Falanghina 2007 Sannio doc Feudi di San Gregorio

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Uva: falanghina
Fermentazione e maturazione: acciaio
Fascia di prezzo: da 1 a 5 euro

Marco Gallone, amministratore della Feudi

Quando un’azienda è davvero grande? Quando la terra ove sorge ha un valore straordinario e gli uomini che ne valorizzano l’anima. Siamo nei primi anni ’90, quando il mercato dei vini d’Irpinia era a totale appannaggio della storica famiglia Mastroberardino da poco scissa nei due marchi, Terredora di Paolo e quello omonimo rimasto alla famiglia di Antonio ad Atriplada, mentre qualche piccola realtà locale segnalatasi già qualche anno prima a fatica iniziava a venire fuori, penso tra gli altri a Struzziero a Venticano piuttosto che ad Antonio Caggiano a Taurasi o a Vadiaperti della famiglia Troisi a Montefrèdane: In questo scenario pressoché oligarchico nasce il marchio Feudi di San Gregorio, a Sorbo Serpico. Fondamentale, è bene ribadirlo, per l’immediato successo dei suoi prodotti la grande capacità comunicativa del fondatore Enzo Ercolino, uscito poi di scena nel 2006 per approdare a “A Casa”. Personaggio incredibile Ercolino, intraprendente, caparbio, a volte talmente ostinato da mettere in discussione persino il suo innato e riconosciuto talento manageriale. Discusso per diverse sue scelte, come quella di tirare fuori dal cilindro da un giorno all’altro un Merlot Irpino, il Pàtrimo, o come quando decise di sospendere all’improvviso la produzione degli indimenticati Idem bianco e rosso, il Cutizzi ed il Pietracalda piuttosto che il Lacrima Christi del Vesuvio prima di ritornare mestamente sulle sue scelte appena una paio di vendemmie dopo. Scelte ancora oggi indecifrabili che non si sa se hanno più o meno giovato all’immagine del marchio quanto arrecato danni a quella di se stesso. Nel 2006, appunto, il grande rinnovamento, un nuovo team dirigenziale ma anche tecnico seppur sempre sotto l’egida Cotarella, per raccogliere la nuova sfida che il mercato e le dimensioni aziendali non potevano non raccogliere, nuove idee e tanto, tanto lavoro che soprattutto su vini cru e le riserve non stanno mancando di manifestare appieno risultati eccelsi. Ancora, Il progetto Dubl, avviato proprio grazie all’intuizione e l’ostinazione di Ercolino con l’idea di spumantizzare i vitigni autoctoni campani con metodo “classico ancestrale”, termine certamente rivoluzionario come la scelta di avvalersi della consulenza tecnica di Anselme Selosse per la sua supervisione e minuziosa evoluzione: il tempo non mancherà come sempre di manifestare il suo giudizio. In questa direzione anche la scelta di avvalersi e di sostenere la ricerca scientifica sui vitigni autoctoni Irpini aziendali consegnata nelle mani del professore Attilio Scienza, del dipartimento di Produzione Vegetale della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, massimo esperto italiano del settore. Il successo della critica è spesso appannaggio soprattutto dei cru e delle riserve, tra le quali referenze non posso non ricordare lo strepitoso Campanaro (in certe annate davvero memorabile) nonchè il Taurasi riserva Piano di Montevergine, da una decina d’anni, una delle interpretazioni più sconvolgenti per longevità e linearità dell’aglianico irpino. Oggi però uno dei vini che conquista univocamente il pubblico: è la Falanghina del Sannio base, un vino capace di stupire ed ammaliare con una costanza esemplare negli ultimi anni e sempre in una evoluzione stilistica propria, spesso, è vero, poco tradizionale ma assai utile e funzionale al successo di questo vitigno che non perde un colpo sul mercato e non solo nazionale facendo spesso da apripista per decine di altre etichette di piccoli produttori specializzati.
La Falanghina dei Feudi di San Gregorio (sottolinearlo non è mai scontato) nasce da uve conferite dai siti di Ponte, Apice, Torrecuso, Bonea e Montesarchio, aree vocate, tutte in provincia di Benevento, che danno vita ad un vino di un colore giallo paglierino cristallino. Il profumo è intenso ed abbastanza complesso su sentori varietali floreali di fiori bianchi e fruttati intensi, a polpa bianca e gialla, mela golden, pesca ma soprattutto di buccia di banana. Al gusto è secco, abbastanza caldo, è intenso, di ottima freschezza e piacevolezza gustativa con un finale delicatamente morbido. Un bianco invitante, irrinunciabile come aperitivo, speciale su antipasti di mare e pesci grassi lessi che non manca di accompagnare degnamente grazie alla sua mineralità sempre in buona evidenza.

Questa scheda è di Angelo Di Costanzo

Sede a Sorbo Serpico. Località Cerza Grossa
Tel. 0825.9866, fax 0825.986230
Sito: http://www.feudi.it
Email: feudi@feudi.it
Enologo: Riccardo Cotarella
Bottiglie prodotte: 2.700.000
Ettari: 230 di proprietà
Vitigni: fiano, falanghina, greco, aglianico, piedirosso, merlot