Sagna Day e la masterclass con i vini di Roberto Voerzio


i vini di roberto voerzio

di Luca Matarazzo

Il giorno tanto atteso è arrivato: il 23 marzo è andato in scena a Capaccio il Sagna Day presso Le Trabe Tenuta Capodifiume. Anche la Campania ha avuto il suo momento esclusivo di gloria, offerto da uno degli importatori e distributori di maggior prestigio a livello internazionale.

le trabe

sagna day

Simili occasioni sono sempre state a disposizione di regioni “blasonate” del vino, dove territori e denominazioni del vino viaggiano di pari passo superando ostacoli burocratico-politici, divisioni e campanilismi di bassa lega. Il sintomo, finalmente, che anche da queste parti qualcosa si muove al punto tale da destare l’interesse di chi fa cultura e profitto da sempre con i prodotti enologici, senza inutili paroloni a chilometro zero. All’interno della splendida cornice del ristorante gourmet – e precisamente nella cantina vini – Roberto Voerzio ha portato dal Piemonte le sue celebri etichette che riscuotono da anni consensi dalla critica e dagli appassionati di settore. Barbera, Dolcetto e Nebbiolo, quest’ultimo proposto nelle diverse espressioni dei cru aziendali ed un personaggio, Roberto Voerzio, carismatico e pacato che sa convincere i presenti già al primo sguardo.

i cru

A lui le considerazioni iniziali prima della degustazione: «L’idea che i giovani non bevano vino è fuori luogo se consideriamo il numero crescente di enoteche e wine bar. Il vino va raccontato, così come le annate che possono essere gestite anche nei momenti più difficili, optando la selezione di qualità in vigna. Avevo iniziato 40 anni fa con oltre 4 kg di uva per pianta e pochi ceppi per ettaro; adesso ne ho migliaia che producono a malapena 1 kg di media e, per alcuni cloni, anche meno di 200 grammi. Con produzioni così ridotte non c’è avversione del clima che tenga, ma ovviamente aumentano i costi di produzione».

Nato a La Morra, uno degli 11 comuni del Barolo, “langaròlo doc”, Roberto ha imparato la grande lezione del babbo, l’importanza assoluta dell’olio di gomito. Poche lire in tasca e tanta visione del futuro, anche nel convincere il genitore al necessario cambio di passo dopo gli studi in agronomia e i viaggi in Borgogna. Tante viti, impianti densi e poca uva, il primo esperimento ben riuscito nel 1990 con la Barbera e la crescita numerica degli ettari coltivati fino agli attuali 40 di cui 25 in proprietà. «I tempi di fermentazione sono importanti, dai 15 ai 30 giorni, così come il rispetto delle mie 200 mila figlie, le viti, che amo osservare in ogni aspetto della loro crescita» afferma il produttore piemontese. Due i sistemi di potatura, ad alberello e guyot classico, per un massimo di 4 grappoli a tralcio che garantiscono acini piccoli e buccia spesse, utili ad una naturale concentrazione polifenolica ed aromatica esaltata in cantina dalle fermentazioni con lieviti indigeni. Diversi i suoli d’origine, tra pietre calcaree enormi, fossili marini, sabbie, limo e argille o rocce grigie dal paesaggio quasi lunare. Imparare la pratica osservando inizialmente ciò che facevano gli altri come Oddero e Cordero di Montezemolo, per aggregarsi infine al movimento dei Barolo Boys (anche se lo stile non gli apparteneva) e apprezzare ora il lavoro svolto dalle aziende Bruno Giacosa, Conterno, Bartolo Moscarello.

la masterclass

Un racconto infinito interrotto solo dai tempi stringenti della masterclass e dall’attenzione degli spettatori per la sequenza vini al calice. Cominciando proprio dal Dolcetto d’Alba 2024 “Priavino”, ciò che si beveva a casa di Roberto nei ricordi d’infanzia. Succoso e dinamico, mantiene vivo il sorso promettendo una buona evoluzione in bottiglia. E pensare che un tempo, quando si acquistava un buon quantitativo di Dolcetto, veniva regalata una bottiglia di Barolo… A proposito di una delle denominazioni cardine per il Nebbiolo piemontese, il Barolo 2022 La Serra sosta 24 mesi in barrique in parti nuove e legni da 15 ettolitri, oltre 18 mesi tra acciaio e bottiglia. Forte, concentrato, amaricante e tannico, con essenze di bosco e scorza d’agrumi su finale salmastro corredato da nuance di torrefazione. Il Barolo 2021 Cerequio, annata del frutto, è scuro e fumoso, ancora giovane nelle sue scie boisé. Merita riposo. Più pronto il Barolo 2021 Torriglione, che si spinge già verso note fungine, ematiche e di melagrana matura dalla grande tipicità. Ultimo esempio dei vecchi impianti tolti 2 anni orsono e rimpiazzati da nuove barbatelle. Il Barolo 2019 La Morra nasce dalle uve di 4 sottozone, contemporaneo dall’olfatto di lampone ed erbe mediterranee e tanto iodio sul finale di bocca.

barolo sarmassa 2019

Capolavoro il Barolo 2019 Sarmassa declinato su spezie intense, polvere di cacao, caffè e piccoli frutti come mirtillo e mora selvatica. Molto identitario. Chiudiamo con il Barolo Riserva 2016 Fossati Casenere dal carattere floreale, violaceo e con riverberi di rovo e humus. Delicate le sensazioni di cannella e cassis di bella persistenza. Piccolo inciso per il Barbera 2022 “Pozzo dell’Annunziata” in versione Magnum, materico, succoso e dal nerbo tannico sorprendente. Le etichette fantasiose dell’artista Roberto Assom, regalate a Voerzio e in parte non ancora utilizzate, completano un quadro empatico privo di schemi precostituiti e di barricate.

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