Diomede 1997 Aglianico del Taburno doc Ocone

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Diomede 1997 Aglianico del Taburno doc
Diomede 1997 Aglianico del Taburno doc

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: nd
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Sarà l’età, ma anche io inizio a declinare verso il pinot nero, alla fine mi sono arreso, o a quei vini che non escono dal bicchiere, ma ci restano dentro in attesa di essere annusati, sniffati e sorseggiati. Non che i modelli popputi mi siano mai piaciuti, ma quelli ruspanti, tannici e acidi hanno sempre incontrato le mie simpatie.
Bevendo questo vecchio Aglianico acquistato dal papà di Dionisio, grande collezionista e appassionato di vini, uno dei pochi ristoratori che ne capiva in tempi non sospetti, mi sono però reso conto che alla fine è sempre stato questo il mio idealtipo di vino: non carico di colore, con i tannini setosi, bello acido e il frutto integrato e in equilibrio con il legno. Qualcosa che l’Aglianico ti regala, è vero, ma molto molto dopo tutti gli altri vini, un po’ come accade al Gaglioppo, al Negroamaro e al Nerello Mascalese.
I vini antichi ti regalano emozioni perché ti segnano il tempo, ma in questo caso spiegano anche l’evoluzione che un vitigno di grande vitalità, indomito e irrequieto come l’aglianico, può regalare a chi ha la pazienza di aspettare. Il punto vero però è semplice: ma chi può tenere una bottiglia 15, 20 anni prima di aprirla? Un ristoratore? Un produttore? Un rappresentante? No, solo un collezionista.
Ecco dunque spiegata bene la difficoltà dell’Aglianico, se ne parlava a tavola l’altro giorno da Gennaro Esposito considerando come su tutto il nuovo menu era quasi impossibile bere un vino popputo in stile anni ’90.
Questo bicchiere era perfettamente integro. Dionisio sapeva del mio arrivo e l’ha stappato un’oretta prima: l’ho trovato perfetto, una situazione in cui qualcosa o qualcuno è pronto per essere preso.
Un rosso integro, magnifico, che avrebbe potuto restare in quella bottiglia ancora tanto tempo. Ma il mio arrivo ha segnato la sua fine. Proprio come il coniglio farcito di foie gras su cui l’ho abbinato.

La sede è a Ponte, via Monte 56, località La Madonnella www.oconevini.it Bottiglie prodotte: 250.000 Ettari: 36. Enologo: Carmelo Ferrara. Vitigni: falanghina, coda di volpe, greco, fiano, aglianico, piedirosso

Un commento

  • Montosoli

    (9 maggio 2016 - 13:48)

    Ho auto al stessa impressione pure io quando ho scoperto Diomede oltre 15 anni fa…..non ricordo l’annata, ….penso la 95…ma ricordo che dopo averne bevuta una bottiglia….ho chiamato il negozio e chiesto di mettermi da parte le rimanenti bott.
    Gran bel bere…e una complessita che mette a piangere tanti Taurasi…

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