Mazzone Azienda Agricola. Viticoltori in terra di Puglia, nel cuore della Murgia
di Tonia Credendino
Ruvo di Puglia, entroterra barese. Siamo nel cuore della Murgia, in un paesaggio fatto di pietra calcarea, vento costante e luce piena, dove oliveti e vigneti disegnano da secoli l’identità agricola del territorio. Qui nasce e cresce Mazzone Azienda Agricola, una realtà che non ama definirsi impresa, ma piuttosto famiglia di viticoltori, legata a un’idea di vino che parte dalla terra e alla terra ritorna, senza scorciatoie.
Ruvo di Puglia ha un rapporto antico con la viticoltura. Le testimonianze archeologiche raccontano di un centro attivo negli scambi commerciali già in epoca antica, in dialogo con la Magna Grecia e il mondo etrusco. Una vocazione mai interrotta, che oggi continua attraverso aziende capaci di lavorare nel segno della coerenza, come Mazzone. Qui il vino non è mai stato un esercizio di stile, ma un atto agricolo prima ancora che enologico.
L’azienda nasce ufficialmente nel 2004, ma la sua storia affonda le radici molto prima. La famiglia Mazzone è da generazioni dedita alla coltivazione di viti e ulivi; per anni le uve venivano conferite a cantine e cooperative, spesso senza una reale valorizzazione del lavoro svolto. Da qui la scelta, raccontata da Francesco Mazzone durante l’intervista, di iniziare a vinificare in proprio, partendo in modo essenziale, con piccoli volumi, investimenti misurati e un’idea chiara: dare identità alle proprie uve. I primi passi avvengono quasi in silenzio, nel garage sotto casa, con poche migliaia di bottiglie l’anno. Nessuna accelerazione, nessuna ambizione fuori misura. «Siamo cresciuti lentamente», spiega, «ma siamo cresciuti in modo sano».
Questa lentezza consapevole diventa nel tempo un tratto distintivo. Con la crescita dell’azienda arriva anche una profonda riflessione sul vigneto. Le vecchie impostazioni produttive, orientate alle alte rese, vengono progressivamente superate a favore di un lavoro più attento all’equilibrio della pianta e alla qualità delle uve. La riconversione passa anche dalla scelta di puntare esclusivamente su vitigni autoctoni: Nero di Troia, Bombino Bianco, Minutolo e Malvasia Bianca, interpretati attraverso tre linee – Classics, Superior e Trendy – che non rappresentano stili contrapposti, ma diverse letture dello stesso territorio.
Il Minutolo, in particolare, entra in azienda nel 2007. È un vitigno raro, aromatico, delicato, che Francesco Mazzone conosce bene grazie agli anni di studio e di sperimentazione. «È un’uva che va capita», racconta, «perché se la forzi perde misura». Nel bicchiere, Trousse, Minutolo in purezza, restituisce proprio questa attenzione: profumi nitidi, mai invadenti, freschezza ben definita e una chiusura che richiama la mineralità murgiana. Un bianco sincero, che accompagna senza imporsi e che racconta bene l’approccio dell’azienda: intervenire il meno possibile, ma nel momento giusto.
Il cuore del progetto resta però il Nero di Troia, vitigno simbolo della zona e, allo stesso tempo, il più complesso da interpretare. Sensibile, tannico, bisognoso di tempo e pazienza, è spesso addomesticato per renderlo più immediato. Qui, invece, la scelta è netta: vinificazione in purezza, accettando il rischio di un vino meno facile ma più autentico.
Il Nero di Troia 2018, oggi al centro del racconto, oggi al centro del racconto, è un vino che chiede attenzione e restituisce profondità. Non cerca consenso immediato, ma costruisce il dialogo sorso dopo sorso.
È austero, misurato, con una struttura che racconta il tempo e un’eleganza che emerge senza alzare la voce. Assaggiarlo oggi, a distanza di anni, significa comprendere fino in fondo la filosofia di Mazzone: il vino va aspettato, non inseguito.
Questa visione si riflette anche nelle scelte agronomiche. Dal 2016 l’intera azienda è condotta in agricoltura biologica, una decisione maturata nel tempo e non priva di difficoltà, che oggi rappresenta una linea chiara e non negoziabile. Rispetto della materia prima, conoscenza profonda della vigna, interventi minimi e consapevoli in cantina. Non un approccio ideologico, ma un equilibrio tra rigore scientifico ed esperienza sul campo, tra osservazione dell’annata e ascolto del vigneto.
Questa coerenza si riflette anche nell’appartenenza dell’Azienda Agricola Mazzone ai Vignaioli Indipendenti, una scelta che qui non ha nulla di simbolico o modaiolo, ma racconta un modo preciso di stare nel vino. Utilizzare esclusivamente le proprie uve, seguire ogni fase del lavoro senza mediazioni, assumersi fino in fondo la responsabilità di ciò che finisce in bottiglia. Un approccio che Francesco Mazzone vive anche in prima persona all’interno dell’associazione, dove oggi ricopre il ruolo di consigliere nazionale, in un momento complesso per il settore vitivinicolo. Non un incarico di rappresentanza, ma la naturale estensione di una visione che mette al centro il vignaiolo, il territorio e il tempo, senza scorciatoie.
Nel dialogo con Francesco Mazzone emerge un principio ricorrente: fare un passo indietro. Quando l’uva è sana ed equilibrata, la cantina deve accompagnare, non sovrapporsi. È una filosofia che si riflette anche nel rapporto con chi beve questi vini. L’obiettivo non è stupire, ma accompagnare. «La vera soddisfazione», racconta, «è vedere una bottiglia finita a tavola». Non per il numero di bottiglie vendute, ma perché quel vino ha saputo stare dentro un momento di condivisione.
Parole e vini, qui, procedono nella stessa direzione. Mazzone Azienda Agricola rappresenta una Puglia vitivinicola autentica, costruita nel tempo attraverso scelte silenziose, spesso controcorrente, ma profondamente coerenti. Una storia di famiglia che trova nel vino il mezzo più onesto per raccontare la Murgia, senza tradirla.
Mazzone Azienda Agricola Ruvo di Puglia
Strada Provinciale 22 Ruvo–Palombaio, km 460/
Tel. +39 340 0683993
www.aziendamazzone.it







