Amineo Coda di Volpe 2005 Beneventano igt

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CANTINA DEL TABURNO
Uva: coda di volpe
Fascia di prezzo: da 1 a 5 euro
Fermentazione  e maturazione: acciaio

Del risparmio e del superfluo

Del risparmio e del superfluo
La liturgia cristiana nasce, come quella di tutte le altre religioni, dall’ambiente rurale: predica la privazione perché era condizione quotidiana, condanna il vizio e il superfluo proprio delle città, destinate a finire tutte come Sodoma, e delle classi dominanti.
Con l’avvento del capitalismo questo messaggio è apparso ai più come fuori tempo, una prassi impossibile da seguire nella vita quotidiana, paradossale come i precetti sessuali cattolici, realistici ed efficaci finché non sono stati inventati gli antibiotici. Soprattutto a partire dagli anni del boom economico dove i comportamenti virtuosi sono stati rovesciati per la prima volta investendo la totalità delle persone e non solo una fascia sociale, l’aristocrazia. Anche il villico, anche l’operaio, era chiamato a consumare, spendere, consumare, distruggere beni di consumo.
Questo modo di essere occidentale che inghiotte indistantemente tutto ciò che è diverso come fanno i fantasmi di Ghostbuster con gli avanzi di frigorifero si frena davanta alle emergenze, quelle imposte dalla natura e quelle dovute al crollo di un sistema che ha solo lo sviluppo senza traguardo come scopo di sopravvivenza.
Quello dei talebani, dei kamikaze islamici, della rabbia delle banlieue, delle rivolte nei ghetti americani, dello psicolabile che ha aggredito il premier, non è altro che l’urlo disperato di una maggioranza della società che rifiuta l’omologazione imposta dalla minoranza e che, presentandosi come unico razionale ontologico, richiama contro di se l’unica arma possibile e che teme, quella dell’irrazionale. Il rifiuto della vita, il sacrificio estremo, pur di distruggere il male, il Diavolo.
Anche a chi vive nel dorato orticello occidentale la crisi impone un ripensamento. Prendiamo me. Si, me individuo. Non ho vergogna a confessare la modifica di una parte delle mie abitudini quando ho realizzato di vivere su un castello di carta, quello costruito dal liberismo senza regole e senza rispetto per l’individuo. Quando le bollette incalzano e i debitori non pagano. Pur essendo, al momento, un garantito, ho deciso allora di iniziare a tagliare il superfluo. O almeno una parte.

San Girolamo. Grande rompicoglioni ma non aveva tutti i torti

Ma cosa è davvero il superfluo? Secondo me quello la cui privazione non cambia di un millimetro la tua posizione personale quotidiana, anche di quella psicologica intendo. Sicché ho preso una macchinetta a metano con la quale trascorro gran parte della settimana mettendolo nel culo agli autovelox taglieggiatori dei comuni perché non riesce proprio a correre, poi ho rinunciato alla bottiglia d’acqua minerale quotidiana scoppiando lo stesso di salute e ho dato le dimissioni dall’inutile e noioso circolo cittadino dove ero socio, senza frequentarlo, per convenzione familiare. Questa piccola manovra economica mi ha fatto risparmiare quest’anno tra i 1400 e i 1500 euro.

Non male, vero? Non c’è stato un secondo del 2009 diverso da quello che avrebbe potuto essere con queste spese. Anzi, meglio: non ho inquinato.
Con questi soldi risparmiati potrò comprare circa 250 bottiglie di Fiano, Greco o Falanghina del Taburno 2008, strepitosa annata per i bianchi, forse la migliore da quando mi occupo di vino. Potrò conservarle per quattro anni, cinque anni, e alla fine portarle a tavola o regalarle con un valore raddoppiato. Attualmente credo nessuna merce garantisca un guadagno del 20 per cento annuo.
Ecco allora che la crisi è una opportunità  per chi sa leggere. In sostanza, le regole sono sempre le stesse, soprattutto per il vino: vendere quando tutti comprano (vigneto), comprare quando tutti vendono (vini), bere quando tutti conservano (supertuscans), conservare quando tutti bevono (fiano, greco e falanghina). Serve solo freddezza capitalistica per battere il capitalismo.
Aminea costava circa tre euro quando è uscito. Ho potuto metterlo nella tavola di Natale con la motivazione di far provare a tutti un vino di quattro anni fa. Unanimità. E’ piaciuto a tutti perché ha raggiunto la sua rotonda maturità da ragioniere quasi in pensione, ha l’acidità residua per non farlo dire morto, grande struttura per affrontare i piatti della Vigilia della tradizione napoletana, lunghezza, persistenza. Oserei dire persino che parliamo di un vino da meditazione se servito in un bicchiere ampio da rosso invecchiato.
Bella questa viticoltura campana.

Sede a Foglianise, via Sala. Tel. 0824.871338, fax 0824.878898. www.cantinadeltaburno.it. Enologo: Filippo Colandrea con i consigli di Luigi Moio. Bottiglie prodotte: 1.600.000. Vitigni: coda di volpe, falanghina, aglianico, piedirosso, sangiovese, merlot.