Vini Cantine Santa Barbara nel Salento

12/5/2017 987
Vini di Santa Barbara
Vini di Santa Barbara

di Enrico Malgi

La famiglia Giorgiani, con papà Pietro e le due figlie Maria Rosaria e Marcella, produce con grande passione e competenza ottimi vini, rifacendosi ai dettami della vecchia e consolidata tradizione salentina ed alleva col classico sistema ad alberello quasi esclusivamente vitigni locali. Ampia e variegata la produzione, che arriva a circa due milioni di bottiglie l’anno. Tre le etichette che hanno attirato in modo particolare la mia attenzione.

Controetichette vini di Santa Barbara
Controetichette vini di Santa Barbara

Barbaglio Salento Igp 2010. Blend di negroamaro all’80% e saldo di primitivo, le due specie varietali più diffuse del Salento. Fermentazione in acciaio e maturazione in botti di rovere grandi per circa dieci mesi e poi successivo affinamento in vetro. Tredici e mezzo i gradi alcolici. Prezzo finale della bottiglia intorno ai 10,00 euro, un vero regalo!

Nel bicchiere scruto un colore rosso granato brillante, con schizzi rubineggianti. Bouquet espressivo per l’ottima intensità olfattiva, che seduce le narici con profonde fragranze di frutta e fiori rossi, umori del sottobosco, respiri speziati, tabaccosi, cioccolatosi e balsamici. Palato accogliente, percorso da una vitalità bene articolata e che mastica sapori ferrosi, sapidi, succosi, morbidi e sensuali. Trama tannica fine ed aristocratica. Risvolti aromatici stuzzicanti e complessi. Vino strutturato, equilibrato ed evoluto. Retrogusto accattivante. Da preferire su piatti di carne arrosto e formaggi a pasta dura. Prosit!

Sumanero Salento Igt 2011. L’acronimo della bottiglia si rifà ai tre vitigni impiegati: susumaniello al 60% e poi a saldo in parti uguali malvasia nera e negroamaro. Acciaio, barriques e boccia per la completa maturazione del vino per circa un anno. Tenore alcolico di quattordici gradi. Prezzo della bottiglia in enoteca intorno ai 18,00 euro.

Cromatismo segnato da un colore rubino intenso e luminoso. L’impatto aromatico propone in primis frammenti odorosi fruttati di amarena, prugna, ribes, mirtillo e mandorla, associati poi a reminiscenze floreali e ad un tocco vegetale di macchia mediterranea. Accenni di goudron. L’entrata in bocca del sorso è incipientemente calda, ma è subito smorzata da un venticello fresco. Tannini setosi ed infiltranti. Sensazione palatale morbida, speziata, minerale, mentolata e scalpitante. La chiusura è persistente e godibile. Da spendere su un piatto di pappardelle al sugo e caciocavallo podolico. Prosit!

Ursa Major Rosso Salento Igp 2012. Proporzioni invertite rispetto al Barbaglio: primitivo all’80% e saldo di negroamaro. Dopo la fermentazione in acciaio, il vino sosta in barriques per circa un anno per poi elevarsi in vetro per altri mesi. Tasso alcolico di quattordici gradi. Prezzo finale di 18,00 euro.

Colore ben disegnato da un rosso rubino. Il naso è permeato da una grazia sontuosamente viva che sprigiona intensi profumi di sottobosco, essenze floreali e vegetali, giocosità di spezie orientali, effluvi empireumatici e vezzi di liquirizia, di tostato e di vaniglia. Appeal aromatico terroso, grafitico e lievemente affumicato.  Rovere bene integrato e dosato alla perfezione. Sulla lingua plana un sorso caldo, austero, corposo, potente, rotondo e rifinito poi da un ricamo tannico superbamente levigato. Sostenuta l’acidità che dona freschezza a tutto il cavo orale. Allungo finale persistente. Da associare ai piatti della classica cucina terragna salentina. Prosit!

 

Sede a San Pietro Vernotico (Br) – Via Maternità ed Infanzia, 23
Tel 0831 652749 – Fax 0831 1982816 – info@cantinesantabarbara.it
Enologo: Pietro Giorgiani
Ettari vitati di proprietà: 70 – Bottiglie prodotte: 2.000.000
Vitigni: negroamaro, primitivo, susumaniello, malvasia nera, aleatico, syrah, chardonnay e sauvignon blanc.

3 commenti

    Marco Galetti

    (12 maggio 2017 - 10:39)

    Visto il buon nome della cantina, il fatto che tu abbia volutamente evitato di segnalare, tra i tuoi puntuali descrittivi, che tutti i vini sono esplosivi e hanno forti sentori di polvere da sparo, cosa potrà significare… ;-)

    Mondelli Francesco

    (12 maggio 2017 - 12:13)

    Sarebbe altamente onorevole morire in trincea sparandosi un vino esplosivo.Ma come amava ripetere De Andrè nel suo “Bombarolo”morire va bene ma di morte lenta.Chiaramente ,trattandosi di persone di mondo,in questi casi estremi la cantina viene aperta ai convenuti per un brindisi alla “salute”di chi non soffrirà più di alcun malanno o corruzione.FM.

    Enrico Malgi

    (12 maggio 2017 - 15:17)

    Marco come vedi cerco di non approfittare di certe situazioni contingenti. Resta il fatto che i vini assaggiati sono davvero ottimi.
    Francesco la stessa cosa vale pure per te. Ciao.

I commenti sono chiusi.