Vigo 2007 Etna Rosso Doc

Letture: 87
Chiara Vigo a DivinoInvigna (foto Adele Chiagano)

FATTORIE ROMEO DEL CASTELLO

Uva: nerello mascalese, nerello capuccio
Fascia di prezzo: da 15 a 20 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Uno degli errori che spesso vediamo commettere ai degustatori è la disquisizione sulla piacevolezza del vino.

D’altronde – niente di nuovo – già tanti hanno sottolineato come oggi le nuove tendenze del mercato abbiano portato produttori ed enologi a realizzare prodotti più “magri”, con acidità e sapidità più spinte, più inclini alla bevibilità e meno al voler stupire con gli effetti speciali di un tempo. Spesso, anche l’uso dei legni è più ponderato.

Eppure, in una finzione uguale e contraria, ci si trova innanzi vini eno-tecnologici pensati in una logica mercantile piuttosto che ad un rispetto territoriale e d’identità del vitigno. Di conseguenza ci troviamo qui a ripetere, e mai ci stancheremo di farlo, che della piacevolezza non si disquisisce, che il gusto di un degustatore non è superiore né migliore di quello di un qualsiasi appassionato o consumatore, e che ad un tecnico spetta il compito – affatto semplice – di capire se un casavecchia, un aglianico o un nerello mascalese profuma e sa di naturale.

A questo proposito eccovi un’etichetta di sicura naturalezza espressiva e, aggiungiamo, anche di ottima piacevolezza. Prima annata di questa giovane produttrice, Chiara Vigo, e di mamma Rosanna Romeo, seguiti in cantina da Salvo Foti. Una fattoria, a Randazzo, sul versante nord orientale dell’Etna, di 30 ettari, metà dei 60 spazzati via dalla colata lavica del 1981, che presto diverrà anche Museo della vite. Tredici ettari vitati, 3 dei quali, la parte più vecchia con piante che arrivano sino ai 100 anni d’età, il cui allevamento, oggi, si cerca di riconvertire ad alberello, che vengono trasformati in questo meraviglioso vino, all nature nell’impostazione, mentre il resto delle uve, da piante più giovani, viene venduto. Un vino solido, ancor giovane al naso, stratificato; l’olfazione a bicchier vuoto aiuta nel percepirne la complessità degli odori: frutta, erbe aromatiche e, soprattutto, la polvere da sparo (non le note fumè da tostature dei legni) che rimandano la mente al vulcano. Il sorso è meraviglioso, più immediato: succoso, agile, dinamico, va via facile facile, con il timbro sapido finale ad invogliarci a continuare.

Una nuova stella nel firmamento etneo.

4.000 bottiglie o poco più.

Mauro Erro

Sede in Randazzo (Ct), C.da Allegracore, Tel 095-7991992 095-339990. Bottiglie prodotte: 4200. Enologo: Salvo Foti. Uva: Nerello Mascalese, Nerello Capuccio.

4 commenti

  • Lello

    (18 maggio 2010 - 07:32)

    “la polvere da sparo (non le note fumè da tostature dei legni) che rimandano la mente al vulcano”. Sarà pure suggestione ma anche io associo questo descrittore ai vini dell’Etna. Precisamente li definisco: “Pinot Neri appena sparati”.

  • claudio nannini

    (18 maggio 2010 - 16:35)

    qualche domanda da semplice appassionato quale sono a chi vorrà rispondermi:
    immagino che per “piacevolezza” si intenda la sensazione piacevole che si prova bevendo questo o quel vino. Partendo da questo presupposto, è cosi grave che questa “piacevolezza” non favorisca l’identificazione del vitigno? E ancora, se la riconoscibiità del vitigno non si sposa con la “piacevolezza”
    vuol dire che il vino è confezionato male?
    E ancora, ma la “piacevolezza” non è una caratteristica del tutto soggettiva?
    Grazie in anticipo e..saluti.

  • Mauro Erro

    (18 maggio 2010 - 19:42)

    Si è già risposto. La piacevolezza è del tutto soggettiva, la riconoscibilità no. Una pasta con patate è diversa da una pasta con i fagioli. La migliore pasta e patate la sceglierà lei in base al suo gusto.
    Questo è il succo.

  • luca miraglia

    (19 maggio 2010 - 11:00)

    Chiara Vigo è una grande comunicatrice, e non soltanto per meriti accademici (vista la sua laurea in tale disciplina), ma sopratturro perchè, anche con uno sguardo o con poche parole che tratteggiano il suo Etna, trasmette la “vulcanica” passione per ciò che è e che fa.
    Ne ho sentiti tanti, di produttori, anche all’ultimo “Vitigno Italia”, disquisire di “strategie di medio e lungo termine” o di “ottimizzazione delle risorse”; tutte terminologie assolutamente vuote in un universo, quello enoico, dove nulla vale più di una passeggiata al tramonto fra i filari.
    E allora: auguri a te, piccola grande imprenditrice dalla disarmante dolcezza e dalla ferrea volontà!!

I commenti sono chiusi.