Falanghina vendemmia tardiva 2008 Roccamonfina igt

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Attraverso i boschi nel Parco di Roccamonfina - foto: m.p.

TELARO

Uva: falanghina e sauvignon (10%)
Fascia di prezzo: da 1 a 5 euro
Fermentazine e maturazione: acciaio

Vino: aspetto, gusto, armonia, “tipicità”, bevibilità, rispondenza al progetto cui si ispira, se ci si arriva a capirlo. C’è un pò tutto questo nella disanima di un bicchiere.


E l’affidabilità dove la mettiamo?
Se è vero che nelle giornate frenetiche dei nostri tempi, il vino può essere carezza per l’anima, fuga dall’assillante esercizio intellettuale, stappare una bottiglia avendo la confortante sicurezza di come si presenterà, anno dopo anno, è un regalo.
La vendemmia tardiva di Telaro, ha questo di bello: la apri e te la bevi in un battito di ciglia mettendo da parte le domande. E’ un vino, peraltro, che ripaga l’investimento dei suoi 7 euro con il doppio delle emozioni. Vi sembra poco?
Lasciatami alle spalle la prospettiva dell’ennesima giornata nella metropoli puzzolente oppressa da una deprimente cappa di umidità grigia, alla fine di una passeggiata nell’alto casertano in cui mi sono quasi fatta portare dall’auto, fermandomi solo per scattare qualche foto ai castagni in fiore che rivestono, fin dentro alla caldera, come una seconda pelle, il vulcano di Roccamonfina, ho ritrovato questa bottiglia in un piccolo ipermercato di Mignano Monte Lungo, comune dal quale si accede agevolmente al Parco di Roccamonfina e Foce del Garigliano dove ha sede l’azienda dei fratelli Telaro.
L’azienda è collocata in quella enorme area vulcanica, la più antica della regione, contrassegnata dal vulcano estintosi 50000 anni fa e delimitata a sud dal Monte Massico, a ovest dai Monti Aurunci, a Nord dai Monti Camino e Cesima e a est dai Monti di Pietravairano e Maggiore.
“Benedetta grande distribuzione!” mi sono detta pensando quanto possa essere confortante, a volte, trovare in un esercizio del genere una bottiglia del territorio.
L’ho bevuta di gusto, in una serata solitaria, ragionando sui pregi di questa bottiglia: l’efficacia che ne fa un gioiello accessibile a tutti e l’affidabilità, come dicevo, che mi ha consentito di ritrovare esattamente il goccio che ricordavo. Mi ha confortato come il ritrovare immutato un vecchio amico.
Il vino, che ci ricorda ancora di quali potenzialità, su terreni vulcanici, sia capace la Falanghina (qui fusa con un 15% circa di Sauvignon), è un vino maschio, con nessun vezzo ma una certa gentilezza dovuta alla vendemmia tardiva. Le uve, in barba a condizioni climatiche tutt’altro che “fresche”, ma anzi caratterizzate da estati assolate con temperature diurne elevate, è fatta ai primi di novembre. Gioca a loro favore, una buona escursione termica e un’eccellente e costante ventilazione spiegabile con la vicinananza in linea d’aria del mare che si trova a circa 8 chilometri.
Falanghina vendemmia tardiva 2008 Telaro - foto: m.p.

Attraverso fitti boschi, in un saliscendi di piccole colline che sono in realtà gli addentellati del complesso vulcanico, infatti, si è a Formia o a Mondragone in una cinquantina di minuti d’auto.

Il vino è pagliarino dorato, cristallino e consistente nel bicchiere. Il naso regala note di camomilla, ginestra, mandorla dolce e salvia. In bocca si esprime con due velocità: ingresso morbido e uscita agrumata, una rigenerante sferzata di energia. Nel mezzo la conquista del palato con una certa vellutatezza e pienezza che si accompagna a una significativa persistenza e sapidità. Ho immaginato di berla con dei bei gamberoni rossi del Tirreno fatti appena sfumare con un sorso di vino bianco e profumati con del pepe rosa macinato di fresco.ù

Questa scheda è di Monica Piscitelli

Sede a Galluccio, Via Cinque Pietre. Tel. 0823 925841, fax 0823 925021. E mail:  info@vinitelaro.itwww.vinitelaro.it  Enologo: Pasquale Telaro. Ettari: 40 di proprietà più 10 in conduzione. Bottiglie prodotte: 450.000. Vitigni: falanghina, greco, fiano, sauvignon, aglianico, piedirosso, barbera.

2 commenti

  • nico

    (26 giugno 2010 - 13:31)

    Che bello scoprire queste perle di quel pianeta vigna chiamato Campania! Un pianeta che sembra ancora tutto da esplorare!
    Guarda caso – grazie alla caotica ma ricca esposizione di un “enoteca” salernitana – ieri sera ne ho assaggiato un 2009 e devo dirti che mi ha molto colpito, giovane ma con una bella struttura che ha retto tutta la cena e un rombo mediterraneo…persistente l’aroma al naso di pera sciroppata. Poca mineralità in bocca che lo differenzia da un tratto distintivo dei nostri vini ma non si fa rimpiangere anzi visto che la struttura regge lo stesso.
    W la Campania e grazie per la vostra opera divulgatrice!

    • monica

      (26 giugno 2010 - 15:17)

      Intendi un 2009 dello stesso vino? Si, la persistenza di questo vino è davvero esemplare. Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Poche ore fa l’ho consigliato a una cara amica per una cena piena di spezie varie e sono curiosa, se lo trova alla sua enoteca, di vedere come si è comportato. Grazie. : )

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