Duca Sanfelice 1985 Cirò Rosso Riserva doc

Letture: 134
Duca Sanfelice 1985

Uva: gaglioppo
Fermentazione e maturazione: acciaio

Sapete quelle trame in cui l’eroe non ha neanche una condizione favorevole di partenza. Prendete un Gaglioppo, che vede in me uno dei pochissimi critici appassionati. Del 1985, dunque con 29 anni alle spalle senza essere mai stato pensato per un tempo così lungo. Poi magari fatelo viaggiare in treno e in auto, presentatelo a un gruppo di appassionati e operatori toscani che di rosso parlano e bevono sin dalla culla e, infine, presentatelo dopo il Nuits Saint George 2006 proposto da Francesco Spanò.
Insomma, tutte le condizioni giocavano a sfavore di questo rosso eppure l’esame è stato superato. Di solito in queste occasioni mi piace vincere facile e porto bianchi campani, ma stavolta ero troppo curioso di studiare le reazioni, sentire i commenti, capire se ‘sto Gaglioppo è solo una fissa mia in Italia.
Io avevo pochi dubbi sulla tenuta perché conosco bene il vitigno che regala vini già nati apparentemente stanchi e indolenti ma che non muoiono mai e che con il tempo regalano belle emozioni. L’elemento di incertezza era semmai legato al fatto che la scelta produttiva del periodo puntava ad una maggiore concentrazione e questo, come si sa, non fai mai bene sul lungo periodo.
Invece grazie al buon supporto alcolico e ai tannini il vino non solo ha retto ma ha conservato una trama meravigliosa, assolutamente affascinante.
Si tratta di episodi, purtroppo la Calabria non ha Pepe o Valentini, cantine capaci di vendere vecchie annate e di costruire una storia. E il Gaglioppo esce troppo fuori dagli schemi, segue un percorso tutto suo, né anni ’90 ma neanche anti anni ’90. E’ un vino il cui colore scarico è stato poi giustamente, e opportunamente, recuperato da Lanati subentrato a Severino Garofalo e poi rilanciato dal magnifico trio De Franco-Arcuri-De Franze.
Questo, appunto, è un rosso pensato da Severino, allora enologo poco più che trentenne di buone speranze che di lì a poco avrebbe creato alcuni grandi capolavori che ancora oggi segnano l’enologia ionica, dal Gravello al Patriglione passando per il Graticciaia, il Cappello del Prete e il Notarpanaro.
Dicevamo di un vino saldamente in piedi senza neanche bisogno di eccesso di ossigenazione. Il naso decadente e stanco di ciliegia sotto spirito e di cenere di legno, al palato la trama tannica regge l’alcol e soprattutto viene spinta dalla freschezza ancora vivace.
Il vino non è smagrito, come spesso avviene per i rossi di quel periodo, stiamo ancora nell’era premetanolo. Ma ha buon corpo e non si regge solo sull’acidità. Semmai ha un finale leggermente dolce che non si percepisce all’inizio della beva, decisamente sapida.
Una bella esperienza, non c’è che dire. Conservate questi vini, per voi, i vostri figli, i vostri nipoti.
Ci sopravviveranno.

Sede a Cirò Marina, Contrada San Gennaro
Tel. 0962.31518, fax 0962.370542
www.librandi.it
Enologo: Donato Lanati
Bottiglie prodotte: 2.100.000
Ettari: 230 di proprietà
Vitigni: mantonico, greco, chardonnay, sauvignon, gaglioppo, magliocco, cabernet sauvignon

Un commento

  • Francesco De Franco

    (24 marzo 2014 - 20:03)

    E’ un piacere leggere queste parole. Grazie Luciano per la tua “fissazione”. L’attenzione verso la Calabria e il Gaglioppo c’è! Ora sta a noi

I commenti sono chiusi.