Aglianico a Roma. La Verticale Contrade Taurasi 2011-1999

23/2/2018 1 MILA
Aglianico a Roma, Contrade di Taurasi: tra Marco Cum e Sandro Lonardo
Aglianico a Roma, Contrade di Taurasi: tra Marco Cum e Sandro Lonardo

di Gianmarco Nulli Gennari

Contrade di Taurasi. L’aglianico è un vitigno capace di dare vini di lunghissima gittata, che sanno esprimere il meglio di sé a venti-trent’anni dall’imbottigliamento. Purtroppo questa circostanza non è così nota, al di fuori delle zone d’elezione di questa varietà e di una ristretta fascia di critici e appassionati. Questo gap di comunicazione è solo uno dei tanti che ha finora impedito la definitiva consacrazione di denominazioni come Taurasi e Vulture. Ed è pur vero che non capita tutti i giorni di potersi imbattere in una vecchia bottiglia di aglianico.

Per questo motivo ho aderito con entusiasmo alla verticale organizzata nell’ambito della manifestazione “Aglianico a Roma”, curata impeccabilmente da questo blog, da Riserva Grande di Marco Cum e da Andrea Petrini di Percorsi di vino all’hotel Radisson. L’occasione era davvero imperdibile perché contemplava un excursus quasi ventennale dell’azienda Contrade di Taurasi di Alessandro Lonardo e della sua famiglia, una delle più brillanti realtà della zona, che è riuscita a emergere e ad affermarsi in un panorama così complicato e spesso, in passato, fuori dai riflettori come quello irpino, oscurato dalle onnipresenti star langarole e toscane del vino italiano.

L’azienda vinicola nasce nel 1998 e quindi festeggia proprio ora i suoi vent’anni. Da allora è rimasta a forte impronta familiare e di piccole dimensioni (cinque ettari e circa ventimila bottiglie all’anno). La vigna è in parte ancora coltivata con il metodo ancestrale della starseta avellinese e presenta esemplari a piede franco vecchie più di un secolo, grazie anche al terreno che nelle zone più alte è di origine vulcanica, preservate con cura e lungimiranza dal titolare. La qualità dei vini, emersa quasi immediatamente, è supportata anche dall’opera di Vincenzo Mercurio, un enologo e agronomo che è diventato ormai un saldo punto di riferimento nell’ambito della produzione irpina.

I Lonardo producono anche un bianco singolare, dal locale vitigno rovello, noto in zona come Grecomusc’. Ma come dicevamo in apertura, questa giornata era tutta dedicata all’aglianico di Taurasi. Ecco un’impressione sui nostri assaggi.

Taurasi Coste 2011
Questo e il successivo sono i due cru che Lonardo decise di imbottigliare a parte dal 2007 in poi. Profumi sussurrati di frutti di bosco, visciola, spezie e china. In bocca l’acidità quasi tagliente è in primo piano, ha una freschezza che sembra farsi gioco di un’annata che fu calda e asciutta, è molto contrastato e persistente.

Taurasi Vigne d’Alto 2011
Al naso è più in linea con le caratteristiche della vendemmia, il frutto è decisamente più caldo e maturo, lato balsamico, boisè, tostatura. Il legno sembra più avvertibile ma, al contrario, la bevibilità è più immediata e piacevole rispetto all’altro cru. Sanguigno.

Taurasi 2010
All’olfatto è molto esplicito, con erbe aromatiche e ciliegia in prevalenza, affiancate da sensazioni minerali e vulcaniche caratteristiche della zona e della denominazione. Al palato sembra più indietro rispetto ai 2011, grande acidità, tannino ancora esuberante ma saporito, è fragrante e succoso, ha spinta e allungo. Molto promettente.

Taurasi 2004
Annata abbastanza fresca, denota profumi forse più evoluti del previsto, cassetto della nonna, liquirizia, sfumature affumicate ed ematiche. Il sorso è più sottile, ben sorretto da un’evidente corrente fresca e sapida. Manca solo un po’ di “ciccia”: resta il dubbio di un flacone non perfetto.

Taurasi 2001
Qui la riduzione fa più fatica ad andarsene; quando lo fa spunta un bellissimo frutto in conserva, cuoio e tabacco, un lato affumicato e di carne molto simile al vino precedente ma più fresco e fragrante. In bocca si approccia più tenero e dolce, ma recupera slancio e sapore in chiusura.

Taurasi 1999
Forse la vera sorpresa della verticale, mi è sembrato più giovane e pimpante rispetto a 2001 e 2004. È chiaro che coi vecchi vini molto può dipendere dall’evoluzione della singola bottiglia. Qui abbiamo un naso pulitissimo che evoca ancora un frutto scuro fresco e integro, aromi balsamici e spezie orientali, tabacco. Al palato ha spinta, freschezza, dinamismo, un tannino finissimo, ormai integrato ma ancora vivo e succoso, una persistenza notevole.

Contrade di Taurasi, Aglianico a Roma

 

2 commenti

    Marcello

    (23 febbraio 2018 - 09:49)

    a quando le note sulla verticale di “Vigna Cataratte”?….p.s “cassetto della nonna” mi e’ nuovo, ahahah…

    Francesco Mondelli

    (23 febbraio 2018 - 11:18)

    Strana l’assenza della 2000 che personalmente conservo ed apro con parsimonia .Lultima da me aperta poco tempo fa non avrebbe certo sfigurato a confronto dei campioni degustati in questa occasione.PS.Permettetemi una piccola riflessione.Sappiamo tutti sulla longevità del Taurasi,ma il problema è un’altro e cioè che un vino si può dire grande quando è già buono e godibile all’uscita in commercio ma lo sarà ancora ,con caratteristiche chiaramente diverse,negli anni a seguire siano essi pochi o tanti.Con simpatia Francesco Mondelli.

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