Merano WineFestival: summit sul futuro del vino tra cambiamenti climatici, nuove opportunità nella produzione e aspettative dei consumatori

10/11/2018 919
Merano 2019
Merano 2019

Tavola rotonda Teatro Puccini 2018

Sabato 10 novembre – ore 15.00

Relatori
George Kaiser
Luigi Moio
Matilde Poggi
Walter Massa
Adua Villa
Stevie Kim
Oscar Farinetti
Joe Bastianich
Luciano Pignataro
Andrea Gori
Luciano Ferraro
Luca Gardini

Presenta: Helmuth Köcher

Moderatore: Franz Botrè

Il tema:

Cambiamento Climatico – entro il 2050 spariranno dal 25% al 73 % delle aree vitivinicole storiche

L’allarme sui possibili impatti del cambiamento climatico sulla vinificazione parte dal Merano WineFestival (dal 9 al 13 novembre). Il preoccupante tema sarà affrontato dai più grandi nomi del mondo del vino si confrontano a Merano sabato 10 novembre alla tavola rotonda intitolata “Il futuro del vino tra cambiamenti climatici, nuove opportunità nella produzione e aspettative dei consumatori”. Sabato 10 novembre ore 15.00 al Teatro Puccini di Merano le più importanti personalità del mondo del vino e del consumo si interrogheranno su come anticipare i tempi prima che sia troppo tardi in vista dell’aumento della temperatura che entro il 2050 caratterizzerà maggiormente il futuro della viticoltura.
La tavola rotonda si aprirà con il riferimento ad uno studio di un gruppo di ricercatori, guidati da Lee Hannah, climatologo di Conservation International, Arlington in Virginia, che ha elaborato un modello previsionale dei possibili impatti del cambiamento climatico sulla vinificazione. Il risultato di tale studio mette in evidenza il fatto che le regioni vinicole più importanti del mondo, dal Cile alla Toscana, dalla Borgogna all’Australia vedranno diminuire le loro aree coltivabili dal 25% al 73% entro il 2050, e ciò costringerà i viticoltori a piantare nuovi vigneti in ecosistemi precedentemente indisturbati, a latitudini più alte o altitudini più elevate, eliminando le specie vegetali e animali locali. Il futuro del vino passa anche per un cambiamento che, oltre a conformarsi agli eventi naturali, deve tener conto delle aspettative dei consumatori. Quali considerazioni verranno fuori dal dibattito più atteso della manifestazione?

 

Un gruppo di ricercatori, guidati dal climatologo Lee Hannah, climatologo di Conservation International, Arlington in Virginia, ha elaborato un modello previsionale dei possibili impatti del cambiamento climatico sulla vinificazione. Il risultato di tale studio mette in evidenza il fatto che le regioni vinicole più importanti del mondo, dal Cile alla Toscana, dalla Borgogna all’Australia vedranno diminuire le loro aree coltivabili dal 25% al 73% entro il 2050, e ciò costringerà i viticoltori a piantare nuovi vigneti in ecosistemi precedentemente indisturbati, a latitudini più alte o altitudini più elevate, eliminando le specie vegetali e animali locali. Da diversi anni oramai la pratica della viticoltura ha già raggiunto il 59° Nord longitudinale a Gvarv nel Telemark in Norvegia corrispondente al paese di King Salmon in Alaska rendendo sempre più difficile la viticoltura nei territori superiore al 35° Nord equivalente alla Grecia.
Man mano che nuove aree si renderanno disponibili e idonee alla produzione del vino, si avranno pesanti ripercussioni sugli habitat della fauna selvatica. Il bacino del Mediterraneo, per esempio, è Ppatria di più di 12 mila piante autoctone che non crescono in nessun’altra parte del mondo. Due terzi degli anfibi, metà dei suoi rettili e un quarto dei suoi mammiferi anch’essi sono unici della regione. “Dopo l’abbattimento della vegetazione autoctona, i campi arati, fertilizzati, cosparsi di fungicidi e preparati per la piantumazione dei vigneti, non saranno mai più un habitat ospitale per molte piante o animali”.

Tutto ciò va in direzione contraria all’attuale trend generale del mercato: negli ultimi 3-4 anni si riscontra maggiore attenzione verso un vino più naturale e quindi meno chimico, meno elaborato in tutte le fasi di produzione a partire dalla coltivazione del terreno.

Un’altra realtà già presente è che con il graduale aumento delle temperature nei territori autoctoni, la vigna è soggetta a differenti rischi: nuove malattie, inondazione ed erosione dei suoli dovuto ad acquazzoni torrenziali, gelate ricorrenti in primavera e aumento della muffa sulla vigna. Questo significa che la produzione di vino di qualità richiederà sempre di più l’impegno di anticrittogamici e un impatto maggiore in cantina, quindi sempre meno natura.

Inoltre, il clima più caldo favorisce la maturazione più rapida dell’uva e quindi la viticoltura ha bisogno di una vendemmia più precoce, considerando che gli acidi contenuti nell’uva vengono progressivamente sostituiti dallo zucchero. In media si calcola 17g di zucchero per generare 1 grado di alcool. La conseguenza più pesante in questa situazione è un’uva più zuccherina e un vino più alcolico. Riscontriamo già oggi un aumento di 1% alcolico nei vini qualitativamente più importanti negli ultimi 20 anni che sono passati da 12,5 % a 13,5%. Anche qui però il trend dei consumatori va in direzione contraria: il mercato richiede sempre di più vini leggeri, meno alcolici, di pronta beva.

Lo scenario fin qui accennato è già attuale, è documentato, accertato. Non solo tesi, ma realtà!

 

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