Il ruolo dei consorzi di tutela- 1. Coopero Ergo Sum

15/7/2018 783

di Nicola Matarazzo*

Il mio primo incarico di consulenza nello specifico ambito dei consorzi di tutela risale al 2003. Dopo quindici anni di “lavoro in campo” provo a illustrare la mia esperienza di quello che è, e potrebbe essere, il ruolo dei consorzi di tutela, in primo luogo per fare chiarezza, ma anche per evitare il rischio di disperdere e vanificare, per pura ignoranza e mistificazione del caso, il valore che è possibile creare grazie a questi modelli di cooperazione di filiera.

Quando parliamo di consorzi di tutela, parliamo di economia collaborativa che è, prima di tutto, un comportamento collettivo che riporta il valore della collaborazione nella pratica della cooperazione, un modo per integrare e ridistribuire socialità al di fuori della categorizzazione della natura specifica di un’organizzazione.

I consorzi di tutela nascono come associazioni volontarie, senza finalità lucrative, disciplinate dall’articolo 2602 del Codice Civile, e promosse dagli operatori economici coinvolti nelle singole filiere (ad esempio nel settore vino unicamente: viticoltori, vinificatori, imbottigliatori) con la precisa funzione di tutelare le produzioni agroalimentari Dop e Igp. Le Dop e IGP hanno una particolare protezione giuridica, hanno specifici regimi di qualità istituiti e regolamentati dalla normativa comunitaria, e risultano inserite nell’apposito registro europeo delle DOP (Denominazioni d’Origine Protette) e IGP (Indicazioni Geografiche Protette). Perché tutta questa attenzione per le indicazioni geografiche? Perché, ad esempio, nelle aree distrettuali italiane, che si confermano il motore dell’economia nazionale, quelle del cibo e del vino certificato a DOP e IGP sono nelle prime posizioni della classifica. Inoltre nella classifica dei migliori distretti per performance di crescita, c’è una netta prevalenza dell’agroalimentare: sono più innovative, più internazionalizzate, superiori nelle performance.

In Italia, i consorzi di tutela sono suddivisi tra comparto cibo (153 consorzi ai sensi dell’art. 14 della Legge 21 dicembre 1999 n. 526) e comparto vino (120 consorzi ai sensi dell’art.41 della legge 238/2016). In Campania abbiamo cinque consorzi di tutela riconosciuti per il comparto vino (Sannio, Vesuvio, Salerno, Caserta, Irpinia), e undici consorzi di tutela riconosciuti per il comparto cibo (Carciofo di Paestum, Cilento olio extra vergine di oliva, Colline salernitane olio extra vergine di oliva, Limone Costa d’Amalfi, Melannurca campana, Mozzarella di Bufala campana, Nocciola di Giffoni, Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, Pomodoro San Marzano dell’Agro sarnese nocerino, Provolone del Monaco, Ricotta di Bufala campana).

Ai consorzi di tutela, riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), sono attribuite funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale delle Indicazioni Geografiche, e se particolarmente rappresentativi, anche delle funzioni di vigilanza nella fase del commercio, cioè nel momento in cui il prodotto certificato entra nel circuito commerciale.

Le denominazioni, a pieno titolo considerabili come beni comuni la cui tutela per legge è affidata anche ai consorzi riconosciuti dal Mipaaf, hanno una duplice rilevanza: garantiscono un certo tipo di prodotto fatto in un certo modo e proveniente da un determinato luogo, e dall’altra hanno una rilevanza informativa, di comunicazione nei confronti dei consumatori.

La sfida aperta per l’agroalimentare, in un contesto sociale ed economico complesso e differenziato, è e sarà sempre, quella del valore. Bisogna quindi, pensare come in prospettiva le denominazioni, che sono qualcosa che unisce un territorio e dei produttori con delle caratteristiche simili, con una loro storia e una loro identità, possano tornare ad avere un valore determinante grazie anche al ruolo dei consorzi di tutela, modelli di cooperazione a disposizione delle varie filiere per creare valore e reputazione collettiva intorno ai beni comuni delle DOP E IGP, ma anche modelli in grado di superare uno dei nostri maggiori problemi, quello della frammentazione produttiva unita alla ridotta dimensione aziendale.

*Senior partner – Semeia Coaching
Componente gruppo tecnico dei direttori – Federdoc
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