L’essenza e la storia della Valpolicella nei calici di Tenuta Ugolini

18/3/2019 975
La sala gremita
La sala gremita

di Pasquale Carlo

Amarone Tenuta Ugolini. Per molti addetti ai lavori la Valpolicella costituisce una delle mete preferite da raggiungere per staccare la spina, almeno per qualche ora, durante le intense giornate del Vinitaly. Ecco perché nelle nostre mappe mentali questa terra di grandi vini è ben impressa soprattutto con le immagini tranquille e accoglienti che qui regala la primavera. Ciliegi in fiore e le belle chiome di verdeggianti olivi che si alternano alle ordinate viti. Questa immagine ha accompagnato l’interessante degustazione organizzata dalla delegazione dell’Ais Benevento, guidata da Mariagrazia de Luca, nell’accogliente sala della struttura che ospita Sannio Way, società di consulenza e servizi enologici.

Il cuore delle Tenute Ugolini
Il cuore delle Tenute Ugolini

Ospiti d’eccezione quattro vini delle Tenute Ugolini, azienda che sorge a Fumane, nel cuore della Valpolicella. A presentarli Giambattista Ugolini, il maggiore dei tre fratelli impegnati nella conduzione di questa azienda che si fa forte di 22 ettari di curati vigneti, nelle zone più suggestive, contornati da quei muretti a secco la cui pratica è diventata Patrimonio dell’Umanità.

Le bottiglie protagoniste
Le etichette protagoniste

Vigne verso cui gli Ugolini prestano un’attenzione particolare, che va oltre al biologico e che ha consentito loro di ottenere il riconoscimento Biodiversity Friend assegnato dalla World Biodiversity Association. Un premio all’impegno a garantire la salvaguardia della fertilità dei suoli attraverso una ottimale gestione delle risorse idriche, al controllo delle erbe infestanti e dei parassiti eseguito esclusivamente attraverso metodi sostenibili. Minor impatto ambientale, dunque, per difendere la natura, ma anche per salvaguardare la salute dei consumatori.

Giambattista Ugolini
Giambattista Ugolini

Valpolicella Classico Il Pozzetto 2016 – Ci troviamo tante uve: corvina gentile, corvina grossa, rondinella, molinara, croatina e ancellotta. Il vino prende il nome dalla vigna. Un leggero salasso prima della fermentazione dona un’esplosione al naso dove emergono con evidente chiarezza la fragola e altri frutti rossi. Il vero tratto distintivo di questo calice lo avvertiamo in bocca: appena il nettare vi entra, esplode la sua sostenuta e piacevole trama acida. Ampia, lunga e persistente grazie alla quale ci troviamo di fronte ad un vino che sprigiona a tavola tutto il suo essere versatile e conviviale.

Mariagrazia de Luca
Mariagrazia de Luca

Valpolicella Superiore San Michele 2015 – Chapeau. Il preferito. Corvina gentile, corvina grossa, rondinella e oseleta le uve che ne entrano a far parte. Uve coltivate sul colle di San Michele a Bure Alto, dove il terreno si presenta calcareo, con buona presenza di scheletro. Il naso richiama i frutti rossi del vino precedente, ma vi entrano delle piacevoli note di fini speziature. Se nel primo ci colpiva la trama acida, qui ci lascia sbalorditi il corredo tannico. Ampio, sempre avvertibile, vellutato, che mai scalfisce la beva estremante avvolgente, ma sempre elegante. C’è un uso sapiente del legno, grazie al quale ci viene offerto un rosso vivo e integro. Da bere a secchi, su tutte le cose buone, ma anche su una saporita fetta di formaggio. Mettiamo però da parte qualche bottiglia: da riprovare fra qualche tempo.

Valpolicella Ripasso Monte Solane 2015 – C’è tutto per un grande Ripasso. Vigne in altezza: le uve corvina gentile arrivano dal tenimento di San Giorgio di Valpolicella, da un appezzamento posto a 650 metri di quota. Raccolte nei primi giorni di novembre, sottoposte ad un leggero salasso, si attende marzo per il “ripasso” sulle vinacce di Amarone. A seguire venti mesi di “tranquillo” riposo in legno. Il rosso nel calice perde le trasparenze dei primi due vini, diventa più caldo e carico. Caldo e carico è il vino anche in bocca, dove si guarda bene dal mostrare solo le sfaccettature di dolcezza sprigionate dalla pratica, ma che invece mostra fin dal primo sorso tutto il suo carattere. Tanta frutta rossa, tante spezie, qualche invasione di note balsamiche. Al naso complesso corrisponde una beva intrigante, strutturata, persistente, sempre accompagnata dal tannino elegante.

I calici
I calici

Amarone della Valpolicella Valle Alta 2013 – L’Amarone che non ti aspetti. Le uve corvina gentile, corvina grossa, rondinella e oseleta giungono dalla vigna che dà il nome al vino, posta a circa 300 metri di quote. Raccolte ad ottobre, si attende marzo per la selezione finale prima della pigiatura dei grappoli che nel frattempo, accuratamente sistemati in piccole casse, avranno perso circa il 50% del loro peso di partenza. Dopo una lunga macerazione sulle bucce (circa due mesi) il nettare viene riposto per due anni nel legno a leggera tostatura di barrique francesi. Prima del commercio seguiranno dodici mesi in vetro. Dopo l’esplosivo olfatto, il vino dà benefici al palato per una freschezza spiazzante, lontano dal voler apparire con grande consistenza materica, mai opulento, mai muscoloso. Aspetto che lo rende estremamente piacevole, perfino ben spendibile per diversi accostamenti a tavola.

Amarone Tenuta Ugolini

Un commento

    Francesco Mondelli

    (18 marzo 2019 - 09:12)

    Daccordissimo sul valpolicella:la tipologia che preferisco in questo territorio se non altro per la grande versatilità a tavola.PS.Il secchio mi rimanda all’acqua:preferisco bere tanti calici.FM.

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