La Champagne Table ribelle: quando le bollicine francesi incontrano i dumpling napoletani
di Tonia Credendino
Ci sono serate nate per confermare le regole del vino. E poi ce ne sono altre che nascono per metterle in discussione. La Champagne Table appartiene decisamente alla seconda categoria. Un formato semplice ma potentissimo: poche bottiglie, una tavola condivisa e lo Champagne che smette di essere il vino delle celebrazioni per tornare a fare ciò che sa fare meglio — stare a tavola e dialogare con il cibo.
Il progetto nasce da un’idea di Nino Danisi, che da tempo porta avanti un lavoro appassionato sulla diffusione degli Champagne di vigneron, piccoli produttori che interpretano il territorio con identità e personalità. La Champagne Table diventa così un luogo di incontro tra curiosità, gastronomia e calici che raccontano storie diverse.
Questa edizione si è svolta presso l’Enoteca Pagliuca di Melito (NA), realtà che negli anni è diventata un punto di riferimento per chi cerca il vino come esperienza e non solo come prodotto. Stefano Pagliuca ha accolto la serata con entusiasmo e disponibilità, contribuendo a creare quell’atmosfera conviviale che ha accompagnato tutta la degustazione.
Nel calice si sono alternati Champagne di vigneron indipendenti, espressioni autentiche della regione. Il percorso ha visto protagoniste etichette come A² Sanchez – Absolu Premier Cru di Vertus, nella Côte des Blancs, da Chardonnay, Champagne verticale e minerale che esprime perfettamente la tensione dei suoli gessosi.
A seguire S. Vincent, da Pinot Noir, più vinoso e strutturato, con maggiore ampiezza aromatica e profondità gustativa. Con Vilmart – Nesle Village, assemblaggio di Chardonnay e Pinot Noir, il registro cambia ancora: uno Champagne elegante, caratterizzato da finezza del perlage ed equilibrio.
Chiude la sequenza Antoine Berthelot, anch’esso da Pinot Noir e Chardonnay, Champagne più rotondo e gastronomico, con una piacevole espressione fruttata capace di accompagnare anche i piatti più intensi della serata.
Ma il vero terreno di gioco dello Champagne è sempre la tavola. Ed è qui che entra in scena la cucina.
Il percorso gastronomico porta la firma di Luca Affatato, anima del progetto BOP – Bob Dumpling, un laboratorio creativo dove il dumpling diventa il punto di partenza per esplorare contaminazioni tra culture culinarie diverse. Il suo approccio è istintivo e contemporaneo: tecniche asiatiche, sensibilità mediterranea e una grande attenzione alle fermentazioni e agli equilibri di gusto.
La serata si apre con un’insalata fermentata, piatto fresco e vibrante costruito su ortaggi lavorati con diverse tecniche. Cavolfiore, cetriolo, peperone, cipolla rossa, funghi e altre verdure compongono un mosaico vegetale fatto di marinature, pickles delicati e fermentazioni leggere. Non semplici contorni, ma un vero gioco di acidità, croccantezza e freschezza che prepara il palato alle bollicine.
Segue la zuppa di wonton con pak choi e alga nori, brodo limpido e profondo che sprigiona note umami e avvolge i ravioli con delicatezza. Qui lo Champagne mostra tutta la sua capacità di pulire il palato e amplificare la complessità del piatto.
Poi arrivano loro, i gyoza XXL, probabilmente tra i migliori mangiati negli ultimi tempi. Dorati, succosi, con un ripieno ricco che sprigiona profumi al primo morso. È uno di quei momenti in cui il dialogo tra cibo e Champagne diventa evidente: le bollicine tagliano la grassezza, rilanciano il boccone e invitano immediatamente a un altro assaggio.
Il percorso prosegue con il banh mi alla pancia di maiale, accompagnato da coleslaw fermentata e aioli. Pane croccante, carne succosa e acidità vegetale costruiscono un equilibrio dinamico che lo Champagne sostiene con sorprendente naturalezza.
Chiude la sequenza il tacos di soffritto coreano, piatto intenso e audace che dimostra quanto le bollicine francesi possano spingersi oltre i confini della tradizione gastronomica europea.
Accanto ai piatti principali, un ruolo tutt’altro che marginale lo giocano le verdure. Ortaggi lavorati con fermentazioni leggere, marinature e pickles che aggiungono profondità e contrasti ai piatti. Alcuni portano freschezza e acidità, altri croccantezza, altri ancora una dolcezza naturale che bilancia le salse.
È una cucina costruita con una naturalezza quasi disarmante. Luca Affatato non cerca l’effetto scenico, ma lavora sui dettagli: una salsa cremosa che avvolge il boccone, una nota acida che alleggerisce il palato, una consistenza croccante che spezza la morbidezza del dumpling. Tutto sembra spontaneo, ma dietro c’è una sensibilità precisa per l’equilibrio.
Serate come questa funzionano quando ogni elemento trova il proprio posto. Il progetto della Champagne Table di Nino Danisi continua a dimostrare quanto lo Champagne sia uno dei vini più gastronomici che esistano. La cucina di Luca Affatato e Bob Dumpling porta in tavola una proposta libera, curiosa e contemporanea.
E l’ospitalità dell’Enoteca Pagliuca, con Stefano Pagliuca, completa il quadro con quell’accoglienza sincera che trasforma una degustazione in un vero momento di incontro.
Alla fine resta una certezza: lo Champagne non è soltanto il vino delle celebrazioni. È un vino che ama la tavola, la cucina e la curiosità. E quando incontra piatti come questi, tra dumpling fumanti e calici che continuano a riempirsi, torna semplicemente a essere quello che dovrebbe sempre essere: un grande vino da mangiare.









