il 75, se non l’80 per le produzioni più blasonate. Questo rappresenta la totalità dell’industria? Affatto, i giochi poco più che sufficienti, o anche meno, sono molti, ma dare voti inferiori è quasi considerato un insulto, trovare descritto un difetto è un evento, e con il passare del tempo la gente si è adeguata a considerare un gioco da 8 quasi come non meritevole dei propri soldi, con polemiche al seguito. Tanto che, come dicevo, ormai finisco per leggere le “recensioni” più per il puro piacere della lettura delle firme/siti dei quali apprezzo lo stile che per avere un vero consiglio per gli acquisti. È questo che si vuole anche per la critica gastronomica? Che si appiattisca verso l’alto, diventando autorevole quanto un comunicato stampa? Se è questo l’obiettivo la strada è quella giusta.

    marco contursi

    (12 settembre 2018 - 08:50)

    Ritengo interessante il commento di Iaccarino, poichè sottolinea una cosa che io vado predicando da sempre.Chi legge un racconto di un locale, e trova una nota negativa( la parmigiana era bruciata), si sofferma su quella o su tutto il racconto.Ricordo che sotto un mio pezzo in cui parlavo bene di un locale, con qualche critica, un lettore scrisse “se fa schifo perchè ce lo racconta?”…..non aveva capito nulla, ad iniziare dal fatto che se lo racconto, già vale. Inoltre un altro problema è che un lettore va in un posto e prende piatti totalmente differenti da quelli raccontati, ma io ho provato quelli e non posso farmi garante di un intero menù, soprattutto quando le scelte del lettore sono prive di buon senso. Esempio capitato: se io vado in un posto di montagna e dico che ho mangiato del buon cinghiale e tu vai e ordini risotto alla pescatora e fritture, che ti lamenti con me che none rano buoni?Purtroppo un ristorante ha n carta piatti che non sono nelle sue corde per motivi commerciali, ma un cliente con buon senso e buon gusto dovrebbe evitare di prenderli. Il problema che buon gusto e buon senso mancano ai più.

    Me

    (12 settembre 2018 - 10:16)

    @Marco Contursi posso capire ci sia una paura del genere, però se ci si volesse davvero abbassare nella comunicazione al livello più basso di comprensione umana riscontrabile, tipo gerbillo in coma, le recensioni sarebbero di un rigo: “Cibo mangiabile, costa poco, vacci”. Ci sarà sempre lo stupido che non comprende quanto scritto, oppure ordina il fritto di mare sulle alpi; ma spero che il target medio al quale ci si rivolge quando si crea una recensione come quelle che leggo qui che sono, al netto dei pareri che possono discordare, di livello, non sia lo stupido, anche perché a portare lo stupido in un ristorante si rischia di fargli più un danno che un piacere, con tanto di recensione da 1 stella su TripAdvisor magari.

    Giancarlob

    (12 settembre 2018 - 13:44)

    A proposito di recensioni false, probabilmente OT nella discussione in corso,
    https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/recensioni-false-su-tripadvisor-ora-si-rischia-il-carcere/

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