Chiacchiere distintive, Francesco Martusciello jr

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Francesco Martusciello jr

di Angelo Di Costanzo

L’enologo, il mago. Il primo studia e rappresenta l’enologia, cioè la scienza che studia il vino e la sua produzione: dalla vendemmia alla bottiglia. Ne studia la microbiologia, la chimica e le caratteristiche sensoriali. Il nome deriva dal greco “oinos” (vino) e “logos” (studio).
Il termine mago viene normalmente utilizzato in alternativa per designare una persona con poteri magici (mago, sciamano, stregone), un artista insomma che esegue giochi di destrezza di cui nasconde i meccanismi (come il prestigiatore, l’illusionista), una persona quindi eccezionalmente abile. La parola è la traslitterazione del termine greco magos (μαγος, plurale μαγοι).
Due attività, due professioni, che per le basi su cui poggiano i loro principi non dovrebbero mai avere a che fare l’una con l’altra, eppure per molti anni, troppi anni, direi anche tutt’ora, l’enologo, e peggio, il consulente enologo, hanno assunto un ruolo sempre più da mago che da interpreti della propria professionalità. La voracità del mercato in continuo fermento ha fatto sì che certi principi di studio, conoscenza, applicazione lasciassero sempre più costantemente spazio alla furba destrezza ed alla creatività, a discapito dell’originalità di un vino, di un territorio.

Francesco jr Martusciello è un enologo, e contrariamente alla sua faccia pulita alla Harry Potter, della magia non sa proprio cosa farsene, anzi, nonostante sappia bene come vada il mondo mostra di avere principi di responsabilità verso la natura e la naturalità dei vini, davvero sorprendenti. Da qui inizia la nostra conversazione, dalla terra, dall’origine, marchio indelebile di una identità, chiacchiere distintive, come sempre, con un giovane professionista del vino flegreo cresciuto all’ombra di spalle larghe (leggi zio Gennaro) e che trovatosi all’improvviso gettato nel fuoco piuttosto che rimanervi bruciato ha iniziato a domarne le fiamme, sino a forgiarle a propria immagine e somiglianza: il passo in avanti, il salto di qualità dei vini di Grotta del Sole è inconfutabile e proporzionalmente cresciuto con la sua ascesa alla direzione tecnica aziendale iniziata cinque anni fa.

Chi è per te, in Italia, l’enologo di riferimento?

“Giacomo Tachis, senza ombra di dubbio. E’ sconvolgente come riesce ad interpretare esattamente in maniera liquida ciò che la natura gli offre, terra ed uva, in maniera solida”.
Quale secondo te la sua arma vincente?
“La cura maniacale che profonde nei particolari: le vigne, le foglie, i grappoli, le micro zonazioni e micro vinificazioni plasmate poi in vini di straordinaria autenticità”.
E in Campania?
“E’ sempre difficile fare nomi, però stimo moltissimo alcuni miei colleghi con i quali spesso ci incontriamo per discutere di vino e di problematiche ad esso legate, una condivisione tanto importante quanto impensabile solo qualche anno fa. C’è tanta buona materia grigia a disposizione del futuro viticolo campano”.
Dai, desidero un nome, due per par condicio.
“Gerardo Vernazzaro (Cantine Astroni)- mentre con le braccia larghe si guarda entrambi i palmi delle mani – tiene na’capa tanta con delle idee tante, mi impressiona la sua curiosità, la profonda dedizione alla ricerca. E poi Fabio Gennarelli (Villa Matilde), un giorno gli faranno una statua”!
Qual è il futuro del vino in Campania, cosa ci porterà fuori da questa fase di stallo?
“La biodiversità e l’unicità, qua tutti vogliono fare tutto con tutto e soprattutto da un momento all’altro. Abbiamo lottato duramente per conquistarci delle piccole fette di mercato, oggi riconducibili solo alla nostra Campania, ma a qualcuno ciò non interessa, addirittura ne vorrebbe cavalcare l’onda solo per imporre il proprio marchio”.

Non si espone più di tanto, corretto com’è, ma il pensiero comune, il mio innanzitutto, va al tentativo fallito (per ora) di apportare modifiche al disciplinare della doc Vesuvio dove qualcuno avrebbe spinto per lasciare produrre anche un rosso vivace, stile Gragnano, con ovvie ricadute sull’immagine di quest’ultimo, tradizionalmente legato come il Lettere alla storia della Penisola Sorrentina.Aggiungo io, sarebbe opportuno anche mettere mano alla sperequazione in atto sulle continue concessioni di proroghe alla spumantizzazione dell’Asprinio doc addirittura fuori regione, penalizzando naturalmente chi da anni ha investito ingenti capitali per la salvaguardia del vitigno e della denominazione.
Cosa è cambiato in questi anni a Grotta?
“Tanto, per qualcuno troppo, ma la strada intrapresa non ammetteva ripensamenti, l’obiettivo rimane lo stesso di quando si è varcata la soglia il primo giorno di lavoro, migliorarsi, e i prossimi anni non potranno che essere spesi nella stessa direzione”.
Come?
“Aumentando i vigneti di proprietà e quelli in conduzione diretta, tutto nasce lì, in vigna, solo camminandola ogni giorno e governandola direttamente possiamo tirarci fuori la materia prima di cui abbiamo bisogno per far crescere il nostro valore nelle bottiglie”.
Allora solo lavoro nei prossimi anni?
“Certamente, ma più che per me, forse per l’altro Francesco, mio cugino l’agronomo”
Scusa?
“Con uva sana e di grande qualità, che ci vuole a fare l’enologo, mi accontenterò di timbrare il cartellino una volta girato per le vasche…”
Sorride, giustamente, bisognerà raccontarlo a zia Elena, aggiungo io.

Mi parla di tutti i nuovi protocolli che sta attuando in azienda, dei quali naturalmente non mi è possibile scriverne per non svelare il risultato di anni di sperimentazione e duro lavoro, ma che in realtà potrebbe essere sintetizzato in tutta una serie di passaggi vivi, in vigna ed in cantina, assolutamente naturali, ma che richiedono anni di studi e di conoscenza, tempo (tanto) e dedizione profonda (incalcolabile). Francesco jr Martusciello contrariamente all’aria timida e defilata che trasmette al primo approccio è invece molto sicuro di sé e delle sue idee, è pronto a metterle in gioco e sottoporle a giudizio e critica purchè liberi da preconcetti sul passato e confronti asettici.
Ci lasciamo da carissimi amici quali siamo, con la promessa di condividere una pizza appena possibile, vista la comune passione sfrenata per essa, magari da Enzo Coccia de La Notizia; Ci salutiamo con un po’ più di stima, soprattutto da parte mia, dopo aver assaggiato, qualche tempo fa, il Quartodiluna 2007 ed oggi queste due anteprime di cui racconterò prossimamente, il Piedirosso Riserva Montegauro 2007 e l’aglianico Quartodisole 2007, quest’ultimo davvero sorprendente per equilibrio e piacevolezza.
Territorio puro in movimento.