Invecchiato IGP: Kurni 1997 Oasi degli Angeli, il primo di una lunga serie

11/6/2022 310
Kurni 1997 Oasi degli Angeli
Kurni 1997 Oasi degli Angeli

di Roberto Giuliani

Se c’è un vino che per longevità può competere con i più blasonati vini al mondo, questo è sicuramente il Kurni di Marco Casolanetti ed Eleonora Rossi in quel di Cupra Marittima (AP).

La ragione? Molto semplice (si fa per dire), quando negli anni ’90 in Toscana stavano spopolando i supertuscans, era già evidente che il mondo del vino stava cambiando radicalmente, spuntavano iniziative e idee del tutto nuove rispetto a ciò a cui eravamo abituati. Così non deve stupirci se Marco ed Eleonora, visto il luogo incantato, i suoli poveri, le condizioni complesse ma estremamente stimolanti che avevano di fronte, decisero di pensarla in grande, di fare qualcosa che, almeno in quel territorio marchigiano, nessuno aveva mai fatto prima. Così il loro primo Montepulciano è nato in una vigna ad alberello, su suolo sabbioso e sassoso, con una fittezza d’impianto elevatissima e una resa di soli 20 quintali a ettaro. Infatti questa prima annata era di sole 2.500 bottiglie. Una chicca, un vino di 15 gradi alcolici in un’annata sì calda, ma certamente non come le successive 2003 0 2017 e quelle a cui ormai siamo abituati oggi, segno quindi di un metodo di lavoro in vigna e cantina che puntava a una concentrazione e potenza notevoli.

Ma la cosa che davvero impressiona, oltre a un’intensità espressiva che ha pochi eguali, è le potenzialità di invecchiamento, davvero stupefacente.

Stappata questa 1997, prima annata in assoluto, ne ho avuto piena conferma, mai e poi mai potresti pensare che ha 25 anni di vita, già dal colore ancora rubino cupo, appena segnato all’unghia da una sfumatura granata, ma soprattutto accostato al naso: laddove normalmente trovi una terziarietà spiccata (anche se hai davanti un Barolo Riserva), note di funghi secchi, goudron ecc., qui è ancora il frutto a dominare la scena alla grande, in confettura certo, ma per nulla surmaturo, è un vino assolutamente vivo e quasi fermo nel tempo, bisogna scavare a lungo per trovare tracce evolutive più decise, ma sono solo tracce, appunto, vincono le note di ginepro, spezie fini, cacao, sottobosco appena accennato e una finezza d’insieme davvero invidiabile.

All’assaggio è perfettamente in linea, con una freschezza che non ha cedimenti e una succosità che avvolge i sensi, persistenza lunghissima e alcol perfettamente integrato. Forse oggi non è il vino che tutti cercherebbero a tavola, si va verso tipologie più leggiadre, meno intense, ma onestamente questo 25 anni li ha superati alla grande, non so quanti potranno vantare le stesse potenzialità.

 

P.S. Mentre scrivevo, è arrivata una grandinata violenta, con chicchi grossi come noci e un vento prossimo alla burrasca, la temperatura è scesa di almeno 15 gradi, sembra inverno…

Un commento

    FRANCESCO MONDELLI

    L’ultimo dei Moicani.Vino di spessore tale da poter essere tagliato a fette ma non per questo meno interessante di vini più eleganti dinamici o “leggiadr”.Il bello è che negli anni i l’impostazione è poco o nulla cambiata a cominciare dal peso della bottiglia.Chissà che il tempo,che è signore,prima o poi non torni a dargli ragione FM

    11 Giugno 2022 - 14:55Rispondi

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