Falanghina Terredora per Wine Spectator

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La scelta di Wine Spectator di premiare il Brunello di Montalcino 2001 di Casanova di Neri ha riempito di soddisfazione la viticoltura toscana che ha fatto incetta nella top 100: tra gli altri segnalati ci sono infatti, nell’ordine, Brancaia Toscana igt 2004, i Brunello di Montalcino 2001 di Siro Pacenti, di Fanti, Frescobaldi, l’Oreno 2004 di Setteponti, il Torrione 2004 di Fattoria Petrolo e il Nobile di Montepulciano 2003 di Avignonesi. Il monopolio del rosso di questa speciale classifica (su www.winespectator.com) è rotto solo dal classico dei classici, il Barolo 2001 di Pio Cesare e da due bianchi, il Pinot di Alois Lageder 2005, splendida azienda biodinamica dell’Alto Adige e dalla Falanghina 2004 di Terredora. La notizia, rilanciata in Italia da winenews.it, rende abbastanza bene la percezione del vino italiano negli Stati Uniti ed è molto significativa per la Campania perché la regione si conferma bianchista di grande spessore, capace cioé di mettere in riga anche regioni come il Trentino, il Friuli e le Marche, con il più diffuso dei suoi vitigni. Dobbiamo dire comunque che nulla nasce per caso: la falanghina di questa bottiglia è stata infatti la prima piantata in Irpinia da Walter Mastroberardino su consiglio di Michele Manzo all’inizio degli anni ’90. Successivamente quasi tutte le aziende della provincia di Avellino hanno inserito questo vitigno, il tipo Beneventano per la precisione, nella loro offerta commerciale, ma davvero poche sono quelle memorabili. La Falanghina 2004, non 2005 cari ristoratori prematuri, conferma la mano felice di Lucio Mastroberardino, che con Paolo e Daniela gestisce la azienda, per i bianchi, sempre tutti ben piazzati quando affrontano degustazioni assolutamente coperte e non pilotate: non a caso i Greco di Tufo Terre degli Angeli e Loggia della Serra 2005 sono andati in finale nella guida Vini Buoni d’Italia del Touring Club nella selezione estiva svoltasi al Tre Olivi di Paestum mentre il Fiano ha conquistato le tre stelle. A due anni dalla vendemmia, la Falanghina 2004 di Terredora esprime sicuramente il meglio. Nonostante l’annata non sia stata particolarmente fortunata è molto ricca al naso, minerale, sapida e fresca in bocca dove chiude la beva in modo netto e gratificante. Da spendere sui prosciutti di Sturno, i caciocavalli e i latticini del Terminio-Cervialto e su tutta la cucina di pesce dell’alta ristorazione campana della Costa. Oppure sui piatti con la colatura di alici di Cetara che sarà celebrata da Davide Paolini, Enzo Vizzari e Corrado Barberis il 9 dicembre, primo passo verso la tutela normativa sempre più necessaria.