InvecchiatIGP: Barolo 2000 Bartolo Mascarello
di Roberto Giuliani
Il buon Bartolo aveva 74 anni quando fu raccolta l’uva nel 2000; la figlia Maria Teresa era già impegnata a dargli man forte, ma l’ultima parola spettava sempre a lui.
Famose le sue etichette contro Berlusconi e la moda della barrique che negli anni ’90 dilagava e aveva trasformato il volto del Barolo, quelle etichette (“No barrique no Berlusconi”) gli costarono non pochi problemi, nonostante a Predappio possiamo trovarne un’infinità con il volto di Mussolini, e non solo, senza che nessuno dica una parola.
Il “vecchio” Bartolo, che non si vergognava affatto di un simile aggettivo accanto al proprio nome ma, anzi, ne andava fiero, era uomo di sani principi e grande cultura, se non era in vigna lo trovavi molto probabilmente davanti alla scrivania a buttare giù le sue riflessioni o disegnare le future etichette.
Non aveva un buon rapporto con i giornalisti del vino, non erano vignaioli, non sapevano nulla o quasi di quel mondo, salvo rare eccezioni. Non amava le guide e la loro inesorabile puntualità nel dare giudizi e voti; come diceva il buon Eduardo “gli esami non finiscono mai”.
Questo Barolo 2000, l’ultimo a mia disposizione purtroppo, è dunque ancora segnato dalla sua presenza, certamente più mentale che fisica, ma comunque importante.
So già che 25 anni non sono nulla, anche da un’annata giudicata fin troppo bene a quel tempo, “buona ma certamente impegnativa” scrissi nel 2004 quando fu presentata ad Alba Wines Exhibition, evento meraviglioso che faceva scuola in tutta Italia, ma con Bartolo non ho alcun timore di trovarmi nel calice il meglio possibile da quelle vigne sparse tra le Langhe, perché per lui la migliore espressione di Barolo si otteneva così, non da singolo cru ma pescando dalle diverse zone e terreni, affinché ciascuna vigna portasse il proprio contributo.
Insomma eccolo qui, ancora granato vivo, luminoso, tradizionalmente lento e progressivo nel donarsi, dopo qualche minuto si lancia con determinazione ma anche con una certa grazia, riesce ancora a regalare viole e ciliegie, liquirizia e note boschive, nessun cedimento terziario importante, “no funghi no goudron” potrei dire, c’è ancora tanto frutto e una speziatura fine di cannella e cardamomo.
Lo assaggio, la curiosità è tanta e… che mordente! Ancora freschissimo, pieno di energia, qui la speziatura emerge con decisione rivelando anche sfumature pepate, e il tannino non molla, è lì a ricordarci che il nebbiolo, quello vero, non fa concessioni, deve tenere alto il morale e ricordarci che il vino è destinato al cibo, non alle guide, che a tavola quel nerbo serve moltissimo soprattutto con il brasato, compagno ideale di questo magnifico, infinito Barolo.
Ci manchi Bartolo, ci mancano le tue sagge riflessioni su quest’epoca dove anche il vino è diventato business, marketing, un po’ anche per colpa nostra…
