Trebbiano d’Abruzzo Doc 1998 – Valentini

6/1/2019 1.1 MILA
Trebbiano d'Abruzzo Doc 1998 Valentini
Trebbiano d’Abruzzo Doc 1998 Valentini

di Enrico Malgi

Ci sono vini che sfidano imperterriti il tempo, senza alcun ritegno.  Il bello è che a volte si tratta di inusitate varietà che mai penseresti possano durare così tanto, come il trebbiano per esempio che, pur nelle sue sfaccetate tipologie territoriali, non si presta sempre ad una lunga conservazione. Naturalmente esistono delle eccezioni, come lo è sicuramente il Trebbiano di Valentini, che nel corso degli anni è diventato un simbolo di assoluta eccellenza di tutta l’enologia nazionale. E così in queste feste natalizie, in cui mi sono permesso il lusso di stappare alcune bottiglie di vecchia data, ho aperto anche il Trebbiano d’Abruzzo Doc 1998 dell’azienda agricola Valentini di Loreto Aprutino, per abbinarlo alle tipiche portate della vasta e sfiziosa cucina marinara partenopea.

Un bianco straordinario che matura in legno grande e che in enoteca si può trovare a 60,00-70,00 euro se siete fortunati e, soprattutto, se ci sono rimaste ancora bottiglie in commercio. Basso il tenore alcolico di dodici e mezzo.

Il colore nel bicchiere si mantiene giallo dorato e lucido. All’olfatto il vino stenta un poco ad aprirsi, bisogna aspettare qualche minuto, dopodiché ingrana la marcia giusta, facendo così risaltare  profumi di pesca, di albicocca, di ananas, di nocciola, di frutta candita, di ginestra e di menta, seguiti da nuances speziate di ottima fattura. In bocca il sorso è delicato, delizioso e suadente ed ancora molto giovane e vivace. Sensazione confermata da una buona freschezza, da un perfetto equilibrio e da una pulizia palatale. Il finale è estasiante, godibile e idilliaco.

 

Scheda del 16.01.2001

AZIENDA AGRICOLA VALENTINI

Uva: trebbiano
Fascia di prezzo: oltre i 50 euro in enoteca
Fermentazione e maturazione: legno

 

Trebbiano d'Abruzzo Doc 1998 Valentini
Trebbiano d’Abruzzo Doc 1998 Valentini

Mentre mi accingo a scrivere di questa azienda sono un poco emozionato, vivo una sensazione strana e, nello stesso tempo, gratificante. Quando si discute di storia vissuta, di background, di benchmark o di altro simile, bisogna sempre confrontare la realtà palese con quelle fasulle. Una di queste realtà sacrosante ci insegna che se si vuole parlare di personaggi che hanno fatto veramente la storia del vino in Italia, che hanno segnato un’epoca e hanno contribuito più di tanti altri alla produzione di vini altamente qualitativi e apprezzati anche all’estero, allora non si può prescindere dal tirare in ballo il grande Edoardo Valentini.

La storia, dunque, ci dice che questa azienda fu fondata nel lontano 1650 e già questo dato di fatto la porta ad essere la più antica d’Abruzzo ed una delle più vecchie d’Italia in assoluto. Tralasciando tutto il periodo antecedente, arriviamo al 1868, quando Camillo Valentini ricevette già allora un riconoscimento ufficiale proprio per la qualità dei suoi vini. Nel corso dei secoli si sono succeduti alla guida di questa prestigiosa azienda agricola tanti stimati professionisti. Essi non potevano dedicarsi personalmente alla conduzione manageriale e, pertanto, a questo scopo furono demandati i loro amministratori e fattori. La prima persona che si è interessata totalmente alle sorti aziendali fu proprio Edoardo Valentini nei primi anni ’50 e, successivamente il figlio Francesco Paolo dall’inizio degli anni ’80, attuale proprietario. Persona questa risoluta, determinata e molto battagliera. Insomma, in lui si rispecchia fedelmente la grande personalità paterna. E sì, perché Edoardo, deceduto il 30 aprile 2006, è stato un uomo caratterialmente forte, schivo, aristocratico, affascinante e fuori da ogni schema predeterminato. Tra i tanti suoi meriti, è da sottolineare il suo incessante prodigarsi per l’acquisizione della Doc Montepulciano, tanto è vero che inviò al Comitato Nazionale Vini i campioni delle annate 1958 e 1962 di questo vino, che sono serviti come base per la stesura del Disciplinare di produzione. Inoltre, lo stesso Edoardo Valentini ha fatto parte, in qualità di esperto, delle relative Commissioni per il riconoscimento di questa Doc e di quella del Trebbiano. I suoi vini, con l’andare del tempo, sono diventati veri esempi territoriali, mitici, leggendari, particolari, longevi e diversi. Valentini, poi, non ha mai seguito le correnti modaiole.

E’ stato un produttore “artigiano”, come si autodefiniva, che ha sempre rinnegato la barrique, preferendo vinificare e far maturare i suoi vini soltanto nelle botti grandi. Il trebbiano, poi, che solitamente è un vitigno poco nobile e che dà vini semplici e beverini, nelle sue mani è diventato il paradigma della qualità bianchista in Italia. Vino dotato di una spiccata personalità e di una propensione all’invecchiamento fuori range. Tanto che si può affermare che in Italia e all’estero sono pochi gli esempi di vini bianchi così longevi. Bisogna andare in Borgogna con lo Chardonnay per trovare validi omologhi, oppure in Irpinia col Fiano. Le tipologie di vini prodotti da Valentini sono solo tre: Montepulciano d’Abruzzo rosso e nella versione Cerasuolo e Trebbiano d’Abruzzo. E’ utile precisare che essi sono stati premiati a varie riprese da tutte le guide settoriali.

L’uva del Trebbiano 1998 è stata raccolta manualmente tra settembre e ottobre. Il sistema di allevamento è quello tipico della “pergola” abruzzese ultratrentennale, su terreno argilloso e calcareo di medio impasto, con altezza oltre i 300 metri. La vinificazione e l’affinamento avvengono in botti da 50 a 60 hl con tempi variabili secondo l’annata. Solitamente il vino sosta per un anno in legno e successiva elevazione in bottiglia per due anni. La gradazione alcolica è di 12,5 gradi. Il colore è giallo intenso, tendente all’oro. Lo spettro aromatico denota una certa complessità, con sentori floreali e fruttati, come la ginestra, la pesca gialla e nuances esotiche di ananas e litchi e poi miele, piante officinali e una spiccata mineralità. In bocca è vibrante, sapido, opulento, equilibrato e pervaso da un’acidità sottile e rinfrescante, nonostante gli anni trascorsi, e con avvolgenti note salmastre. Il finale, poi, è lunghissimo. Servire ad una temperatura sui 12 gradi, in abbinamento a portate di pesce, formaggi anche semi-stagionati, carni bianche e verdure. Un vino meraviglioso, anche se non paragonabile alle strepitose annate del 1977, 1992 e 1996, ma che a distanza di oltre dodici anni dalla vendemmia, è nel pieno della maturità e, comunque, ancora in fase di evoluzione. Un vero must! Grazie a Edoardo e a Francesco Paolo!

Questa scheda è di Enrico Malgi

Sede a Loreto Aprutino (PE) – Via del Baio, 2 – Tel. e Fax  085/8291138 – Proprietario, agronomo ed enologo Francesco Paolo Valentini – Ettari di proprietà 182 ettari, di cui 64 vitati. Bottiglie prodotte: numero che varia di anno in anno – Vitigni: Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano d’Abruzzo.

 

2 commenti

    Mondelli Francesco

    (6 gennaio 2019 - 10:34)

    Sua maestà Valentini.Annata non particolarmente felice ma comunque grande.Personaggio austero di lui ho un bellissimo ricordo in occasione di un Bibenda Day all’Hilton di Roma un anno prima della sua scomparsa dove duettò e tenne testa a quel fiume in piena che è Gaja quando sale su un palco.PS.Quando si è di fronte ad annate vecchie prima di tirare il tappo procedere sempre allo scollamento di quest’ultimo con l’apposito strumento per evitare di mandare in malora questi capolavori.Ad maiora da FM.

    Enrico Malgi

    (6 gennaio 2019 - 11:39)

    Hai ragione caro Francesco, anche se devo dire che il tappo, dopo oltre vent’anni dalla vendemmia, ha retto abbastanza bene. Quello che è importante, comunque, è che il vino si è mantenuto perfettamente integro. Un Trebbiano sdoganato dalla nomea di vino poco longevo e poco godibile, perché nelle mani dei Valentini è diventato un vino nobile, prestigioso, serbevole e connotato poi da una sua specifica personalità. E non mi sembra cosa di poco conto.

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