ScottoJonno Napoli: dove la cultura partenopea si beve e si assapora


di Ornella Buzzone

Ci sono luoghi che non si limitano ad accoglierti, ma ti raccontano una storia. E poi c’è ScottoJonno, sotto l’iconica Galleria Principe di Napoli, là dove un tempo risiedeva la tesoreria. Un indirizzo che oggi custodisce un altro tipo di tesoro: l’identità più autentica e raffinata di Napoli, tradotta in esperienza gastronomica e culturale.

Sono andata a provarlo con la curiosità di chi ama scoprire posti nuovi e con l’aspettativa alta che si riserva ai luoghi di cui tutti parlano. Ne sono uscita con la certezza di aver vissuto qualcosa di raro.

ScottoJonno è considerato uno dei caffè letterari più belli d’Italia. E basta varcare la soglia per capirne il motivo. L’eleganza degli arredi, la luce soffusa, i dettagli ricercati: tutto parla di un’estetica curata, mai ostentata.

Il progetto nasce dall’intuizione dell’imprenditore Luca Iannuzzi, che nel 2023 ha dato vita a uno spazio pensato come crocevia di artisti, intellettuali, appassionati di buon bere e buon mangiare. Un luogo dove Napoli non è solo sfondo, ma protagonista.

Emblema di questa visione è la kermesse “Storie da Bere: tra Arte, Miti e Sapori napoletani”, un format immersivo che fonde cultura partenopea, eccellenza culinaria e mixology d’autore. Un’idea brillante: qui non si viene solo per cenare, ma per ascoltare, scoprire, lasciarsi coinvolgere.
Io ho scelto di esplorare i piatti del bistrot, accompagnandoli ai loro drink signature. Un percorso fatto di contrasti, consistenze, richiami alla tradizione e guizzi contemporanei.

La carta del bistrot è costruita come un libro di racconti: ogni piatto è un capitolo, un rimando a figure leggendarie, luoghi simbolici, frammenti di identità cittadina.

Ho scelto un percorso che mi permettesse di esplorare alcune delle proposte più evocative del menù, lasciandomi guidare dai nomi – già di per sé dichiarazioni d’intenti – e dalla curiosità.

Il viaggio del Masaniello (Pane ai semi, pastrami, cetriolo in conserva, cavolo cappuccio, senape)

Scottojonno, il pastrami

Un piatto vibrante, quasi ribelle. Il pastrami, succoso e speziato, è il cuore pulsante; il cetriolo in conserva introduce una freschezza tagliente, il cavolo cappuccio struttura il morso e la senape accende il finale con una nota decisa. È una composizione dinamica, stratificata, che racconta la forza rivoluzionaria del popolo napoletano. Intenso, diretto, senza compromessi.

O’ core ’e Pulcinella (Pane cafone, caprino, composta di fichi, prosciutto crudo)

Scottojonno, fichi e prosciutto

Qui la narrazione si fa più morbida, più affettuosa. Il pane cafone, fragrante e profumato, accoglie la cremosità delicata del caprino; la composta di fichi aggiunge una dolcezza vellutata che dialoga con la sapidità elegante del prosciutto crudo. Un equilibrio classico, ma eseguito con grande precisione. È un omaggio alla maschera più iconica di Napoli: apparentemente semplice, ma piena di sfumature.

Il velo del Cristo (Carpaccio di tonno affumicato, finocchio, arance, salsa allo zafferano)

Scottojonno, il tonno

Un piatto che colpisce per eleganza e armonia, dichiaratamente ispirato al capolavoro custodito nella Cappella Sansevero. Il tonno affumicato è delicato, mai invadente; il finocchio e le arance portano una freschezza agrumata e luminosa, mentre la salsa allo zafferano avvolge con una nota calda, quasi dorata. È un piatto che gioca sulla leggerezza e sulla trasparenza, con un equilibrio raffinato.

Il sigillo di San Lorenzo (Carne salada, senape, capperi, salsa alla nocciola)

Scottojonno, il carpaccio

Ispirato alla solennità della Basilica di San Lorenzo Maggiore, questo piatto è strutturato e avvolgente. La carne salada è tenera, saporita, esaltata dalla vivacità dei capperi e dalla senape; la salsa alla nocciola sorprende per profondità e rotondità, legando il tutto con una nota tostata e persistente. Un insieme coerente, ben calibrato, che lascia il segno.

Oltre ai piatti che ho provato, il bistrot propone altre suggestioni narrative:

Il morso del Cardinale (roast beef, indivia, pane tostato, salsa caesar e parmigiano), che richiama l’opulenza e gli intrighi delle corti napoletane.

Lo scrigno del Tasso (insalata di gamberi, radicchio, noci, olive, salsa cocktail e chimichurri), omaggio al poeta Torquato Tasso.

L’Oracolo di Sibilla (humus di ceci, verdure cotte e crude, dressing al miso e sambuco), ispirato alle profezie di Cuma.

Il bacio della Janara (fresella con pomodoro alla brace, feta, cipolla rossa e aneto), che evoca il folklore campano.

La scia di Caracciolo (pan brioche con uova, pepe, cipollotto e salsa al lime), dedicato all’ammiraglio Francesco Caracciolo.

A completare l’esperienza, la drink list firmata dal bartender gourmet Mirko Lamagna. I cocktail non sono semplici abbinamenti, ma estensioni del racconto gastronomico: equilibrati, narrativi, costruiti con tecnica e creatività. Ogni sorso dialoga con il piatto, amplificandone le sfumature.

Scottojonno, il drink

ScottoJonno si conferma così uno dei luoghi più interessanti della scena napoletana contemporanea. Non solo per la qualità dell’offerta, ma per la capacità di trasformare una cena in un’esperienza culturale completa, coerente, immersiva.

Scottojonno, il dolce

Un posto davvero favoloso, dove Napoli non si limita a essere servita: viene raccontata, evocata, celebrata.

 

Costo medio a persona: 30–40 € (bistrot e cocktail)

Galleria Principe di Napoli, 27 – Napoli

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