La Campania in rosa, viaggio tra i rosati delle cinque province

5/4/2021 1.4 MILA

Vini rosati della Campania

Adele Elisabetta Granieri
Adele Elisabetta Granieri

di Adele Elisabetta Granieri

Sotto una veste apparentemente tenue e timida, c’è un mondo da scoprire, fatto di equilibrismi e compromessi, nuances e sfumature, che richiedono sensibilità e attenzione per essere apprezzate.

Il mondo dei rosati è estremamente vario e sfaccettato: si va dalle interpretazioni leggere e frivole, adatte ad accompagnare uno spensierato aperitivo estivo, a vini sorprendentemente profondi e strutturati, da gustare a tutto pasto anche su preparazioni più elaborate.

Quello dei vini rosa è un fenomeno in ascesa, oggi sempre più oggetto di rinnovata e fervente attenzione da parte dei consumatori, a prescindere dall’età e dal genere.

Non solo nei paesi anglosassoni dove da qualche anno il consumo di “pink labels” è ormai completamente destagionalizzato, ma anche nei paesi più tradizionali si torna a scommettere su una tipologia che, peraltro, è parte della storia di tanti territori.

Anche la Campania sta vedendo crescere sempre più la sua voglia di rosé, complici la versatilità a tavola e la liaison perfetta con moltissimi piatti della cucina regionale.

Vini rosati in Costa d’Amalfi

La Costa d’Amalfi è una delle aree in cui la produzione di rosati è più radicata e la zona di Tramonti offre interpretazioni particolarmente valide. Il Costa d’Amalfi Rosato “Ed” di Tenuta San Francesco, a base di tintore, aglianico e piedirosso, profuma di melograno e fiori freschi e ha delicate sfumature minerali, che si ritrovano nel finale salino del sorso. Piedirosso e tintore compongono anche il Costa d’Amalfi Rosato “Getis” di Reale, un vino intenso e succoso, dalle note di glicine e mora matura e soffusi accenni di mirto. Un piccolo saldo di sciascinoso accompagna il piedirosso nell’uvaggio del Costa d’Amalfi Rosato di Giuseppe Apicella, dai richiami di lampone e macchia mediterranea e dal sorso intenso e pieno.

L’area dei Monti Picentini risponde con “Costacielo”, dell’azienda Lunarossa di Giffoni Valle Piana: un rosato a base di aglianico affinato in anfora, intenso e di grande carattere, dai profumi di rosa canina, amarena ed erbe officinali. Da Giungano arriva “Vetere” di San Salvatore, aglianico in stile provenzale dalle note di pesca bianca e fiori freschi e un sorso fresco, armonico e delicatamente salino. L’Azienda Casebianche di Torchiara ci regala una delle interpretazioni più divertenti della tipologia: “Il Fric”, un metodo ancestrale da uve aglianico che sa di scorza d’arancia e fragola di bosco ed è goloso e vivace.

Anche l’area vesuviana vanta una buona tradizione di rosati, potendo contare sul Lacryma Christi del Vesuvio prodotto in questa tipologia. L’azienda Sorrentino ne fa una versione “Bio” in cui il bouquet floreale si arricchisce di note affumicate, con un sorso leggiadro, essenziale e gustoso. Più agrumato il Lacryma Christi Rosato “Munazei” di Casa Setaro, dal sorso verticale e teso e dai richiami di scorza d’arancia ed erbe aromatiche. Fuori dagli schemi “Ereo” di Cantine Olivella, il cui uvaggio, oltre al piedirosso, vede la presenza di guarnaccia e sciascinoso: un vino dale note di mela annurca, arancia e salvia, con un sorso pieno e teso.

Dall’Isola d’Ischia, la cantina Cenatiempo declina le sfumature in rosa con un vino dai profumi di melograno e cenere, con un sorso saporito ed espressivo.

Meno avvezza al rosa l’Irpinia, che comunque offre etichette interessanti, come l’Irpinia Rosato di Boccella Rosa, a base di aglianico, dai profumi di frutti rossi e timo ed un sorso spiccatamente gastronomico. Outsider, prodotto solo in determinate annate, La Cyclope di Luigi Tecce, un aglianico denso, carico e di vigore, corpo e sostanza, complesso, sfaccettato e stratificato: un assaggio indimenticabile.

Vini rosati del Sannio

Il Sannio dedica alla tipologia in rosa una docg, quella dell’Aglianico del Taburno Rosato. Ottime interpretazioni quelladi  Fontanavecchia, di grande armonia e completezza gustativa, corredata da un bouquet di frutti di bosco, agrumi e mentuccia, e quella di Nifo Sarrapochiello, dalle note di prugna e violetta e con un delicato tocco speziato.

Dal versante casertano, l’azienda I Cacciagalli di Teano declina l’aglianico nel suo “Pellerosa”: un vino intenso e di grande carattere, in cui richiami di rosa canina, arancia e amarena si susseguono alle note balsamiche.